Articoli di Terzo occhio pubblicati sul mensile  "Dialogo"

 

Indice

 

Il segno del comando del consigliere comunale modicano

(Dialogo novembre 2003)

Il Male è al potere. La nostra battaglia continua.

(Dialogo giugno 2007)

Vuoi evitare la multa? Fatti nominare Assessore

(Dialogo dicembre 2003)

Se la politica è Torchi noi siamo l’Antipolitica

(Dialogo ottobre 2007)

Una fiamma che non brucia più di quanto un barone della cultura non dimostri quanto non gliene frega niente della cultura

(Dialogo gennaio 2004)

I Ds (ora Pd domani chissà ma sempre Guareschiani) modicani e la cultura.

(Dialogo novembre 2007)

 

DE.CO senza decoro e giornalisti senza memoria, poi una sfida agli Assessori di Modica

(Dialogo febbraio 2004)

L’abisso incolmabile fra Cultura e violenza, fra Civiltà e barbarie

(Dialogo dicembre 2007)

Fontana e Castello: anche il brutto può essere bello Se prima erano in due a farci ballare l’hully gully adesso sono in tre a farci ballare l’hully gully.

(Dialogo marzo 2004)

Programma 2008: I diari segreti del Sindaco Torchi e la messa in scena di Don Calogero e....

(Dialogo gennaio 2008)

[Della Giunta Drago-Minardo (ordine alfabetico) ed anche Torchi(non in ordine alfabetico)].

(Dialogo aprile 2004)

Il nostro futuro Sindaco sarà Peppi Cuoppula dottore in salsiccia e Culatello.

(Dialogo febbraio 2008)

Il piccolo dizionario re Pulera

Sindaco o primo cittadino

Dignità del Sindaco

Per il bene della città.

Telefonino

(Dialogo maggio 2004)

I pennivendoli della politica modicana che hanno inquinato la nostra città.. Don Calogero e il Professore

(Dialogo marzo 2008)

Torchi e Drago hanno promesso che, a suo tempo riprometteranno quanto avevano già promesso la volta scorsa

(Dialogo giugno 2004)

Failla, Incardona, Occhipinti, Nanì: la prova che Alleanza Nazionale è già squagliata.

(Dialogo aprile 2008)

Forse non sarebbe “il governo dei migliori” ma certamente potrebbe essere il governo degli onesti. Lettera aperta

(Dialogo ottobre 2004)

Meno Rosa a Terzo Occhio

(Dialogo maggio 2008)

Sulla “Giunta Ombra di Modica”

L’assessore Cavallo ha preso per i fondelli la Fiamma Tricolore ed i suoi dirigenti

Failla e Drago: Perchè 1000 elettori buoni non debbano potersi trasformare in 2000 elettori rincoglioniti?

4 MILIARDI PER MODICA

(Dialogo novembre 2004)

Scoperta a Modica la pietra filosofale alchemica che trasforma i manichi di scopa in onorevoli, altri manichi di scopa in Sindaci: essa è una cosa semplicissima e si chiama denaro.

(Dialogo giugno 2008)

Il nuovo Movimento ha un nome: «…quelli che …non nominerebbero mai fratelli e nipoti assessori…»

(Dialogo dicembre 2004)

I "Conti di Modica" tra blasone e decadenza.

Ospedali onesti e politicanti...

(Dialogo ottobre 2008)

Accadde a Modica dal 2002 al 2007

(Dialogo gennaio 2005)

L'avversità di Modica all'Università

(Dialogo novembre  2008)

l’Occhio di Shiva

(Dialogo febbraio 2005)

Se le cose andranno per il verso giusto dovrebbe essere pubblicata un'analisi a quattro mani: Carmelo Modica e Terzo Occhio con la collaborazione degli appartenenti al "Gruppo Terzo Occhio".

La Storia nascosta di Modica

(Genealogia ed evoluzione del potere economico e politico a Modica nel secondo dopoguerra)

(Dialogo dicembre  2008)

Un unico e semplice progetto: mettere a nudo la siderale mediocrità di questa dirigenza politica.l’Occhio di Shiva

(Dialogo marzo 2005)

Storia di Piero e d’Antonello.

Di come è stato bello da un peggiore vero passare a un re travicello?

(Dialogo gennaio 2009)

Verso un programma della Giunta Ombra

(Dialogo aprile 2005)

Margaritas ante porcos. Perché dar perle ai maiali?

(Dialogo febbraio 2009)

Radiografia del sistema di potere modicano

(Dialogo maggio 2005)

Noi, facili profeti delle reti dei poteri vieti e dei veti di professori analfabeti.

(Dialogo marzo 2009)

Nasce il Movimento politico:“Quelli che… non nominerebbero mai un parente assessore”

(Dialogo giugno 2005)

Giuseppe Brafa: non disgrazia ...omicidio!

(Dialogo aprile 2009)

Terzo occhio si congeda

(Dialogo ottobre 2005)

Riusciranno a portare un Pirro davanti al giudice?

(Dialogo maggio 2009)

I vari livelli del voltagabbanismo

(Dialogo gennaio 2006)

Il brodo primordiale della "delinquenza" politica modicana

(Dialogo giugno 2009)

Orientamenti per una possibile azione di contrasto ai voltagabbana

(Dialogo febbraio 2006)

Don Calogero modicano, l’Innominato e la confraternita dei "Fratelli ra quartaredda".

(Dialogo ottobre 2009)

Utilizzeremo l'idea della "politica-judo".

(Dialogo aprile 2006)

La zizzania nel campo di grano modicano.

(Dialogo novembre 2009)

Lo scalpitio dei cavallini annuncia scandisce la transumanza dei voltagabbana

(Dialogo maggio 2006)

Siemu ne manu ri nuddu

(Dialogo dicembre 2009) 

Denaro, potere ed elezioni regionali

L’”uomo che ci guadagnò un pacchetto di buoni di benzina”

(Dialogo giugno 2006)

Gli auguri di Don Calogero modicano

(Dialogo gennaio 2010)

Lettera aperta all’assessore alle politiche culturali

Al giornalista Franco Antonio Belgiorno

Premio modicanità: un premio stanco

(Dialogo ottobre 2006)

Coraggio modicani domani sarà peggio

(Dialogo febbraio 2010)

Apoti modicani reagiamo!

Torchi si ripropone con l’aiuto di Barone

Nelle università: Tutoraggi culturali a pagamento?

Franco Antonio Belgiorno: Occorre invitare gli intellettuali modicani a non camminare più seduti

(Dialogo novembre 2006)

La confraternita del crocefisso rosso

(Dialogo marzo 2010) 

Non abbiamo più dubbi: Torchi è la reincarnazione del Capitano di Platone.

L’Assessore Aprile ed il fattore “...gramma”

Finalmente utili i Voltagabbana.

Padre Casiraro

(Dialogo dicembre 2006)

Realizzeremo il gioco dell’oca modicano

( Dialogo aprile 2010)

La nobile funzione di Torchi e della sua Giunta.

(Dialogo gennaio 2007)

E’ peggio un “Sindaco peggiore” oppure un “Sindaco insignificante”?

( Dialogo maggio 2010)

Facciamo il punto: che fare?

(Dialogo febbraio 2007)

Sindaco: non bisogna avere paura del futuro! Modicani: amen.

(Dialogo giugno 2010

Il Sindaco Torchi: esempio di sobrietà

Torchi! giù le mani dalle fave di mia nonna!

Cognati, state tranquilli verrà anche il vostro turno!

(Dialogo marzo 2007)

Bocca di Rosa racconta: Torchi ritorna e il bel tempo rimena?

(Dialogo ottobre 2010)

Un uomo solo in testa: è Piero Torchi Lucifora, il venditore di fumo.

L’assessore Giorgio Cavallo lascia la politica.

(Dialogo aprile 2007)

La sede del Pid: Ucciardone o Piano del Gesù?.

(Dialogo novembre 2010)

Schede di piccoli e grandi voltagabbana.

(Dialogo maggio 2007)

“Modica bene”: seconda puntata

(Dialogo dicembre 2010)

       
       
       

 

 

   

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il segno del comando del consigliere comunale modicano

 

E’ proprio vero che il piccolo contiene il tutto. Anche la classe politica (si fa per dire) modicana ne rappresenta uno spaccato.

Se a Roma sirene, scorte e sfreccìo di auto in corsa rappresentano la costante ostentazione del potere, a Modica, i nostri amministratori ostentano quello che possono. Il consigliere comunale modicano esibisce la possibilità di parcheggiare la sua auto privata davanti al Municipio. Non molto tempo addietro un consigliere comunale, nel momento della mancata elezione, ci disse: “…pazienza ho solo perduto il posto macchina”.

Si potrebbe dire che il posto macchina è il segno del comando ed il segno del rispetto”. Come “rispetto” è stato per alcune “Alte” cariche del Comune potere accedere nella piazza del cimitero con la propria autovettura con mogli, amici e figli commossi per quanto è importante papà.

Può capitare che un assessore si veda rimossa dal carro attrezzi la propria autovettura con multa e due punti sulla patente, ma sono piccoli incidenti che verranno sanati perché solo uno sprovveduto vigile urbano non sa che l’assessore in questo caso non viola il codice perché nella sua stanza sta salvando i destini della città.

Ecco i vizi e la cultura borghese degli infami capitalisti, diceva tra se e se un anonimo orfano di Marx quando nello spazio antistante il Municipio vedeva il suo consigliere comunale, grande oppositore, posteggiare la sua auto nello spazio destinato ai taxi e porla, con un cenno che non ammetteva repliche, sotto la protezione di un vigile urbano;mentre poco più in là la moglie di un altro radicale oppositore esibiva l’autorizzazione del marito consigliere comunale cui quella mattina aveva fatto da autista.

È difficile controllare l’attività del consigliere comunale ma vi assicuro che è più semplice e si deduce di più osservandone l’atteggiamento. Per tale scopo è sufficiente sistemarsi sulla piazzetta Monumento da una posizione che consenta di osservare sia l’ingresso del Comune sia la facciata dello stesso; osserverete ammiccamenti, sorrisi, incontri e complicità, vedrete che vi sostano, in atteggiamento indaffarato, una decina di persone, sempre le stesse, quasi una seconda casa, e tra esse alcuni consiglieri comunali, che…(Terzo Occhio in Dialogo novembre 2003)

 

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Vuoi evitare la multa? Fatti nominare Assessore

 

Mi sembra possa interessare riferire che io, il terzo occhio, ho scelto come punto di osservazione quell’angolino di Piazza Monumento, a lato dei portici, appartato, quasi al calduccio della nostra storia, che mi consente, con unico colpo d’occhio di guardare il prospetto del Municipio ma anche l’ingresso principale; con a destra l’emozione del ricordo dei nostri caduti e a sinistra la protezione di San Giovanni Bosco.

Qualche volta, anche per sgranchirmi le gambe, raggiungo la seconda postazione che ho individuato in quel tratto di corridoio, al termine delle scale del Municipio, compreso tra la porta del Sindaco da una parte ed il crocevia che porta all’archivio dall’altro.

La battaglia elettorale avviene nelle piazze (poca), nelle televisioni, con i manifesti; qui avviene il seguito: la battaglia per il potere.

Qui sono concentrati, in poco spazio, i comizianti vincenti mandati dal popolo, qui hanno trovato quinquennale (?) sistemazione i battimani dei comizianti vincenti, ora meno scalmanati, più compiti, alla ricerca della r moscia, con giacca e cravatta ed addestrati per dire “l’Assessore è momentaneamente assente… ma la prego dica a me”.

Questi sono i corridoi dei passi furtivi: c’è chi aspetta l’Assessore, c’è chi aspetta il segretario dell’Assessore; qualcuno si fa accompagnare da un presentatore, cioè da uno che può… e lo può dimostrare facendo vedere l’autorizzazione a posteggiare davanti al comune.

No! Questo non è il corridoio di quell’albergo dove silenziosi si aprono gli usci delle porte, una sbirciata e via verso un’altra porta che si chiude appena in tempo per non incontrare il ”migliore amico” che da un’altra porta veloce scompare in un’altra ancora.

No! Questo non è il corridoio di quella locanda dove ciascuno ha l’appuntamento segreto con la moglie dell’altro e mentre cornifica non si accorge di essere cornificato.

Nulla di tutto questo! i problemi qui sono di alto rango. “…la città è sotto l’assedio dei vigili urbani da almeno due mesi “ sento gridare dall’aula consiliare (Giornale di Sicilia del 8 novembre 2003), da quella stanza dove inesorabilmente e con una tempestività incredibile tutti i problemi della città vengono risolti (a volte anche prima di nascere) ecco perché quella sera non avendo altro da discutere di importante i consiglieri hanno, giustamente, pensato a questi poveri rappresentanti del popolo ingiustamente tartassati dai vigili urbani. Anche il Presidente lamenta che è stato contravvenzionato nonostante fosse autorizzato ai sensi dell’articolo 21256 del codice della strada della Repubblica di Modica che consente il rilascio di simili autorizzazioni. E poi dicono che non esiste gerarchia nel nostro comune e non si capisce chi comanda…balle! l’Assessore che certamente non è cretino, sfruttando il suo potere, e non fidandosi neanche delle autorizzazioni come ha fatto il Presidente, non si fa fregare e lascia la macchina in divieto di sosta ma si fa avvisare, da uno dei suoi, per evitare la multa.

Ma alla fine sono tutti d’accordo: in altra sede si dovrà discutere dell’assenza di tolleranza dei vigili urbani. In effetti i nostri consiglieri comunali sono giudiziosi come si fa a dire, in pieno consiglio comunale, ai vigili urbani che devono assistere alle violazioni del codice della strada senza intervenire, sarebbe mancanza di rispetto del luogo che invece deve essere il luogo sacro della legalità… glielo diranno, ma in altra sede.

Mi ero avvicinato al balcone appena in tempo per vedere scomparire la mia auto su un carro attrezzi: ho deciso devo divenire consigliere comunale … (Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2003)

 

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Una fiamma che non brucia più di quanto un barone della cultura non dimostri quanto non gliene frega niente della cultura

 

Quella mattina stavamo sbirciando, come al solito, dalla nostra postazione il solito via vai che caratterizza l’ingresso del Comune ogni mattina. Impiegati indaffarati e preoccupati che si muovono con rapidità per raggiungere il posto di lavoro, la cui solerzia commuoverebbe chiunque se non comparissero poco dopo con il collega d’ufficio per andare a prendere il primo caffè della giornata dopo aver diligentemente compiuto l’unico lavoro che non può essere rimandato al giorno successivo: timbrare il cartellino.

Stavamo riflettendo su questo “attaccamento” al lavoro quando un amico ci raggiungeva e stirando le tante pieghe mi esibiva la copia di un foglio di carta, un documento indirizzato all’Assessore alla cultura ed al Sindaco di Modica nel giorno di San Martino 2003.

E’ il segretario provinciale della Fiamma Tricolore che chiede ai nostri due solerti amministratori : Pur ritenendolo infondato, perché incredibile, si chiede di conoscere, con risposta scritta, se è vero che a studiosi e studenti non è stato, e non è possibile consentire la consultazione degli atti relativi alle numerose ed importanti relazioni che sono state tenute in occasione delle celebrazioni dei 7° centenario della Contea di Modica iniziate il 29 marzo 1996.

Dopo due mesi lo stesso amico che ci ha dato il documento, che sa quello che dice, ci ha riferito che tale risposta non è stata data né scritta ne orale.

Pensate quante utili riflessioni nascono da questo documento.

Prima di tutto una Fiamma Tricolore che regge il moccolo ad un’amministrazione che non la sta neanche a sentire su un argomento così semplice, poi un assessorato alla cultura che forse è buono solo a dare contenuto culturale alla sagra della salsiccia e considera irrilevante il fatto che delle relazioni “pagate” dal Comune di Modica non siano disponibili per chi volesse consultarle.

Su tutte spicca, però, il comportamento dell’assessore alla cultura precedente che (grazie sempre al nostro amico) pare sia l’attuale depositario delle relazioni in argomento, il che:

conferma l’idea che nei tempi attuali ben otto anni non sono sufficienti per pubblicare gli atti di un importantissimo convegno;

che nell’attesa della loro pubblicazione, che avverrà chissà quando, gli atti non sono consultabili;

che l’ex assessore si sente proprietario di atti che sono di proprietà del Comune.

Sono troppe queste considerazioni, oppure sarebbe sufficiente dire che i baroni dell’università quando sono baroni, sono baroni e basta anche quando sono ex-comunisti?

O ancora che la Fiamma Tricolore non brucia come ha minacciato di fare ora che sta vicino al potere?

Visto che ogni ragionamento in questi tempi non servono più vogliamo sollecitare l’incazzatura, quindi se siamo riusciti a fare incazzare duchi e baroni e ad incitare cavalli a furiose galoppate abbiamo raggiunto un primo risultato.

Se poi nessuno di costoro sentisse il dovere di una reazione e qualche consigliere facesse sua la questione…(Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2004)

 

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DE.CO senza decoro e giornalisti senza memoria, poi una sfida agli Assessori di Modica

 

Il 17 gennaio scorso il quindicinale “La città” ha pubblicato un articolo dal titolo “La campagna del Modicano si trasforma in un’unica grande discarica. DE.CO senza decoro. Il Comune avvisato dell’incresciosa situazione, continua a fare orecchio di mercante”. Nel condividere pienamente il contenuto dell’articolo vorremmo aggiungere, per rendere ancora più chiare le responsabilità che tale situazione è stata determinata totalmente dall’attuale Amministrazione. Infatti, vorremmo ribadire una cosa che tutti i modicani sanno e cioè che durante i precedenti 10 anni, con l’amministrazione di centrosinistra, nei luoghi citati dall’autore dell’articolo, (Pozzo Cassero, Sant’Elena ecc.) si sentiva il profumo dei fiori e delle azalee, lo stesso profumo che proviene dalle erbe naturali che abbondanti si lasciano andare dai cornicioni di Palazzo San Domenico a misurare la cura dei particolari di questa Amministrazione e che allietano la vista che offre il palazzo comunale alla nostra postazione del bar re puledra.

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Nella nostra postazione il punto di osservazione si sta potenziando e da soli siamo divenuti quattro che sono anche otto orecchie, quindi sappiamo cosa si dice di noi. Sappiamo tutto anche perché abbiamo arruolato alcuni grilli parlanti che ci riferiscono.

Con il nostro ultimo intervento volevamo fare incazzare alcuni e ci siamo riusciti… eccome!

Non sappiamo se costoro reagiranno per iscritto (ce lo auguriamo) né possiamo riferire i termini precisi usati perché scopriremmo le nostre fonti.

Una cosa che possiamo, invece, riferirvi è che abbiamo architettato il seguente piano.

Abbiamo scritto, nell’arco di una settimana al Comune di Modica dieci lettere con le quali 10 cittadini (veri) chiedono al Comune altrettanti servizi e/o risposte (vere) che il Comune deve istituzionalmente fornire. Dopo aver fatto trascorrere un periodo adeguato organizzeremo una conferenza stampa e metteremo a nudo la verità sullo stato dell’efficienza amministrativa svergognando quanti vogliono proiettare l’immagine di efficienza competenza, celerità, disinteresse di una struttura che fa, invece acqua da tutte le parti. Ovviamente le richieste sono state inoltrate su temi e problemi che coinvolgono le competenze di tutti gli assessorati, nessuno escluso.

Abbiamo deciso di svelare il nostro progetto perché viviamo la certezza che l’Amministrazione comunale è talmente scassata, che anche se volesse, non potrebbe adottare provvedimenti o rimedi riparatori e rendere vani i nostri intenti.

In occasione della conferenza stampa daremo, ovviamente ai nostri lettori ed ai cittadini modicani il piacere di conoscerci.

E’ semplice comprendere che ci lasciano indifferenti gli epiteti di qualunquisti ed ancor meno l’accusa di ricorrere all’anonimato noi vogliamo costringere i nostri lettori a valutare le cose per quello che sono e non per chi le dice

Abbiamo scelto l’anonimato non per timore di esporci (analizzando quanto scriveremo si comprenderà che non ci vorrà un particolare coraggio) né vogliamo avvalorare l’idea che viviamo un regime.

La scelta dell’anonimato, vuole sfruttare l’unica cosa positiva dell’anonimato in virtù della quale si può costringere il chiamato in causa a reagire trattando l’argomento e non i vizi, vizietti, contraddizioni, idee politiche più o meno politicamente corrette dell’autore dell’osservazione o della critica. In altri termini noi vogliamo costringere alcuni personaggi modicani a rispondere solo alla sostanza delle critiche che faremo. Una sorta di voce del popolo cui gli interessati dovranno rispondere.

Ecco se noi manifestassimo il nostro nome, siamo sicuri che gli interlocutori tenterebbero di parlare dei nostri interessi a dire quello che diciamo, oppure che vogliamo fare gli interessi dell’onorevole o del senatore, sfuggendo ad ogni risposta sul contenuto: questa è la sfida.(Terzo Occhio in Dialogo febbraio 2004)

 

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Fontana e Castello: anche il brutto può essere bello

 

Il giornale di Sicilia dell’11 febbraio scorso immortala in una foto un operaio che punta un martello demolitore contro una parete di forati che chiude una finestra nel castello dei Conti.

Ci auguriamo che la foto che accompagna l’articolo non sia stata fornita dal direttore del Castello perché appare evidente che se non è finto l’operaio è certamente finta la scena non potendo immaginare che un operaio possa iniziare un lavoro di tal fatta, che comporta la produzione di polvere e schegge di mattoni forati a non più di cinquanta centimetri di quella che appare la spalliera di una sedia d’epoca e della spalliera di un letto.

Se ci intristisce questa ansia di mostrare dobbiamo dare merito all’Assessore Cavallo della passione con la quale ha fatto proprio il problema del Castello con ottimi risultati anche rispetto alle attuali risorse economiche disponibili.

E non se la prenda, dottor Cavallo, per quel dare sostanza alle sagre della salsiccia che Le abbiamo attribuito, è stata una forzatura per provocarle un’arrabbiatura e, quindi, bilanciare la nostra e quella di tanti che non possono sopportare che Lei si renda complice della mancata disponibilità degli atti del convegno internazionale di studi sulla Contea del 1966.

La questione della disponibilità degli atti in argomento è importante perché è sintomatica ed è una questione di principio. Noi crediamo che è più cultura questa banalità che l’organizzazione dell’itinerario dei bus della scuola che richiede solo la conciliazione tra i problemi delle famiglie, del personale disponibile e delle risorse disponibili: pura organizzazione. Veda la stessa sagra della salsiccia è più cultura della messa in sicurezza degli istituti scolastici.

Se Lei riesce a rassegnarsi ed a sopportare che ci siano Signori che dopo aver, per quasi un secolo, invocato politicamente la emancipazione culturale del popolo, indicando con disprezzo, e non solo, la cultura accademica dei baroni universitari, ora non rendono disponibili gli atti del convegno, noi non lo sopportiamo e lo porremo ogni mese in questa piccola rubrica, aspettando che Lei vada in consiglio comunale per chiedere quanto deve a chi lei sa; nel contempo aspettiamo che La Fiamma Tricolore, che pose il problema, ne tragga le giuste conseguenze togliendo ogni forma di sostegno a questa amministrazione; non ci appare, infatti, sufficiente la reazione di Carmelo Modica su Carta Bianca che ci è sembrata molto imbarazzata e certamente decisamente in contrasto con la radicalità cui ha abituato anche i lettori di Dialogo: egli è di una morbidezza sospetta.

Rimandiamo ad altra data un altro argomento che riguarda l’assessore Frasca per dire all’assessore Cavallo che non è neanche sopportabile che qualcuno nel Castello dei Conti ha chiuso una finestra costruendo due bagni ed una stanza da letto che ostruivano Verone e balaustra e con esse una delle più belle panoramiche sulla città, e nessuno ci ha detto chi, come, quando e perché.

Si dice che tali adattamenti siano stati eseguiti negli anni ottanta o novanta: furono forse eseguiti dalla stessa parte politica che ora non è disponibile a darci gli atti del convegno del 1966?

Faccia le sue indagini e lo dica alla città; o le sembra meno importante della fontana delle cui discussioni i modicani cominciano ad averne piene le scatole. Avete messo la ninfa? Bene! Sarà sufficiente, per completarla, posizionarvi anche una targa contenente i nomi di Sindaci, assessori, onorevoli e senatori che la progettarono, l’approvarono e la realizzarono : bella o brutta poco importa, quella fontana deve divenire memoria di chi la volle: i modicani sapranno, così, sempre chi devono ringraziare.

Non bisogna mai dimenticare che anche il brutto ha una sua funzione nella definizione del bello: avremmo potuto godere la vista del Verone se qualcuno non avesse costruito i due bagni e la stanza da letto?

Su coraggio compaesani: deve pur passare sta nuttata.(Terzo Occhio in Dialogo marzo 2004)

 

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Se prima erano in due a farci ballare l’hully gully adesso sono in tre a farci ballare l’hully gully.

[Delle Giunta Drago-Minardo (ordine alfabetico) ed anche Torchi (non in ordine alfabetico)].

 

Non è infrequente che società iniziatiche ricorrano, per comunicare o per necessità esoteriche, a codici segreti e formule che consentano di celare la verità ai molti per rivelarla solo agli iscritti. Ricorderete che nel 1948 circolava un disegnò con l’immagine di Garibaldi che rovesciandola diveniva l’effige di Marx, come dire che i comunisti volevano far digerire Marx utilizzando un eroe nazionale (vizio che, per non smentire i padri, hanno mantenuto anche i post-comunisti).

Ebbene la nostra “confraternita pulera” si è arricchita dell’adesione di Alons, (così ci ha detto di chiamarsi, …ma sarà vero?) che è un patito di esoterismo, pranoterapia ed altro. Alons ci ha portato il documento che trascriviamo (ci ha detto che ne possiede altri) che venne fatto circolare durante l’ultima campagna elettorale comunale e che alla realtà esibita contrapponeva la verità celata solo che lo stesso documento si leggesse dal basso verso l’alto.

Alons ci ha promesso altri documenti di questo tipo su molti personaggi della vita amministrativa modicano.

 

Codice di lettura

Leggete tutto dalla prima riga all'ultima!

Ripetete la lettura dall'ultima alla prima riga.

Se dopo siete presi da una istintiva voglia di ridere sappiate che anche essa è la reazione istintiva mentre la vera, a ben riflettere dovrebbe essere un pianto, un lungo piangere.

 

Documento programmatico

Nella nostra Amministrazione Torchi

manterremo le promesse.

Solo gli imbecilli possono credere che

non lotteremo contro lo spreco di denaro pubblico.

Perché se c'è qualcosa di sicuro per noi è che

la morale, la competenza ed il disinteresse privato sono fondamentali

per raggiungere i nostri ideali.

Dimostreremo che è una grande stupidità credere che

gli altri partiti della coalizione ed i loro assessori non conteranno nulla.

Assicuriamo, senza dubbio, che

la tutela della nostra gente e lo sviluppo sarà il fine principale del nostro mandato!...

Nonostante questo, c'è gente idiota che ancora pensa che

si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica.

Abbiamo assunto il potere perché

finiscano le situazioni di privilegio degli amici e degli amici degli amici.

Non permetteremo in nessun modo che

i nostri cittadini siano oberati da tasse e frastornati da messaggi pubblicitari.

Compiremo i nostri propositi, nonostante

le risorse economiche siano esaurite del tutto.

Eserciteremo il potere fino a che

Si capisca sin da ora che

Siamo l’Amministrazione Drago-Minardo-Torchi, la nuova ed unica politica.

Siamo gli eredi delle Amministrazioni Nino Avola e Saverio Terranova.

 

E ora, rileggete il tutto viceversa, dal basso in alto,

cioè partendo dall'ultima riga e proseguendo verso l'alto.                                                                            (Terzo Occhio in Dialogo aprile 2004)

 

***

Il piccolo dizionario re Pulera

 

Avvertiamo i nostri lettori che ci siamo dotati di una email per consentire a tutti di comunicare con noi, rimane sempre possibile il sistema tradizionale della lettera al direttore.

Nostri programmi: Un altro amico ci ha preparato una serie di lettere aperte ad alcuni nostri amministratori; le prime saranno indirizzate al Sindaco Torchi, al Professore Barone, All’assessore Frasca, Al direttore del castello, Ai consiglieri comunali ed Al piccolo Ho Chi Minh che si aggira tra le pagine culturali delle nostre testate locali. Abbiamo passato tali lettere ad un amico avvocato, che fa parte della confraternita, perché pur essendo “vere” ci sembrano pesanti: vedremo.

Un grillo parlante e fotocopiante del Comune ci ha fatto pervenire una bella lettera con la quale la Fiamma Tricolore ha sollecitato la risposta alla ormai famosa interrogazione sugli atti del convegno del 1966 (Settimo centenario della Contea) che l’Assessore alla cultura Barone “non ebbe il tempo” né di fare pubblicare, né di porre a disposizione, in qualsiasi forma, degli studiosi.

La nostra confraternita pulera si allarga sempre di più, ora è il momento di uno appassionato studioso dell’origine delle parole, che ha cominciato a scrivere le voci che caratterizzano il linguaggio dei politici modicani. Nel tempo si potrà produrre “Il piccolo vocabolario re Pulera” che dovrebbe consentire ai cittadini di comprendere meglio la politica modicana. Queste le prime quattro voci:

Sindaco o primo cittadino

Persona che nei regimi totalitari prende il nome di Podestà” e non ha alcuna legittimazione democratica. Nelle democrazie il Sindaco viene eletto dal popolo e ad esso risponde in maniera diretta e senza intermediari.

Nelle dittature democratiche il Sindaco viene scelto nelle conventicole dei partiti, viene eletto dal popolo e viene gestito dall’onorevole o dal senatore o dal potere economico che sorregge l’onorevole o il senatore.

A Modica il sindaco è eletto dal popolo ma è gestito dall’onorevole che giustamente dice “Torchi è il mio sindaco e non si tocca e mi assumo la paternità delle scelte dell’Amministrazione comunale perché…” .

Dignità del Sindaco

La dignità del Sindaco nelle democrazie vere è quella che risulta dai dizionari. La giurisprudenza collega il significato a valori positivi e permanenti che danno sostanza ed identità all’uomo.

Nelle dittature democratiche il Sindaco non è dotato di dignità propria ma fa ricorso, se ce l’ha, a quella dell’onorevole che lo sponsorizza.

A Modica la dignità del Sindaco …

Per il bene della città.

È’ una allocuzione della quale non si riesce a ricostruire l’origine ed il suo primo uso. Qualcuno ne attribuisce la prima formulazione a Saverio Terranova, ciò, però, non è certo. E’ certo, invece, che Saverio Terranova è certamente il politico locale che ha usato di più questa allocuzione.

Pur avendo questa allocuzione un significato chiaro ed inequivocabile gli studiosi locali sono tutti concordi nel ritenerla lo strumento principale di moltissimi degli attuali consiglieri comunali ed amministratori, per prendere per il culo i modicani.

Telefonino

Strumento che consente di gestire efficacemente le emergenze, di esibire importanza, di controllare i figli e di causare incidenti stradali.

Strumento necessarissimo dei nostri amministratori:Il giorno 28 maggio alle ore 19.20 mentre padre Sortino nella Chiesa di Santa Maria nel celebrare la Santa Messa invocava Gesù Cristo, un nostro Assessore dopo averlo fatto suonare per quattro volte si allontanava tenendolo serrato all’orecchio ed abbandonava la chiesa per andare là dove il suo Cristo personale, invocava la sua determinante ed improcrastinabile presenza.(Terzo Occhio in Dialogo maggio 2004)

 

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Torchi e Drago hanno promesso che, a suo tempo riprometteranno quanto avevano già promesso la volta scorsa

 

“Emergenza idrica, resta senz’acqua il quartiere Sacro Cuore”  [La Sicilia 26 maggio 2004]. “Ciò affonda le radici in tempi lontani e paga l’assenza di programmazione ..” dice il Sindaco Torchi da Paestum dove insieme al presidente del consiglio comunale Scarso e 47 suoi uneschi colleghi sta riflettendo sulla gestione dei siti (uneschi) dal quale, considerato che dall’unesco tutto può nascere, non è escluso che possa sgorgare acqua a sufficienza per la zona del Sacro cuore.

C’è viva attesa da tempo nella città per la imminente approvazione del PRG (entro l’anno?). Ma perché far cessare questa viva attesa[1] che da decenni ci accompagna? Riperimetriamo il centro abitato, portiamo avanti i piani particolareggiati, poi verrà il momento del PRG: cosa volete che sia un decennio in più o in meno.

Questa viva attesa, a nostro avviso, non va eliminata ma potenziata. Ben venga, quindi, la musealizzazione della stazione ferroviaria, che però non “..sarà mai chiusa..” [2] [Drago La Sicilia 28 maggio 2004] ed anzi vedrà folle di turisti invadere il treno del barocco, [La Sicilia 30 maggio 2004] folle che potranno riposare nell’ex dormitorio del personale viaggiante presso la stazione ferroviaria; dormitorio che il Comune sta tentando di comprare anche per smentire Meno Rosa ed Antonello Buscema che accusano l’Amministrazione di voler privatizzare vendendo l’ex macello ed i bassi dell’ex Tribunale; Accuse che sono prive di fondamento dal momento che la vendita dell’ex macello è anche utile all’Amministrazione per contrastare coloro i quali sono contrari all’acquisto dell’ex dormitorio della stazione ferroviaria.

Non è secondario, inoltre, che il treno del Barocco prevederà in coda dei vagoni per il trasporto dei rifiuti solidi urbani con destinazione ancora da stabilire perché si è avuto solo il tempo di decidere, in maniera assoluta, che il territorio modicano non può ospitare nessuna discarica essendo un comune barocco, unesco, deco e … paraculo, ed essendo anche noto che i rifiuti della capitale della Contea sono rifiuti particolari, inodori, disinquinanti e … quasi commestibili..

Ma poi cosa volete che sia il problema dei rifiuti mentre si sta operando un accerchiamento cui bisogna in ogni modo resistere. Da un lato il Sindaco di Pozzallo, Ammatuna[3] che ha deciso di attentare all’integrità territoriale chiedendo parte del territorio di Modica in favore di Pozzallo; dall’altro una Ragusa sempre più agguerrita che vorrebbe metterete in difficoltà, con un ipermercato, il nostro sudatissimo polo commerciale.

In un simile scenario si evidenzia tutta intera la scarsa modicanità dei Meno Rosa e dei Buscema che opponendosi alla vendita di immobili del Comune interdiscono le risorse necessarie a soddisfare le richieste del comitato di Maganuco al quale Torchi e Drago hanno promesso che, a suo tempo riprometteranno quanto avevano già promesso la volta scorsa. All’incontro era presente Cuffaro: anche lui ha promesso sempre che nel frattempo non venga invitato o inviato … altrove. [La Sicilia i giugno 2004].

Noi non conosciamo, mentre scriviamo, l’esito delle elezioni europee ma ci auguriamo che questa serenità che l’udc aveva promesso ai siciliani nei suoi spot elettorali l’abbia almeno raggiunta qualcun altro con la conseguita immunità parlamentare.

E dopo tutto questo tutti al teatro perché… ci sono buone possibilità di allestire una stagione teatrale degna delle consolidate tradizioni della Contea” [La Sicilia 4 giugno 2004]: certo che bisogna andare molto indietro nel tempo per trovare queste consolidate tradizioni e speriamo che non ci siano equivoci considerato che le più recenti consolidate tradizioni del nostro teatro sono, a nostra memoria, gli spettacoli pornografici.

Se qualcuno poi temesse che questa politica possa mutare stia tranquillo c’è sempre un berlusconiano cattivo che può divenire un ottimo ulivista (Latteri), così come un barone universitario può essere un comunista e post comunista.(Terzo Occhio in Dialogo giugno 2004)

 

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Forse non sarebbe “il governo dei migliori” ma certamente potrebbe essere il governo degli onesti.

 

Lettera aperta

Prof. Giuseppe Ascenzo

Dott. Piero Basile

Dott. Enzo Campioni

Prof. Giorgio Colombo

Signora Carmela Giannì

Arch. Rosario Guarrella

Dott. Carmelo Modica

Signor Meno Rosa

Prof. Piero Vernuccio

 

Egregi signori

Vorrei svegliavi dal letargo politico in cui siete entrati, ormai da lungo tempo, per tentare di proporvi di dare uno scossone alla politica modicana, che pur avendo manifestato da sempre i segni del più deleterio affarismo di partito o privato. in questo momento storico ha perso ogni pudore ed è divenuta un’area dove con una spregiudicatezza mai vista si stanno dando battaglia alcuni personaggi politici che stanno gestendo la partita coinvolgendo propri familiari ed amministrando la cosa pubblica proprio con lo spirito non del dominio dell’interesse comune ma della prevalenza di una famiglia sull’altra.

A questa logica, con grandissima spudoratezza, piegano il vocabolario consueto,  il bene della città, l’idea, la correttezza, la democrazia quale cortina fumogena per non far vedere gli interessi privati e personali o di lobby asservite, aiutati da una opposizione che appartiene alla stessa cultura tanto che non riesce a fare emergere un progetto alternativo.

Attorno, una parvenza di democrazia fatta da segretari cittadini dei vari partiti  permanentemente prostrati davanti agli onorevoli ed ai potentati economici (che poi sono i burattinai veri della politica modicana, con inquietanti collusioni con la struttura burocratica del Comune) e con Sindaci e presidenti di provincia che privi di ogni dignità della funzione svolta non operano alcuna osservazione sui nomi che le varie forze politiche propongono come assessori.

A tutto questo si affianca un Consiglio Comunale che negli interventi, nei silenzi, nelle mezze parole, nelle voci nel corridoio, ma anche nei sorrisi, nelle occhiate ai “loro sorveglianti” e negli atteggiamenti mimici dei volti che vogliono ostentare grandi strategie o capacità di far politica, esprime la parodia della democrazia.

 

Egregi signori

Mi sembra urgente e necessario un vostro intervento. Questo è il progetto:

Entro il prossimo mese di marzo 2005 organizzate, con un grande evento nella città, un convegno che annuncia la costituzione di una lista civica  che parteciperà alle prossime elezioni presentando da subito l’organigramma di governo del Comune costituito da un sindaco e da otto assessori . Tali cariche saranno ricoperte da voi stessi. Nella stessa occasione (con i vostri nomi stessi) organizzatevi in “Giunta ombra” che su ogni argomento all’ordine del giorno del Consiglio Comunale, attraverso un ciclostilato informerà tutta la cittadinanza ed attraverso Meno Rosa che è consigliere comunale il consiglio comunale ed. attraverso la Televisione che riprende i consigli comunali. ancora alla cittadinanza.

Ovviamente saranno utilizzati tutti gli artifici possibili che il regolamento del consiglio comunale consentirà per superare l’ostruzionismo che i capi di Forza Italia, attraverso l’obbediente il presidente del consiglio comunale, tenteranno di attuare contro Meno Rosa.

Per tutta la restante durata del mandato Torchi, la “Giunta Ombra” parteciperà, seduta tra il pubblico, in silenzio alle sedute dei consigli comunali. Nessuno appartenente alla “Giunta Ombra” in tale occasione parlerà con alcuno, né rilascerà interviste: La “Giunta ombra” comunicherà solo attraverso comunicati scritti o letti in aula da Meno Rosa.

Con la manifestazione di marzo, per la quale sarà chiesta come buon auspicio l’aula consiliare, sarà avviata la campagna elettorale.

Caratteristiche del progetto.

Voi vi impegnerete con i modicani a governare Modica secondo criteri di massima correttezza e concretezza e la Giunta non sarà modificata per tutta la durata del mandato.

Il Vostro candidato Sindaco sarà appoggiato solo dalla vostra lista, infatti, non sarà realizzato alcun altro accordo con altre liste.

Si possono verificare quattro risultati:

1. Il Vostro candidato Sindaco e la vostra lista vincono le elezioni: nessun problema;

2. Il Vostro candidato Sindaco va in ballottaggio: il Vostro candidato Sindaco si rivolgerà al popolo modicano e non attuerà nessun accordo con lo sfidante, e nessuno mercato delle vacche. Dirà al popolo modicano “noi con questi signori non vogliamo avere nulla a che fare, noi vi diamo la possibilità di un governo completamente diverso dal passato e ciò è possibile solo se non solo nessuno di loro ma nulla di essi si insinuerà nel nostro governo. Se  volete fare questa prova votatemi altrimenti continuate a divertirvi con gli innauguratori di rotonde ed ascensori

3. Il vostro Sindaco viene eletto ma non ha la maggioranza in consiglio comunale: governerà fino a quando sarà possibile e se ne andrà solo se con un voto di sfiducia un eventuale consiglio comunale prezzolato vorrà sfidare la volontà popolare. Per restare a galla non sarà attuato alcun accordo con nessuno.

4. Il Vostro candidato Sindaco non viene eletto ma risulta eletto qualche consigliere comunale: voi vi impegnate  a continuare la lotta contro questi signori con la “Giunta ombra” già costituita.

Notizie sul programma

Dopo la costituzione della lista, utilizzando al massimo l’attività di Meno Rosa, dovrà essere fatta una radiografia del Comune perché si possa arrivare alle elezioni con un progetto di Governo, realistico e coerente con le risorse disponibili.

Il programma porrà al primo punto del suo progetto lo sfruttamento massimo della risorsa uomo molto più importante di quella finanziaria e pertanto prevederà, il giorno successivo all’insediamento, del Sindaco la nomina di un nuovo direttore generale che non sarà prelevato dall’attuale dirigenza della struttura burocratica;

Azzeramento di tutti gli incarichi che per meriti politici sono stati distribuiti rivitalizzando quelle immense potenzialità che la struttura burocratica ha e che sono state mortificate attraverso l’utilizzo di delibere fatte agli amici degli amici;

La eventuale nomina di esperti avverrà in consiglio comunale dove il Sindaco presenterà l’esperto, il problema che dovrà tentare di risolvere e gli strumenti che gli verranno posti a disposizione;

Le comunicazioni della Giunta saranno affidate ad una conferenza stampa mensile dove saranno presenti tutti i componenti della Giunta ed alle pagine del sito che saranno aggiornate tutti i giorni;

Le sedute della Giunta municipale saranno aperte al pubblico

Egregi signori quello che vi propongo, e che ci dovrebbe esaltare, è vedere se nell’uomo modicano è rimasto spazio:

·per liberarsi da quel sentimento di rispetto di gente mediocre che con i soldi vuole comprare tutto;

·per liberarsi da quella pigrizia mentale che non gli fa vedere la qualità delle persone che costituiscono la dirigenza politica in generale;

·per riappropriarsi della memoria perduta che gli fa dimenticare la vergogna delle promesse da costoro non mantenute.

Egregi signori tutto ciò può essere fatto con un’operazione forte e semplice nello stesso tempo:

spogliamo in pubblico i dirigenti della politica modicana di certo faremo un bene pure agli interessati prima che sia troppo tardi, perché alcuni di loro  stanno somatizzando l’idea che voti e soldi possono sostituire le qualità dell’uomo. Qualcuno di loro si è convinto che con i voti è divenuto più bello, più alto ed anche più affascinate con le donne.

Egregi Signori sposatevi una lotta ardita, ponete la vostra faccia ed il vostro essere puliti contro i manifesti giganti, gli spot televisivi; ponete la vostra serietà contro le frasi fatte ed i loto programmi pomposi e velleitari da imbonitori. Voi non avrete necessità di presentare un programma sareste voi stessi il programma purché abbiate la capacità di mettervi assieme.

 

Questo  vuole essere un primo approccio attendo attraverso la cortesia del “Dialogo” la vostra disponibilità al progetto e comunque un vostro pensiero.(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2004)

 

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Sulla “Giunta Ombra di Modica”

 

La nostra lettera aperta ha provocato reazioni che vanno oltre ogni rosea previsione. Abbiamo ricevuto molte e-mail di consenso e siamo veramente contenti di aver interpretato il pensiero dei modicani perché abbiamo verificato che nessun appunto di sostanza è stato avanzato nei confronti di ciascuno dei nove personaggi che abbiamo indicati.

Nell’attesa che maturino gli eventi e gli interessati esprimano il loro pensiero sulla proposta, nei prossimi mesi la “confraternita pulera” elaborerà iniziative e studi per poter arrivare alla stesura di un manifesto e pensiamo che, nell’immediato, sarà bene che chi dei nove è disponibile cominci a pensare qualche nome da tenere pronto per sostituire chi dei nove, per motivi propri, non volesse partecipare all’avventura. Pensiamo pure che sarà necessario organizzare un comitato di garanzia che dovrà affiancare l’azione della “Giunta ombra” prima e “Giunta vera” dopo. Pensiamo pure che sarà certamente necessario un mezzo di comunicazione con i nostri concittadini che potrebbe essere un inserto di questo giornale per ospitare le iniziative sul progetto che potrà firmare “Terzo occhio” fino a quando (speriamo presto) sarà possibile passare la firma al “Sindaco ombra” non appena sarà costituta la giunta ombra ed il comitato di garanzia.

Ci sembra ovvio, infatti, precisare che la “confraternita pulera” vuole solo propiziare una iniziativa e null’altro.

L’assessore Cavallo ha preso per i fondelli la Fiamma Tricolore ed i suoi dirigenti

In questa settimana abbiamo avuto un comunicato con il quale la Fiamma Tricolore prende atto che dopo un anno l’Amministrazione non gli ha dato neanche una interlocutoria risposta e si è limitata solo a parlare di scarsa educazione, con un’aria di voler chiudere la questione ed evitare ulteriori mortificazioni.

La cosa ci ha insospettito ed abbiamo attivato i nostri grilli parlanti dentro il comune, nei corridoi, nei tavoli della Latteria. Cari lettori non riuscirete mai ad avere cognizione di come sia facile ad uno che vuole sapere, conoscere tutti i particolari su un fatto. Il Comune è veramente una casa di vetro ma …dei pettegolezzi. Assessori, consiglieri, impiegati organizzati in molte più fazioni di quanti sono i partiti ed i consiglieri messi assieme, che hanno sempre qualche strategia da raccontare, qualche abuso da stigmatizzare.

Tutto avviene a voce bassa, sussurrato… mi raccomando lo sappiamo solo io e te… sai non posso farci nulla, però..mi risulta che… fammi la cortesia io te lo confido ma non tirarmi in mezzo … a questo gliela faccio vedere io .. chiamo Palermo… chiamo Roma… questo sicuramente l’onorevole non lo sa… tranquillo, sarò una tomba.. Per molti di loro questa è l’unica attività. Per alcuni addirittura il pane per i loro figli.

Immaginate quale delizia per la “confraternita pulera” inserirsi in questo circuito e sapere. Per l’argomento che ci interessava abbiamo acquisito la certezza che mentre la Fiamma Tricolore chiede perché non si possono consultare gli atti del settimo centenario, l’Amministrazione in carica , l’ex assessore Barone e la sinistra hanno imperniato le loro argomentazioni sul grande attivismo posto per la pubblicazione degli atti che ormai è in uno stato avanzato di pubblicazione, cosicché vale il principio, secondo vecchi e nuovi amministratori, che gli atti di un convegno sono consultabili solo se si pubblica un bellissimo volume, magari dopo otto anni.

Liquidare il tutto con l’accusa di scarsa educazione all’Amministrazione in carica per non aver risposto e stigmatizzare con un “…questo è “il modo di intendere la cultura dell’ex assessore Barone nella gestione di codesto Assessorato” non evidenziando le gravi colpe che l’Assessore ha, sia come esponente autorevole della sinistra (e sull’argomento ancor più autorevole, visto il suo indiscusso spessore culturale), sia come gestore diretto dell’Assessorato, sulla mancata pubblicazione degli atti dal 1996 al 2002 in cui è stata al governo della città (ben sei anni), ci sembra, cari dirigenti della Fiamma Tricolore, un grave segno di infiacchimento.

Assessori ed ex assessori! rimane un fatto, qualcuno ha chiesto di poter consultare gli atti in argomento e non gli è stato possibile: il resto sono chiacchere.

Dirigenti della Fiamma Tricolore! voi avete fatto una giusta interrogazione e per un anno non vi hanno risposto, quindi vi hanno preso per i fondelli e, voi abituati a reazioni a volte anche esagerate, non avete reagito neanche in maniera normale continuando a reggere il moccolo all’Amministrazione; della stessa natura è questo vostro annuncio di passare dall’alleanza alla non opposizione, una formula che non dice nulla, anzi ci correggiamo, dice che siete vittime (consapevoli o no non possiamo dirlo), di quel processo di omologazione da voi sempre indicato a ludibrio che vi farà divenire come tutti gli altri.

Cari dirigenti della Fiamma lo sapevate che mentre l’Assessore non rispondeva alla vostra interrogazione, in attesa di trovare questi benedetti atti, avvenivano riunioni con editore ed altri, con detti atti sul tavolo di chi doveva rispondere alla vostra interrogazione?

Non diteci che non vi hanno preso per i fondelli!

Alcune famiglie modicane, come nel Medioevo iniziano il lungo iter per trasformare i soldi in diploma di casato.

In uno dei prossimi numeri chiederemo al direttore di pubblicare il forum che abbiamo realizzato in questo periodo estivo nelle viscere del Castello dei conti. In pratica abbiamo riunito nello stesso luogo Giuseppe, Barone, universitario, professore; Giuseppe (detto Peppe) Drago, onorevole della repubblica; Piero Torchi Sindaco di Modica; Riccardo Minardo, geometra, senatore ex Sindaco della prima repubblica ed ex vicesindaco della seconda nonché (titolo più importante degli altri) zio di Nino Minardo nuovo Assessore allo spettacolo della provincia di Ragusa; Giorgio Cavallo, medico ed Assessore alla cultura; Domenico Pisana, baccalaureato, professore di religione, poeta scrittore ecc. In un angolo della grotta un intellettuale, giornalista della serie “saranno famosi” che indichiamo come il piccolo Ho-Chi-Minh suggerimento che ci viene dato sia dalle sue idee politiche sia da quel pizzetto con peluria biondiccia e rada che lo caratterizza.

In tale forum siamo riuscito ad ottenere risposte che i convenuti forzati, non avrebbero mai dato e li abbiamo costretti al forum perché non abbiamo lasciato loro neanche la libertà di lasciare il posto in cui li avevamo costretti perché anche a volerlo non potevano lasciare un posto in cui non erano.

Parleremo di nepotismo, fratellismo e cognatismo nonché di cultura, di occhi di Sindaci, di circolazione di elites, di baroni che scendono e baroni in formazione, di lotte di famiglie e del come ad un fratello assessore comunale si risponde con un nipote assessore provinciale e di cognati direttori di Castelli. Parleremo di cultura schizofrenica nonché di mostruose competenze amministrative e di una modernizzazione incredibile e di una struttura burocratica competente, motivata e con alto senso della dignità della funzione.

Failla e Drago: Perchè 1000 elettori buoni non debbano potersi trasformare in 2000 elettori rincoglioniti?

La nostra congrega si è ulteriormente arricchita. Ha inserito nel suo organico un esperto di Marketing e tecniche per la cura dell’immagine. Un tipo strano che dice di chiamarsi psiche, con capelli sempre ritti e con atteggiamento sempre pensoso appassionato di Marketing e di tecniche di curatore d’immagine. Pare che abbia curato l’immagine di alcuni nostri politici locali. Eravamo seduti il giorno 7 ottobre scorso nel nostro bar “re pulera” quando ci ha indicato un manifesto attaccato nel vicinissimo supporto elettorale che è fissato alle spalle del monumento ai caduti. Per raccontarvi le sue osservazioni è necessario fare riferimento al contenuto ed alla grafica del manifesto che riproduciamo integralmente.

 

4 MILIARDI PER MODICA

Il consiglio provinciale di Ragusa ha votato favorevolmente l’accensione di un mutuo di 2.040,00 € ( 4 milardi delle vecchie lire) per l’ammodernamento e la eliminazione delle viziosità della SP Pozzo Cassero passo Parrino.

Una strada che diverrà moderna e affidabile al servizio delle tante imprese ed attività che sono insediate nell’area, oltre che di tanti residenti della zona.

Il consiglio provinciale presieduto da SEBASTIANO FAILLA nel 1999 aveva previsto la realizzazione dell’opera inserendola nel piano triennale delle opere pubbliche.

Oggi grazie all’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE ed all’impegno della maggioranza politica è stato raggiunto un risultato un risultato importante per lo sviluppo di tutta la città.

L’UDC DI MODICA ringrazia il consigliere FAILLA per l’impegno profuso a favore della città e del comprensorio ed esprime soddisfazione per il finanziamento dell’opera che dimostra l’attenzione dell’UDC, con in testa l’on. PEPPE DRAGO e la cdl hanno nei confronti della nostra città.

La segreteria cittadina dell’UDC

 

Vedete, ci ha detto Psiche, io, per alcuni anni ho curato l’immagine di un parlamentare, diciamo della provincia di Ragusa (in effetti Psiche ci ha detto il nome che però preferiamo omettere). Ovviamente, ha continuato, il lavoro del curatore di immagine ha delle difficoltà legate alla qualità dell’azione politica del parlamentare, alle qualità fisiche del parlamentare, alla qualità culturali del parlamentare, alle capacità di eloquio e così via. Un concetto molto semplice che potrete misurare osservando i vostri parlamentari modicani. Ecco questo manifesto contiene alcune delle tecniche che io adoperavo.

Innanzitutto dovete notare che le uniche parole scritte maiuscole e grassetto sono: Sebastiano Failla, Amministrazione Provinciale e Peppe Drago. Questa grafia vuole ottenere l’effetto di associare Failla a Drago: come se esistesse un rapporto privilegiato.

Il manifesto ha un solo commissionario che è Sebastiano Failla che ha voluto fare una operazione di immagine politica ricordando a tutti che lui è stato presidente del consiglio provinciale (se vi è il bisogno di ricordare le cose vuol dire che Failla passò, nonostante la mole, inosservato. n.dr.), che è più vicino degli altri al Laeder del partito Peppe Drago. Veramente ridicolo questo riferimento alla segreteria cittadina dell’UDC che già non viene convocata per le cose più serie immaginate se gliene può fregare più di tanto dell’inizio della campagna regionale di Failla.

Ma quello che lascia esterrefatti è come si possa tentare di costruire l’immagine su una autentica puttanata come è il contenuto del manifesto scrivendo di una strada che serve “le tante imprese ed attività che sono insediate nell’area” come se i modicani non conoscessero la zona” e “risultato importante per lo sviluppo di tutta la città” e del comprensorio. Ma quale comprensorio? Ma quale strada moderna? Qui il nostro Psiche lascia la sua aria professorale e si incazza facendosi prendere la mano da una ancora a noi sconosciuta passione politica e quasi gridando, aggiunge …”ci dica, invece, a quale grande elettore sta facendo la corte visto che tale lavoro oltre che essere una normalissima attività non è certamente prioritario rispetto alle tante altre cose compresa la miserabile manutenzione ordinaria delle strade provinciali!

A questo punto Psiche visibilmente irato si alza, attraversa la piazza e si avvia verso l’ingresso del Municipio. Stavamo per rincorrerlo, magari, abbiamo pensato, va a prendersela col Sindaco che su queste tecniche la sa più lunga di Failla. Ma per fortuna tornò indietro e con passo spedito e capelli ancora più scomposti del solito, si avviò verso Santa Maria.

Noi ritornammo a sedere ed in silenzio notammo che per impressionarci di più Failla ha scritto 4 miliardi come titolo a carattere cubitali perché duemilioni di Euro sono certamente di meno e poi; se è vero che l’euro ha una innata capacità a raddoppiarsi e moltiplicarsi per mille per trasformarsi in lire, perchè 1000 elettori buoni non debbano potersi trasformare in 2000 elettori rincoglioniti che in democrazia, in questa democrazia, sempre 2000 voti rimangono?(Terzo Occhio in Dialogo novembre 2004)

 

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Il nuovo Movimento ha un nome: <<“…quelli che …non nominerebbero mai fratelli e nipoti assessori…”>>

 

Allarghiamo l’invito alla Prof.ssa Margherita Bonomo, al giornalista Paolo Oddo, al dott. Antonio Cartia,  al prof. Giovanni Scivoletto commercialista, all’avv. Antonino Frasca Caccia consigliere comunale, Al dott. Federico Tantillo, al Maestro Giorgio Scarso della scherma Modica

 

In questa prima fase, giusto per capirci ed in attesa di qualcosa di più definito e definitivo, vorremmo usare un nome provvisorio del Movimento che accogliendo il suggerimento di Carmelo Modica e parafrasando una nota trasmissione sportiva indichiamo con “…quelli che …non nominerebbero mai fratelli e nipoti assessori…”

Questa denominazione affermare il principio, e ne spiegheremo meglio il motivo in seguito, che anche la denominazione della lista dovrà dare sostanza al modo diverso di intendere le cose. Quindi forse è l’ora di finirla con denominazioni, facili da dire, facili da acquisire e così via che divengono solo dei rumori insignificanti: noi dobbiamo far penare anche solo quando ci nominano.

Vogliamo parlare delle varie denominazioni che hanno assunto gli eredi dei comunisti o quelli degli ex fascisti o ancora dei democristiani? Cosa potrebbe dire di nuovo, agli elettori una denominazione di due parole come “Uniti per Modica”, “Modica prima di tutto”, o altre banalità simili? Noi dobbiamo essere efficienti ed efficaci, non possiamo permetterci sprechi perché l’avversario, e lo spiegheremo nel prossimo numero in maniera dettagliatissima, è enorme potentissimo, s-pregiudicato: una lotta impari.

Ecco perché dobbiamo far lavorare bene anche la denominazione; Essa oltre a dire quello che noi non siamo dice anche quello che sono i nostri avversari politici.

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Per quanto riguarda proposte e riflessioni dei sette possibili Assessori ombra ci riserviamo un riflettuto intervento nel prossimo numero augurandoci che nel frattempo arrivino le risposte dell’architetto Guarrella e del dott. Campioni. Non possiamo aspettare, però il prossimo numero per dire che siamo davvero contenti della reazione alla lettera aperta. Il primo elemento che si coglie è quello di un livello culturale fuori del comune e poi, ed il fatto ci lusinga, tutte le risposte indicano un filo comune che è il rispetto reciproco tra tutti i chiamati ed il distacco in tutti rispetto alle cariche amministrative. Sono tutte risposte che parlano di politica, ma quella vera, (cioè quella che si con-fonde con la cultura) e tutte contengono riflessioni e preoccupazioni, meditate. Dal Sogno di Meno Rosa, al nichilismo attivo (non pessimismo nero) di Carmela Giannì, al pessimismo ragionato di Piero Basile, alla immediata operatività di Piero Vernuccio, all’entusiasmo di Giuseppe Ascenzo ed a quel Giorgio Colombo che pur ponendo problemi sulla sua partecipazione, problemi legati alle sue “sempre più residue energie” non tralascia l’occasione di indicare nei giovani la speranza del futuro, quegli stessi giovani ai quali fa riferimento la Carmela Giannì e Carmelo Modica che, tra fantapolitica e provocazione, vorrebbe addirittura alla guida della Giunta.

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Per imporci un programma, fissiamo sin da ora per il giorno 28 aprile 2005 alle ore 18 per l’insediamento formale della Giunta Ombra e la costituzione del Movimento. Entro quella data dovranno avvenire delle riunioni tra coloro che ci stanno per determinare la composizione della “Giunta Ombra” ovviamente a valle di un serrato dibattito ed alla redazione di un progetto organico.

Forse per la influenza dal richiamo ai principi di arte militare accennati da Carmelo Modica e lusingati dalle doti di stratega, certamente infondatee, ma che comunque cercheremo di meritare, che ci attribuisce Carmela Giannì, prevediamo di sviluppare nei prossimi numeri i seguenti argomenti:

· Definizione precisa degli obiettivi principali ed alternativi che noi ci prefiggiamo, con una accurata definizione di cosa significa vincere le elezioni;

· Analisi del contesto generale sul quale intendiamo incidere con particolare riferimento allo studio biografico delle persone, della cultura che li pilota, degli interessi, delle metodologie e delle incommensurabili risorse economiche che pure essendo enormi ed insuperabili sono nulla rispetto alla grandissima risorsa che è la loro spregiudicatezza e l’assenza di ogni remora morale;

· Individuazione delle nostre scarse risorse economiche disponibili e delle enormi risorse morali che invece esistono e dobbiamo mobilitare;

· Analisi della eccezionale macchina elettorale dei potentati economici in Modica.

· Elementi per la definizione di una strategia adeguata da contrapporre al fronte dei politicanti ed affaristi della politica che non deve avere timori di essere, schietta e senza remore;

Prevediamo, inoltre, una lettera aperta ad alcuni cittadini modicani per la costituzione di un comitato di garanzia e la bozza di realizzazione di un manifesto del Movimento.

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Ribadiamo che noi vogliamo solo sollecitare argomenti, strategie, progetti e quant’altro potrà essere utile per avviare un circuito virtuoso che consenta la nascita di un Movimento veramente antagonista. Noi vogliamo solo propiziare che ciò avvenga e che maturi tale progetto anche se dovesse svilupparsi su basi da noi non condivise. Invitiamo pertanto, i nove, ciascuno per il contributo che vorrà dare, a sviluppare tali tematiche, con un approccio operativo, per favorire l’amalgama del gruppo che dovrà formare la “Giunta ombra” indicando anche, il tipo di contributo che potrà dare, temi e persone che potranno essere coinvolte nel progetto o nel comitato di garanzia sia per sostituire coloro i quali, del gruppo iniziale, per i più svariati motivi non volessero partecipare all’avventura sia per creare quel clima generale in cui il Movimento dovrà agire.

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Sin da ora chiediamo di condividere il progetto e la disponibilità a farsi coinvolgere nella Giunta ombra, alla Dott.ssa Margherita Bonomo, al giornalista Paolo Oddo, al dott. Antonio Cartia, al prof. Giovanni Scivoletto commercialista, all’avv. Antonino Frasca Caccia consigliere comunale, Al dott. Federico Tantillo, al Maestro Giorgio Scarso della scherma Modica.

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Prevediamo di scrivere una lettera aperta agli impiegati comunali per indicare la strada che sarà seguita per recuperare il giusto rapporto con gli stessi, rapporto attualmente inquinato da una serie di provvedimenti che tentano di trasformare la struttura burocratica in una propagine organica delle segreterie clientelari (politiche) dei partiti della maggioranza e dell’opposizione. In tale occasione rivolgeremo un appello agli stessi impiegati, che nel pieno rispetto dei doveri giuridici e deontologici, attivando i propri sindacati, si organizzino in comitato e raccolgano il materiale documentale necessario per dimostrare che il Comune non è governato ma occupato da una maggioranza prepotente e da una opposizione non all’altezza del compito da rasentare la connivenza.

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Altra lettera aperta sarà indirizzata a tutte le organizzazioni culturali per dire loro che la cultura sarà posta al primo posto in termini assoluti, ritenendo che non esiste politica economica, turismo e quant’altro che non sia da essa pesantemente condizionata.

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Una lettera sarà scritta ai nostri avversari per dimostrare loro, senza ombra di dubbio e con le prove di quanto diremo, che loro non stanno obbedendo ad alcuna nobile idea di partito, o altrettanto nobile ideologia, ma solo ad interessi di parte.

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Una lettera aperta sarà inviata a tutti i cittadini perché ci facciano pervenire la documentazione idonea per dimostrare la fallimentare efficienza della struttura burocratica.

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Chiediamo,inoltre, ai titolari di siti internet la loro disponibilità ad ospitare la documentazione di terzo occhio e della futura Giunta ombra ed agli esercizi commerciali di ospitare nei loro locali locandine e piccole ed eleganti bacheche per i comunicati periodiche di terzo occhio dimostrando così di essere liberi da pastoie e dai ricatti dei capifamiglia della politica modicana: ci vuole poco per essere liberi

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Il termine capifamiglia della politica modicana, è, e sarà, da noi usato nel significato letterale del termine che indica la inconfutabile realtà che vede a Modica una serrata lotta tra famiglie che stanno tentando di occupare le forze politiche ed attraverso esse piegare la politica a logiche di interessi privati o di lobby .(Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2004)

 

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Accadde a Modica dal 2002 al 2007

 

Questo è l’indice provvisorio del libro che sarà pubblicato in occasione del prossimo Natale e che sarà posto in vendita, con un prezzo politico, per finanziare la prossima campagna elettorale del 2007 della lista civica : <<“…quelli che …non nominerebbero mai fratelli e nipoti assessori…”>>

Autore - Terzo Occhio

Titolo: Accadde a modica dal 2002 al 2007

Sottotitolo:Dal cinema Aurora (maggio 2002) al “cinema” San Domenico” e dal “cinema” San Domenico” alla cacciata (maggio 2007

Editore: ???

Luogo: Modica dicembre 2005.

 

Indice del libro.

Presentazione

Personaggi ed interpreti

Voltagabbana modicani! Presenti!

Ricostruzione storica della evoluzione del potere economico dagli anni ’80 in poi attraverso quanto hanno scritto importanti testate siciliane.

Parte prima: Radici della politica “democratica” modicana

a) La metamorfosi: la politica diventa petrolio, il petrolio diviene soldi, i soldi diventano potere, il potere diviene casato. Ecco l’itinerario per antiche e moderne nascite di nobiltà;

b) Due calci ad un pallone, un po di politica voltagabbana, nessuna scuola di dizione, pronuncia e sintassi e via nell’etere verso la celebrità;

c) Parlare, parlare, parlare tra nuovi scudi crociati e vecchi garofani. Bellezza, baffi e spregiudicatezza le uniche vecchie e produttive radici…

Parte seconda: Dal cinema Aurora (maggio 2002) al “cinema” San Domenico”

Tre famiglie utilizzano uno stuolo di disoccupati per dare l’assalto al Comune di Modica.

Rifondazione comunista ed Alleanza Nazionale: tradire per niente;

Cattocomunisti sempre più “sinistri”;

Comunisti sempre più borghesi e baroni

Fiamma Tricolore l’arte pura del reggimoccolo;

Parte terza: dal “cinema” San Domenico” alla cacciata (maggio 2007)

Aprile 2005: si insedia la Giunta Ombra.

Maggio 2005: L’Amministrazione vota all’unanimità una delibera che fissa il principio che la retribuzione del Sindaco e degli Assessori è da considerare un rimborso spese e, quindi, può essere cumulata con la indennità di disoccupazione.

Ottobre 2005: si insedia come supporto dell’azione della Giunta Ombra uno staff di avvocati con lo scopo di analizzare tutta l’attività dell’Amministrazione; In aumento i cittadini che vanno a sedersi vicino alla giunta ombra.

Dicembre 2005: Il sindaco dispone l’allontanamento di un giovane che all’inizio della seduta vendeva copie del libro “Accadde a Modica dal 2002 al 2007. Proteste del consigliere Rosa al quale il presidente del consiglio comunale minaccia la sospensione.

Marzo 2006: Un altro parente di un parlamentare viene nominato Assessore.

Aprile 2006: Viene denunciato al Prefetto ed alla Magistratura un importante esponente della struttura burocratica;

Giugno 2006: Quattro consiglieri comunali lasciano la maggioranza e costituiscono il gruppo “Terzo occhio”: lamentano che l’Amministrazione ha nominato l’ennesimo nipote assessore.

Luglio 2006: Il consigliere Caccia frasca abbandona l’aula per protestare contro il Presidente del consiglio comunale per non avergli consentito di leggere un messaggio del “Sindaco ombra” che stigmatizzava come demagogica e comiziale la inconcludente relazione semestrale del Sindaco.

Settembre 2006: Il consigliere Rosa ottiene dal Presidente che la telecamera inquadri anche il Sindaco e gli Assessori “ombra” che come sempre sono seduti nello spazio riservato al pubblico.

Luglio 2006: Il consigliere Caccia Frasca protesta contro i registi televisivi che non ottemperano alle disposizioni del presidente del Consiglio comunale, secondo il consigliere tale disposizione proviene dai padroni delle televisioni che devono favorire l’ennesima lista civica ballerina. Secca smentita del Presidente del consiglio comunale.

Agosto 2006: L’assessore ombra, e consigliere comunale, Rosa legge, calmo e fregando le mani fra loro come è sua abitudine, tra le grida del presidente Scarso che gli voleva togliere la parola il comunicato del “Sindaco ombra” che invita la Giunta vera ad un confronto televisivo, da tenere in piazza Matteotti tra “Sindaco Ombra” e Sindaco vero e tra ciascun assessore vero con il corrispondente assessore “Ombra”. Il Sindaco vero rifiuta il confronto affermando che “non è istituzionale”: risate, forti risate tra il pubblico. Il presidente del consiglio comunale minaccia di far sgomberare l’aula. Ulteriori proteste del consigliere Rosa.

Novembre 2006: il consigliere comunale Rosa legge un documento, sempre tra le grida di protesta del presidente del consiglio comunale, con il quale la “Giunta ombra” invita “chi sa” di smettere di fare proposte ed offerte ai singoli assessori perché è una perdita di tempo.

Dicembre 2006: Viene nominata assessore la moglie di un nipote del parlamentare …, proteste dell’Assessore dimissionato che in un estremo tentativo di rivedere il provvedimento, cerca di dimostrare un lontano grado di parentela con lo stesso parlamentare…: Il capogruppo del parlamentare nega che possa esistere tale grado di parentela: tre consiglieri della maggioranza ed uno dell’opposizione, per protesta passano con il gruppo “Terzo occhio”.

Gennaio 2007: Da un sondaggio riservato, commissionato da Forza Italia risulta che dopo un anno di attività la “Giunta ombra” è più conosciuta della Giunta vera.

Gennaio 2007: In una riunione riservata il gruppo “Terzo occhio” decide di non ricorrere a porre il voto di sfiducia contro il Sindaco, nonostante i numeri in qualche modo favorevoli, perché ritiene che “più questa giunta governa più voti sarà possibile prendere nelle ormai imminenti elezioni comunali”.

Maggio 2007: La giunta ombra presente in consiglio comunale, perde la calma e fischia un assessore che aveva insultato il consigliere Rosa. Il presidente Scarso minaccia l’intervento dei vigili urbani.

La stesura dei vari capitoli è stata affidata ad uno staff di sei persone che dovrebbe consegnare il materiale nel luglio di quest’anno. Ovviamente l’indice deve essere considerato solo una traccia.

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Comunicazione

Abbiamo chiesto ed ottenuto da Carmelo Modica di creare una pagina riservata a “Terzo Occhio” nel suo sito www.cartaBianca.biz dove poter sistemare tutto ciò che sarà pubblicato sul Dialogo, ma anche una serie di documenti che aiutati da uno staff stiaamo preparando e che per motivi di spazio non potranno essere pubblicati sul Dialogo. Il primo documento che provvederemo ad inviare ha il seguente indice:

Parte prima

Conoscere l’avversario

1. Scenario politico generale

2. Radiografia del sistema di potere attuale: struttura, modi di gestione ed il meccanismo delle elezioni.

2.1 Premessa

2.2. Chi gestisce il potere a Modica e dintorni

2.3.Gli strumenti per la occupazione del potere.

3. La presa del potere: la campagna elettorale

3.1.La funzione delle liste civiche di partito e quelle del primo livello di voltagabbana

3.2.Le liste dei voltagabbana prezzolati

3.3. Come avviene la costituzione di una lista civica

4. Natura del sistema di potere: considerazioni

Parte seconda

La nostra risposta politica, organizzativa, progettuale.

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Carmela Giannì: la fantasia può far tremare il soldo

Carmela Giannì sul numero di dicembre sembra diminuire quel pò di pessimismo manifestato nel numero precedente. Ma è su quest’ultimo che vorrei spendere due parole, che possano far ulteriormente riflettere anche il prof. Colombo. E’ vero, non dobbiamo fare confusione tra speranza e realtà, tra possibile ed impossibile. E’ romanticismo pensare che non si verifichi la soluzione numero quattro? E’ possibile prevedere l’effetto di un’azione pressante di una Giunta ombra, consiglio comunale dopo consiglio comunale, nei confronti di una Giunta ed un consiglio comunale decisamente sotto tono? A noi sembra di no.

Al centro della nostra strategia esiste una certezza: distinguiamo due fasi della battaglia la prima è quella da realizzare dalla costituzione della Giunta Ombra al termine del mandato Torchi e la seconda fase e quella della campagna elettorale. Nella prima fase possiamo battere, a mani basse, questa arrogante maggioranza che è assistita da consiglieri comunali, principalmente della maggioranza, nei quali il “non amore per la città” è evidente e verificabile da una produzione amministrativa scadente e clientelare. Stessa certezza dobbiamo aver sul fatto che non riusciremmo a bilanciare mai lo strapotere dei mezzi economici e clientelari che la stessa maggioranza ed i potentati economici che la sorreggono, saranno capaci di mettere in campo nella campagna elettorale.

Si tratta, quindi, di immaginare il vantaggio che potremo realizzare nella prima fase, vantaggio che noi riteniamo possa essere enorme se riusciremo a sfruttare il fatto che i consigli comunali vengono ripresi dalla televisione e considerato che la maggioranza evidenzia una pochezza disarmante sia a livello individuale ma ancor di più come gruppo caratterizzato da continui litigi interni, inimicizie e maneggi vari. Le nostre iniziative possono essere varie e tante quante la fantasia ne potrà suggerire con il massimo sfruttamento della presenza di un assessore ombra (Meno Rosa e speriamo anche Caccia Frasca) nei banchi del consiglio comunale al quale il presidente del consiglio potrà togliere la parola, quando opererà dei comunicati a nome della “Giunta Ombra” ma mai l’effetto dirompente di strategie possibili che potremo studiare sfruttando al massimo regolamenti e Statuto del nostro comune. Cultura, intelligenza e fantasia unite potranno fare tremare il soldo. (Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2005)

 

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PAROLE CHIARE

Il nostro non è un avversario politico, culturale o ideologico: è solo un avversario economico.

 

Ne consegue che il centro destra, per noi che osserviamo la politica con il terzo occhio, è da preferire come avversario perché ponendo, il centro destra, il tutto su un piano di assoluta ricerca del potere, è possibile, se si riesce a scegliere noi il campo di battaglia, farlo uscire allo scoperto e mettere a nudo le carenze di carattere spirituale, morale, di valori, l’arroganza, la maleducazione, la strafottenza, la boria, la mediocrità, il nepotismo. Solo acquisendo la consapevolezza di questo modo di essere dei “padroni di Modica” sarà possibile immaginare il risveglio perché questo modo di essere contrasta con i valori che caratterizzano i più profondi modi di sentire dell’uomo in quanto uomo attualmente assopiti dal cloroformio di una cultura degradante che in politica è riassunta brillantemente dal nostro prof. Ascenzo con le sue accuse di mediocrità rivolte a questa nostra classe politica. Tutto questo appartiene al mondo profano, alla vita di tutti i giorni.

Riteniamo che anche tutto questo assume una visione diversa alla luce dello scritto che riproduciamo, qui di seguito e che ci è pervenuto da l’Occhio di Shiva che preferisce come noi mantenere l’anonimato. Lo scritto ha la forza di un progetto perché nella descrizione del significato profondo del Terzo occhio, più e meglio di come lo avevamo indicato noi indica un progetto, forse l’unico progetto che può dare risultati importanti: esso, infatti, costringe alla riflessione dalla quale appare naturale la individuazione della via.

Quanto ci dice Shiva, si può anche non capire ma lascia la sensazione del giusto, dell’ordine, del bello e cresce il disprezzo più profondo per la politica che muove questa amministrazione.

Lettera indoor

 

Se in un raptus di presuntuosa follia si volesse sintetizzare in poche parole il mito del terzo occhio, si potrebbe partire da una leggenda contenuta nel Mahabharata, il più grande poema epico dell’India che, in 110mila strofe raccolte in 18 libri, descrive la battaglia tra i cugini Panduidi e Kuruidi.

La legenda (da leggere) leggenda racconta di come Parvati “Figlia della Montagna”, essendo suo padre Himavat-Himalaya (l’asse del mondo), giungesse di sorpresa alle spalle di Shiva. Come fanno i bambini, o gli adulti rimbambiniti, per il gioco del “Chi sono?”, la dea pose le sue mani sugli occhi del dio. E tutto il mondo fu immerso nell’oscurità.

Gli occhi del padrone dell’universo erano chiusi e la luce del mondo era estinta. Tutta la vita fu sospesa e gli esseri tremarono per il terrore del buio. Allora, al centro della fronte di Shiva apparve un terzo occhio e le tenebre terrifiche sparirono. Questo terzo occhio è il fuoco. E qui finisce la citazione dalla “Grande battaglia”.

Prima il dio vedeva il passato e il presente, dopo lo scherzo di Parvati vede anche il futuro. L’occhio del fuoco è quello della percezione trascendente ed è rivolto verso l’interno (perché il futuro è dentro di noi prima di uscire all’esterno per essere compiuto). Quando si apre, brucia ogni cosa gli appaia davanti. Con questo occhio gli dei e tutti gli esseri creati vengono annientati in ciascuna distruzione periodica dell’universo (e delle giunte comunali).

Kama, il Desiderio, viene incenerito dal terzo occhio di Shiva mentre cerca di colpire il dio con le sue frecce-fiore per farlo innamorare di Parvati. Nonostante tutto, Parvati diventerà sposa di Shiva e sarà la sua potenza, sarà cioè la manifestazione percettibile dell’immenso potere del dio.

Annullato il Desiderio, Parvati prega lo sposo di farlo rivivere, e lo fa con queste parole; “Ora che Kama è morto, non ci sono più grazie da chiedere. Senza Desiderio non ci sarà più emozione. Senza emozione l’uomo e la donna possono anche ignorarsi”. Senza Desiderio, nulla sarebbe mai più nato di concretamente tangibile, sia pure illusorio, ma solo quello che fosse partorito dalla mente. Kama sarà resuscitato, ma non potrà mai più essere visibile e sarà celato dentro Smara, la Memoria.

Conosco Carmelo Modica, che mi piace chiamare ancora Colonnello sia perché è il grado più elevato degli ufficiali superiori, sia perché è lo stesso che colonna e perché è l’elemento verticale della capriata, senza il quale quella ed il tetto crollano. Conosco Carmela Giannì per la quale ogni lode è insufficiente a tratteggiarne lo straordinario valore. Se gli altri chiamati somigliano anche solo un poco a questi due che vengono dal Carmelo, “Orto di Dio” (cheren-El), si può star certi che soltanto bene ne può venire, qualunque cosa accada.

E’ davvero interessante.Il progetto espresso nella lettera aperta pubblicata nel numero di ottobre del mensile Dialogo a firma de “Il Terzo Occhio”, che fa bene a celarsi dietro ad uno pseudonimo.

In una cittadina in cui quanto avviene e si decide negli angiporti è più importante di quanto manifestamente si palesa e reclamizza, l’unico modo per destare e tener ferma l’attenzione è quello di incuriosire sul proprietario di un nome d’arte. Per questo motivo anche io mi permetto di firmarmi avvolgendomi nell’immodestia dell’appellativo di “Occhio di Shiva”.

Con questo espediente, spero che alcuni, gli unici che mi interessino, non perdano il loro tempo a chiedersi ch’io sia anagraficamente, ma riflettano sul merito di quanto dico e dirò, se il Dialogo vorrà pubblicare le mie modeste considerazioni.

Nella certezza di rivolgermi a persone intelligenti, do per scontato che la mitologia Rig-vedica sia stata compresa. La lettura del significato dei simboli è propedeutica alla volontà d’azione.

A nessuno più sfuggire che il terzo occhio di Shiva appare per il gioco dilettante di una donna che diventa levatrice della capacità di visione del futuro.

A nessuno può sfuggire che il terzo occhio ha il potere di incenerire qualunque cosa su cui si posi, perché nessun futuro altrimenti è possibile.

A nessuno può sfuggire che l’occhio del fuoco è terzo, il che rende Shiva totalmente diverso dagli dei monocoli o dai ciclopici figli di Poseidone.

E’ vero che nel mondo dei binoculi (senza offesa), qualcuno ha detto: “Perché osservi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non scorgi la trave che è nel tuo occhio?”.

Con tutto il rispetto del caso, non credo che sarei molto lontano dalla verità se mi permettessi di osservare che, avendo una trave conficcata nell’occhio, chiunque avrebbe un grosso problema e poco s’interesserebbe della festuca nell’occhio del fratello, se non persino del fratello intero. Né costui si consolerebbe ricordando il motto medievale: “Beati monoculi (senza offesa) in terra caecorum”.

Una delle strutture più stabili che l’uomo abbia realizzato guardando le stelle è la piramide. In essa una larga base regge tutto l’insieme che culmina nel vertice. Tanto più larga è la base, tanto più stabile sarà la piramide e più alta potrà diventare, perdurando nel tempo.

La piramide è una architettura rigidamente gerarchica che, per esistere, pretende la partecipazione di ogni singolo elemento. Non vi sarebbe vertice se la base si rifiutasse di sopportarne il peso, per sua natura esiguo.

Nessuna piramide può essere rovesciata pretendendo di farla stare stabilmente in equilibrio sul suo vertice.

Intelligenti pauca o, se preferite, chi vuol intendere intenda. Purché non si pretenda una minestra omogeneizzata da somministrare col cucchiaino a bocche incapaci di masticare, a stomaci disadatti a digerire e ad intestini desueti ad assimilare.

Parafrasando “Il Terzo Occhio”, questo vuole essere un secondo approccio alla questione sollevata dal primo. (Al terzo approccio, se vi dovesse essere, parlerò di pedonalizzazione delle città d’arte e di cosa servono i marciapiedi e perché Modica deve esserne dotata in tutte le vie). Attendo, attraverso la cortesia di Dialogo, il pensiero di quanti conservino la capacità di pensare, se non altro per condividere la sgradevole sensazione di appartenere ad una minoranza conculcata e tuttavia adatta a sollecitare altri a riflettere, prima di agire, non su quanti soldi servono per fare una cosa, ma a cosa serve la cosa per cui si devono procurare i soldi per farla.

Vi lascio con un piccolo pensiero in vernacolo la cui traduzione affido al cuore di tutti coloro il cui pensiero ho avuto il piacere di leggere sino al numero 1 dell’anno XXX di Dialogo.

Taliassunu ‘mmiriusi i muricani

li ddanni procurati ro tsunami

se virissunu li devastazioni

c’a Muorica ci fici la zunnimi.

l’Occhio di Shiva

(Terzo Occhio in Dialogo febbraio 2005)

 

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Un unico e semplice progetto: mettere a nudo la siderale mediocrità di questa dirigenza politica.

 

Diamo il nostro benvenuto a Margherita Bonomo nella nostra squadra. Ringraziamo i tanti che nella nostra e-mail esprimono apprezzamenti per la iniziativa. Riportiamo un secondo scritto dell’Occhio di Shiva che sembra dia sostanza “dottrinaria” a quanto già scritto  in particolare dai nostri Giuseppe Ascenzo, Carmelo Modica, Carmela Giannì e nell’ultimo numero in parte anche da Clemente Floridia.

 

Seconda lettera, lettera b

Non sono certo io il primo a far distinzione fra errore ed errante, poiché quest’ultimo può abbracciare in buonissima fede ciò che solo dopo gli si rivelerà errato. La colpa dell’errante non può che consistere nella deliberata volontà di commettere l’errore della cui erroneità abbia consapevolezza.

Allo stesso modo è indispensabile discernere fra intelligenza ed intelligente, poiché la prima non basta al secondo a fare le cose che si dimostreranno essere quelle giuste da fare da parte da chi abbia intelligenza delle cose.

Chi è intelligente capisce innanzitutto che gli converrebbe non esserlo. Chi è costretto dalle cose ad essere intelligente sa che il suo avverso è lo stupido e contro la stupidità combatte una battaglia perduta in partenza. La natura dell’intelligenza non gli consente di capire che il suo nemico mortale è invece il furbo, che non sa riconoscere, essendo questo un furfante imbroglione, accorto a fare il proprio tornaconto.

L’intelligenza è scevra da inganni e prevede l’errore semmai per correggerlo, sicché basta una mollica di furbizia per averne ragione. Ogni intelligente non può che crollare di fronte al furbo. Per quanto grande possa essere la sagacia dell’uno, questa si sostanzia della consapevolezza di sapere quanto sia vasto l’universo di ciò che non sa. Per quanto minuscola possa essere l’astuzia dell’altro, il furbacchione ha l’arroganza di ritenere che ogni scienza stia tutta in quello che sa. L’uno allora soccombe perché ha l’umiltà di capire di sapere ben poco e si mostra riconoscente di poter apprendere da colui che invece lo raggira con tutto il poco che sa, ma sa sfruttare molto bene a proprio vantaggio.

L’intelligenza non presume mai di possedere più di quello che ciascuno può possedere. E’ come l’acqua dolce, bene ritenuto inesauribile ed a disposizione di tutti, che è diventato invece raro e caro e lo diventerà sempre di più. L’intelligenza, come l’acqua dolce, è indispensabile alla sopravvivenza, ma soltanto la minoranza di una minoranza in via d’estinzione crede che così sia. Amen.

La saggezza è quella forma tardiva e quasi senile dell’intelligenza alla quale l’esperienza ha dato il tempo di prendere in considerazione l’esistenza dei furbi. Essa appartiene a pochi sopravvissuti alla strage che ne fanno gli stupidi che si credono furbi.

Chi, per lo stipendio del suo servizio, cede la saggezza che è riuscito a raggiungere e si fa servo del potere ottenuto per mezzo della sua furbizia, non può più permettersi il lusso d’essere intelligente ma, anche soltanto per istinto di conservazione, deve essere, e dimostrare a tutti d’essere, il più furbo di tutti.

Rendersi conto di quanto ho appena detto è un buon inizio per affrontare la contraddizione esistente fra la necessità di avere un buon governo e le necessità avanzate da una maggioranza, da qualsiasi maggioranza.

Ogni buon governo pretende d’essere costituito da coloro che sappiano governare con saggezza, avendo la lungimiranza d’intendere quale sia il bene comune e cosa sia conveniente per ottenerlo.

Ogni maggioranza, per sua natura, non è costituita dall’integrazione di individui dotati singolarmente d’alto quoziente d’intelligenza, ma dalla sommatoria di singoli molto esperti nel pretendere il proprio benessere (meritato o immeritato che sia; purché sia), i quali, non volendo assumersi la responsabilità di partecipare alla definizione dell’interesse collettivo, delegano qualcuno ad amministrare il disordine determinato dalla mediazione fra interessi particolari contrastanti.

Fra il saggio ed il furbo, la maggioranza sceglie sempre il furbo. La scelta è obbligata, per un motivo consustanziale alla democrazia moderna: o il delegato dalla folla governa perché è lui a disporre del potere economico che la sua furbizia gli ha permesso di possedere, oppure perché è il fantaccino di un potere economico che adopera la sua esercitata furbizia per governare le folle per il suo tramite.

Un governo ombra ha valore se raccoglie saggi in coerente coesione fra di loro, ciascuno consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti, che sia disponibile ad accettare e condurre il ruolo scelto e assegnato in considerazione delle sue competenze, ben sapendo che una nave può ben navigare e giungere in porto qualora il mozzo e il comandante sappiano di essere indispensabili svolgendo ciascuno il proprio ufficio senza confondere o invertire i loro compiti.

Un governo ombra ha valore quando non opponga alle sparate del governo ufficiale le sue sparate alternative, ma sappia mostrare alla folla che il bene del singolo può ottenersi solo all’interno e per mezzo del benessere generale e che esiste quindi una modalità del governare, efficace nella manifestazione dei suoi frutti, diversa da quella attuata dalla maggioranza e dalla sua pedissequa e consimile opposizione, amanti dei giochi d’artificio con cui amano divertire l’acefala folla.

Cambiare governo senza cambiare i modi del governare rappresenta solo la presunzione di quanti covano l’illusione d’essere migliori degli altri, essendo questa la caratteristica peculiare di ogni singolo individuo componente la massa degli stupidi, inconcepibile per i pochi ritenuti intelligenti da pochi intelligenti ed incompatibile con l’intelligenza loro attribuita.

L’ombra presuppone un soggetto o un oggetto che la proietti, ma può esistere soltanto in presenza della luce che, battendo sul suo proiettante, la generi.

Nel nostro Paese e nelle sue contrade, a qualsiasi governo ombra di qualsiasi livello, non può chiedersi la consuetudine tradizionale del Shadow cabinet inglese di formare l’opposizione al governo legittimo. Al governo ombra deve chiedersi il compito eccezionale d’avere l’energia di costruire centrali per generare luce e per portarla ad illuminare, nel piccolo e nel grande, tutto ciò che attiene agli interessi veri del popolo bestia. Questa funzione rivelatrice e didattica è l’unica che può servire a scortecciare il popolo della sua pelliccia bestiale di servo manipolato e sciocco, restituendogli la consapevolezza della sua sovranità.

Nessuna cosa può farsi senza fatica. Nessuna cosa che non si abbia piacere di fare può essere fatta bene.

Il piacere di fare la fatica d’imparare il francese permette di gustarsi Voltaire, di cui tento a pie’ pari la pedestre traduzione di alcuni brani del Candide, là dove Pangloss, docente di metafisico-teologo-cosmolocoglioneria, dice: “E’ dimostrato che le cose non possono essere altrimenti: poiché, tutto essendo fatto per un fine, tutto è necessariamente per il fine migliore. Notate bene che i nasi sono stati fatti per portare occhiali, e così ci sono gli occhiali. Le gambe sono visibilmente istituite per essere calzate e noi abbiamo brache. [...] e, i maiali essendo fatti per essere mangiati, noi mangiamo porco tutto l’anno: di conseguenza, coloro che hanno sostenuto che tutto va bene hanno detto una stupidaggine; bisognava dire che tutto va al meglio”.

Ora, dal momento che ci sono i pedoni, devono esserci i piedi, e infatti ci sono i piedi; e così a Modica servono marciapiedi dappertutto: se ci fossero teste, ci sarebbe bisogno anche d’altro.

Quindi tutto va nel migliore dei modi possibile, se così è che vi pare. A coloro ai quali invece così non pare, spetta il compito titanico di amare una comunità che non si ama, essendo disposta a rinunciare persino al pane pur di godersi i giochi del circo. Ma:

Se ppi la tinturia nun s’arriposa,

quannu vulissi gudirisi la festa,

lu stessu zonnu ppi trasiri ‘nta cosa

a lu sa centru ci à mintiri la testa

l’Occhio di Shiva

(Terzo Occhio in Dialogo marzo 2005)

 

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Verso un programma della Giunta Ombra

 

L’Occhio di Shiva ha interrotto l’invio delle sue riflessioni: speriamo si tratti di un contrattempo.

In questa “puntata”, che ci auguriamo preceda di poco la istituzione della Giunta Ombra scriveremo del programma.

Il programma è uno degli ultimi prodotti che la politica politicante ha sfornato per prendere per i fondelli i cittadini.

Una volta il candidato Sindaco si riconosceva perché era persona che aveva dimostrato di avere le p….: non gli si chiedeva cosa avrebbe realizzato perché era assodato che un uomo con le p  le non poteva produrre mediocrità.Poi venne l’epoca in cui tutto veniva misurato con i soldi. Era l’inizio dell’attività del “Quinto Stato”: persone senza scrupoli, sanguisughe e profittatori. Al sistema democratico non restava che soffrire, e sta soffrendo.

Questo è il contesto generale: opporsi impone l’utilizzo di temi e meccanismi nuovi. Il meccanismo deve essere quello di mettere in evidenza, dei nostri governanti, la vera natura, il loro modo di essere, le loro qualità.

I nostri governanti per coprire la loro mediocrità hanno creato il mito del programma, del contratto con gli elettori, firmando in maniera più o meno solenne un insieme di cose da fare, tutte scontate ed evidenti. per individuare le quali non occorre avere le p  le tanto sono incancrenite e fonte di apprensione, dolore e preoccupazione nei cittadini. Pensate i nostri mediocri governanti, figli di una cultura che ha rubato e mangiato, si auto-elogiano perché riescono a pagare gli stipendi agli impiegati… che p  le signori!

E’ su questo che deve riflettere la Giunta Ombra ed ogni movimento che dovesse nascere a suo sostegno.

La Giunta Ombra non deve scrivere alcun programma ma deve riuscire ad evocare un clima. Noi, infatti, non riteniamo che Berlusconi o Prodi vincono o perdono perché promettono di realizzare il ponte sullo stretto di Messina. Lo stesso per Torchi. Con questo non intendiamo sminuire l’incidenza sul risultato elettorale del clientelismo o dell’utilità immediata che alcuni possono trarre dalla realizzazione di una promessa di questi nostri politicanti.

Evocare il clima giusto e corretto è l’unica arma che la Giunta Ombra può utilizzare. Noi individuiamo nel livello metafisico la battaglia contro la mediocrità che ormai ci sta circondando con grandissima evidenza.

L’attuale direzione politica mediocre nella sostanza e nella qualità dei singoli gestori, in particolare da quando si è insediata la giunta Torchi, ha un programma vero sfacciatamente coperto da un “programma-immagine”. Il programma-immagine noi lo materializziamo in una serie di cose scritte in un  lenzuolo esibito in quel palco del cinema aurora nel maggio 2002 in cui furono riuniti, (ricordate?) gli stati generali, tra microfoni e  pacche sulle spalle tra Torchi, Minardo, Drago e sorrisi che ora, con il senno del poi, possiamo interpretare come uno scambiarsi fra loro  “ vai…li stiamo fottendo di brutto …”.

Dobbiamo portare i modicani dietro questo lenzuolo: è li che troveremo questo vero loro progetto:

Quale migliore enunciazione di un programma è la nomina del proprio figlio assessore o di un fratello ignaro di politica segretario regionale di un partito? Occorrono particolari riflessioni per comprendere progetti e gli obiettivi di simili nomine?

Quali parole, scritte o dichiarazioni, possono definire meglio il programma di un tizio che passa al centrosinistra dopo essere stato un ex andreottiano, ex sindaco, ex Forza Italia, recente scrittore a pagamento (lautissimo) ed ex realizzatore di carrozzoni politici? E’ necessaria qualche particolare riflessione per comprendere i suoi progetti per questa sua “amata Modica”? E’ necessaria qualche particolare riflessione per definire la qualità della sinistra che lo accoglie?

Sarà la foglia di fico di una “libera lista civica” a coprire il progetto di qualche piccolo Berlusconi nostrano che dopo aver migrato dal compianto dott. Rizza all’abbraccio con i fascisti, dopo aver distrutto la grammatica italiana e dopo aver messo una buona parola per fare incontrare  capezzoli e capezzali sta avviando un rampollo di famiglia sulla sua stessa strada?

Qualcuno aspetta forse il programma di questo rampollo ? Non vi dice nulla di programmatico il constatare che ha fatto l’assessore alla sinistra e poi alla destra ed ora in rotta con i compagni di cordata di destra cerca e frequenta altri compagni più compagni (anche rifondati cioè duri e puri) per riposizionarsi al centro non per scelta di moderazione politica ma per comodità logistica che consente di andare sia a destra che  a sinistra?

Ma cos’altro deve dire la sinistra di programmatico, considerato che nel solco delle migliori tradizioni, che la videro accettare il voto dell’odiato (accusato di ogni malefatta) senatore Minardo al loro primo presidente del Consiglio, ora si appresta ad accogliere rampolli ed ex sindaci scrittori?. Modicani ma che c..zo volete ancora che vi dicano di più esplicito questi indegni eredi di Meno Viola?

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Tutto questo – è vero! – non è un programma esso però evoca nel suo insieme un clima che se la Giunta Ombra riesce a fare emergere al punto da coprire il chiacchiericcio inconcludente, del ed attorno al Palazzo, diventerà la tomba della giunta Torchi.

Un altro elemento fondamentale da fare intervenire, per dare sostanza al programma vero della giunta Torchi, è la qualità della squadra di governo che è di una mediocrità mai vista, al punto da farci venire il dubbio che le incontestabili qualità positive di dinamismo che riconosciamo al sindaco appaiono tali per la mediocrità dei suoi collaboratori.

Non dobbiamo cadere nel tranello del programma. Governare una città che soffre richiede amore non inaugurazioni pompose del nulla e manifesti autocelebrativi, [pensate noi gli diamo i soldi perché ci dicano: vedete quanto siamo bravi?]. Chi ama è spontaneo, non programma, non promette carezze e baci: non promette nulla perché sa quello che deve fare. Il bene si riconosce, se ne avverte la presenza. L’insignificante deve essere spiegato, decantato, inaugurato, abbellito e vestito a festa.

Occorre mettere a nudo tutto strappando un pezzo alla volta quel lenzuolo tenuto teso da Torchi, Minardo e Drago e non cercando aiuto (o dandone come ci risulta stia avvenendo), a Carpentieri, Barone Borrometi, Saverio Terranova perché sono tutte forze di complemento del “sistema Torchi-Minardo-Drago” e, comunque appartengono tutti allo stesso ed identico modello culturale.

Dobbiamo distruggere quel lenzuolo ed allora Torchi-Minardo-Drago appariranno nudi con tutte le loro vergogne e tutto avrà un senso, si capirà che non è un caso né la mediocrità della giunta né quella dei consiglieri della maggioranza. Apparirà con chiarezza la filiera di governo, una catena di montaggio ben oleata che, lo abbiamo già visto, celebra la sua massima potenza nelle elezioni in cui tutte le mezze calzette saranno effigiate per il loro momento di gloria, tutte le “enclavi petrolifere” della provincia saranno presidiate, tutti i beneficiati “richiamati alle armi” a dimostrare che il loro “onore si chiama servitù”.

Occorre anche chiarire che questo non è un gioco di rimessa. Evidenziare e rendere visibile il vero volto di questa direzione politica non significa non avere un progetto proprio, perché per una visione antagonista assumere e fare assumere consapevolezza della cultura di costoro è già un progetto: il bene è il contrario del male, come la gestione di potere clientelare è il contrario del bene comune.

Concludiamo facendo notare che abbiamo scritto in maiuscolo la Giunta Ombra e minuscola quella di Torchi perché auguriamo alla prima di essere maiuscola mentre per la seconda ci siamo limitati a definirla come ha già dimostrato di essere: minuscola. Scriviamo questo non per far sorridere ma perché la lotta che ci stiamo accingendo a fare deve essere totale e minuziosa. Non dobbiamo avere paura di sembrare presuntuosi per due ordini di motivi: primo, sappiamo di non esserlo; secondo, la mediocrità che abbiamo davanti è così macroscopica che la presunzione non ha spazi per agire.(Terzo Occhio in Dialogo aprile 2005)

 

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Radiografia del sistema di potere modicano

 

Questo è l’indice di una riflessione che avendo una certa dimensione pubblicheremo a puntate.

Parte prima

Conoscere l’avversario

1. Scenario politico generale

2. Radiografia del sistema di potere attuale: struttura, modi di gestione ed il meccanismo delle elezioni.

2.1 Premessa

2.2. Chi gestisce il potere a Modica e dintorni

2.3.Gli strumenti per la occupazione del potere.

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Il sistema di potere

1. Scenario politico generale. A Modica, come e peggio che nel resto d’Italia, lo scenario è caratterizzato  da due schieramenti [destra e sinistra] che prima si diversificavano per il modello di sviluppo da ciascuno sostenuto ed ora, più che mai, si danno battaglia solo per vincere la battaglia di chi deve gestire il potere.

La battaglia elettorale si conclude con uno schieramento che gestisce tutto il potere, ed una opposizione, solo formale, che attende le successive elezioni con la speranza di ottenere il ribaltamento dei ruoli.

La gestione del potere è turbata solo da miasmi di gruppetti interni alla maggioranza, che cercano di sfruttare  spazi marginali, ed una opposizione rassegnata e priva di stimoli.

Per avere contezza di quanto stiamo scrivendo, è sufficiente analizzare il comportamento dell’opposizione alla sinistra nei nove anni di Carmelo Ruta e quella della sinistra in questo primo scorcio della giunta Torchi.

In questo clima l’opposizione in pratica non esiste perché, grazie alla solida maggioranza numerica, non vi è possibilità alcuna di capovolgere le cose. Così, stancamente, si  attendono le elezioni nella cui campagna vengono investite tutte le risorse di uomini, denaro e mezzi.

L’analisi che ci accingiamo a sviluppare che è rivolta principalmente allo schieramento di centro-destra che “governa” Modica, accetta il presupposto che esiste una sinistra, che per quanto non ha fatto nella fallimentare gestione Carmelo Ruta, quando aveva la possibilità di operare scelte qualificanti a livello cultural-politico e per l’opposizione disarmante, inconcludente tanto da sembrare connivente, contro la Giunta Torchi, non può che essere ritenuta appartenente alla stessa cultura che sta segnando il declino della città. La differenza è culturalmente inesistente perchè mentre il centro destra opera un sistema di potere sfacciatamente ed arrogantemente orientato a privilegiare interessi di parte e consolidamento di potentati in cui è assente ogni ansia spirituale proprio perché il loro osanna è al dio denaro ed al potere esibito (anche i funerali o i matrimoni sono buoni allo scopo), la sinistra opera le stesse scelte infiorettandole con un antico spirito proletario, classi più deboli e via di questo passo e, mentre grida allo scandalo per gli interessi di Berlusconi, fa entrare nella casa di un comunista doc circa cento milioni di lire al mese come compenso per tutelare quei lavoratori che si devono accontentare di un ottantesimo di tale cifra.

Una differenza sola esiste ed è quella che il centro destra ha degli autentici voltagabbana buoni per qualsiasi maggioranza, mentre il centrosinistra ha un progetto ideale ma poi nei fatti cede alle “esigenze della politica” ospitando anch’esso qualche voltagabbana. Non è un mistero che il senatore Minardo fu gradito dalla sinistra quando votò il primo presidente del consiglio post-comunista, che l’on. Drago tentò di farsi rieleggere dalla sinistra presidente della regione Sicilia o che l’assessore Carpentieri vuole accreditarsi come l’Assessore buono per tutti i colori, per non dire che Bossi fu buono dolo quando flirtava con il centro sinistra. (questi sono fatti e non opinioni). Tutto questo lo indichiamo solo per dimostrare che entrambi gli schieramenti ubbidiscono alle medesime logiche alle stesse metodologie che prive di ogni livello politico più alto fa si che lo scontro avvenga solo sul piano della forza pura.

Molte delle cose che scriveremo sono notissime e scontate eppure non si riesce a capire perché poi vengono trascurate quando si organizza una qualche azione politica. Si accetta di sottostare a tali climi come se non fosse possibile un tentativo di opposizione ad una palese violazione della democrazia, ad una altrettanto palese trionfo della mediocrità di carattere, culturale e politica di alcuni personaggi che se non avessero avuto l’idea di fare la politica non avrebbero raggiunto alcun risultato.

 

2. Radiografia del sistema di potere attuale: struttura, modi di gestione ed il meccanismo delle elezioni.

2.1.Premessa

Una qualsiasi azione politica che voglia essere efficace e non velleitaria, che si voglia intraprendere, oggi a Modica, non può fare a meno di far precedere l’azione  da una analisi severa e vorremmo dire scientifica del sistema che attualmente gestisce il potere e dei meccanismi che vengono utilizzati per raggiungerlo e gestirlo. Appare fin troppo ovvio anche per i più sprovveduti che il presupposto dell’analisi è che a Modica, più che altrove, la normale dialettica politica tra partiti di opposte tendenze - essenza della vera democrazia – ha ceduto il passo ad una “furibonda lotta” tra famiglie che detengono un potere economico e/o massmediologo e/o clientelare e che hanno occupato le istituzioni per piegarle alla logica dei propri interessi.

Analizzare un sistema di potere significa sezionarlo per individuare:

chi ne ha la direzione;

con quali risorse esercita il potere;

con quali metodi e meccanismi e procedure gestisce il potere;

con quali obiettivi.

 

2.2.Chi gestisce il potere a Modica e dintorni

Esistono notissime forze economiche modicane, potentissime che esercitano un potere  incommensurabile ed inattaccabile che è difficilissimo, semplicemente, scalfire e che si avvale di una rete clientelare costruita nel tempo, consolidata e radicata in un sentimento di riconoscenza “per grazie ricevute” oppure da uno stato di necessità [economica] che esse hanno creato in moltissime persone ed in alcuni piccole lobby o ammettendole nel circuito imprenditoriale influenzato direttamente dal loro potere economico oppure favorendo i rapporti con la pubblica Amministrazione da loro gestiti.

Da una ricostruzione storica, forse non sarebbe difficile dimostrare che tali potentati hanno trovato origine in un uso del potere politico diciamo… clientelare negli anni ’70 e seguenti; certo è che in questo periodo tali potentati stanno cercando di consolidare le posizioni con l’occupazione totale del potere.

 

2.3.Gli strumenti per la occupazione del potere.

Lo strumento principale che hanno utilizzato è stata la occupazione delle strutture dei  partiti ormai privii sia di momenti di democrazia interna sia di figure istituzionali autorevoli. Le segreterie locali, provinciali, che sono poi quelle che formalmente assumono le decisioni del partito, sono esercitate o direttamente da componenti del potentato oppure vengono affidate a mezze cartucce, utili idioti telecomandati dagli stessi potentati che utilizzano tali cariche di partito per rendersi utili al potente sperando in qualche incarico come compenso per la loro dignità mortificata, ammesso che abbiano consapevolezza del significato della stessa.

Per averne contezza è sufficiente  verificare il “valore politico” dei segretari dei partiti e la loro capacità di incidere nell’azione politica dei rispettivi partiti.

Altro strumento importante per la gestione del potere è l’aver utilizzato l’intera struttura burocratica non per la gestione efficiente della cosa pubblica ma come serbatoio di simpatizzanti di questo o quel partito. Questo è un processo che ha radici lontane: cominciò la vecchia democrazia cristiana continuò la sinistra comunista e post-comunista dal 1985 al 2002 ed oggi vede una perfezione del sistema trasformando la struttura burocratica in una appendice ufficiale dei partiti. In alcuni casi non si può non immaginare che alcune cariche apicali sono state inserite nell’organigramma di occupazione del potere a far da paio ad assessori, esperti ed incarichi vari se è vero che la distribuzione di tali incarichi soddisfa lo scopo manifesto di ciascun partito della coalizione di controllare più assessorati possibili alcuni direttamente con gli assessori diciamo di partito di fede (meglio ancora se fratelli o nipoti di qualcuno) ed altri con incarichi apicali creati di proposito magari con personaggi con esperienza di segreterie politiche.(Terzo Occhio in Dialogo maggio 2005)

 

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Nasce il Movimento politico

“Quelli che… non nominerebbero mai un parente assessore”

 

Facciamo il punto sul cosiddetto Governo Ombra.

Nell’ottobre 2004, con una Lettera aperta, ci siamo rivolti ad nove cittadini Modicani, di diverso ed in alcuni casi contrapposte esperienze politiche, ai quali chiedevamo di dare uno scossone alla politica modicana attraverso la costituzione di un “Governo ombra” che si ponesse nel panorama della politica modicana quale iniziatore di nuovi modi e metodi di fare politica avendo come presupposto la constatazione che le attuali forze politiche presenti in consiglio comunale, pur differenziandosi nella visione filosofica originaria sono di fatto appiattiti da uno identico modo di porsi tanto che il cittadino non riesce a cogliere alcuna differenza fra loro. Dalle prime e varie risposte si intravedeva la possibilità di avviare il progetto, e per meglio propiziarlo, nel dicembre successivo allargavamo l’invito ad altri cittadini modicani, alcuni dei quali aderivano.

Dalla nostra postazione “re puledra” in questo ultimo mese avevamo notato un certo movimento con “incontri ombra” nei locali della società operaia che ci sono subito sembrati certamente più promettenti di quelli che il neo assessore Carpentieri, giusto per non smentire quanto abbiamo già scritto sulla battaglia che vede i poteri forti di Modica contrapporsi, aveva cominciato ad organizzare, anche prima della sua nomina a vicesindaco, metodicamente nel tavolo accanto al nostro, dove, sotto l’ombrellone della caffetteria, ha creato la “seconda stanza” del suo ufficio convocando amici di partito e funzionari del Comune esperti sia in affari amministrativi del Comune sia nella gestione di segreterie di parlamentari.

I risultati degli incontri alla società operaia non si sono fatti attendere ed è proprio in questi giorni che ci è pervenuta notizia che si è costituito il Movimento politico “Quelli che… non nominerebbero mai un parente assessore” il quale, anche dall’analisi del contenuto del volantino che si trascrive qui di seguito sembra chiaramente orientato a realizzare il progetto iniziale. Il Movimento, ci è stato comunicato, almeno per il momento non ritiene di manifestarsi. Il gruppo ha deciso, infatti, che il Movimento sarà presentato al pubblico solo quando sarà pronto il progetto di governo sul quale il gruppo stesso sta lavorando.

Poiché, comunque sono note le grandi linea di vetta del Movimento e poiché il gruppo vuole essere aperto a chiunque si identifica in tali linee, per l’immediato, indica Carmelo Modica quale portavoce per coloro i quali, interessati al progetto, volessero contattare il gruppo <carmelomodica@virgilio.it>.

 

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Quelli che…

 

non sono nipoti di parlamentare; non nominerebbero mai assessore un proprio nipote o proprio fratello; non hanno comprato terreni segnati dal destino; non hanno legato il Piano Regolatore al destino dei terreni; non amano le inaugurazioni.

Quelli che…

 

nonostante ogni segno negativo, sono convinti che esista ancora una remota possibilità di aprire in questa Città nuove strade, sia in senso lato, che a senso unico;

pensano che la Destra non sia in grado di dare lezioni alla Sinistra, e viceversa: credono, anzi, che tali distinzioni siano ormai degli artifici, utili a chi le ha inventate, a dividere per meglio controllare gli eventuali, “diversi avvisi”;

credono che la politica sia la più nobile delle attività umane, e che le eccezioni a questa regola restino comunque tali anche se sono in maggioranza;

credono che le convinzioni siano superiori alle convenzioni e alle convenienze;

credono che la dignità di una Città s’identifichi con quella personale di chi la rappresenta, senza sconti né eccezioni, e che essa sia un limite invalicabile, non trattabile, non cedibile di fronte ad alcun interesse “superiore”.

Quelli che…

credono ancora, e sognano senza dormire.

(Terzo Occhio in Dialogo giugno 2005)

 

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Terzo occhio si congeda

 

Agli inizi di ottobre del 2004 decidevo di dar pubblicità ad un mio “progetto” con lo scopo preciso di far cosa utile per la mia città levando il velo dagli occhi di quanti si erano assuefatti a ritenere che a Modica si facesse “cattiva politica”, dimostrando invece assai più semplicemente, che in questa città da tempo non si faceva politica, e meno che mai quella con la P maiuscola.

Era sotto gli occhi di tutti l’inadeguatezza del materiale umano preposto al Governo della città, di tutto esperto (dal nepotismo all’interesse privato, dalla spartizione al clientelismo) tranne che degli elementari fondamentali attraverso cui si elaborano concetti politici e si riversano come progetto da attuare sul territorio, governandolo.

Mi ero permesso, non a caso, essendo otto gli assessori ed un sindaco a Modica, di rivolgere il mio accorato appello a nove “Egregi Signori” i quali, per le loro qualità morali ed intellettuali, a mio giudizio, sarebbero stati capaci di costituire una  “Giunta ombra” completa di sindaco, dotata di spirito “antagonista”, non solo per combattere il letargo politico della giunta attuale, ma per restituire ai cittadini il senso proprio del bene comune senza chiudere costantemente un occhio sui guasti evidenti della politica modicana, a chiunque dovessero attribuirsi le malefatte dei governanti qualunque casacca continuassero ad indossare o avessero cambiata una o più volte a seconda delle circostanze o della comodità del carro vincente al Palio della Contea o Giostra dei Chiaramonte dove peraltro si azzoppano o muoiono cavalli montati da asini mercenari e dove non ci sono nemmeno i carri allegorici delle contrade fittizie.

In terra di ciechi chi ha un occhio è beato, ma dove i vedenti dormono e tengono chiusi tutti e due gli occhi ho recuperato un terzo occhio, quello della vigilanza sempre critica e con questo  mi sono soprannominato e presentato ai lettori. Shiva è nelle mie conoscenze, ma non appartiene alla mia formazione culturale che è occidentale e cristiana dove il “Terzo occhio” è quello della coscienza.

A distanza di un anno dalla pubblicazione della mia proposta, per gentile concessione del direttore del Dialogo, credo di poter fare un bilancio di quanto derivato dal primo impulso del quale mi sono assunto la responsabilità.

Vedo che i chiamati non hanno inteso costituire l’auspicata “Giunta ombra” che sarebbe stata uno strumento di condizionamento non indifferente di questa, come  dei successivi governi della città. Si è invece definito un Movimento politico probabilmente proiettato alla formazione di una lista civica. Nel complimentarmi con i costituenti del nucleo iniziale di tale Movimento, dal nome efficace e suggestivo di “Quelli che ...”, prendo atto che la mia figura non ha più veste né utilità.

Per questo decido di sopprimere questa rubrica.

I motivi sono facilmente intuibili e tuttavia ne espongo i più importanti.

1) Non avrebbe senso comunicare l’attività di quel che non c’è, e precisamente la Giunta ombra.

2) Non serve fare il portavoce di un Movimento che lo ha già nella figura di Carmelo Modica.

3) Sarebbe sciocco criticare l’azione di un Movimento sorto per mio impulso che deve rimanere del tutto autonomo, senza bisogno dell’ennesimo Padrino (padrone?).

4) Se fossi stato interessato alla costituzione di un movimento politico alternativo agli attuali partiti, me lo sarei creato ed organizzato con il mio nome e cognome, a vantaggio mio e degli amici, e, nella migliore delle ipotesi, a conforto della rettitudine morale della mia coscienza, sia pure correndo il rischio di apparire presuntuoso. Chi è migliore degli altri, quando si debba affannare a dimostrarlo, sicuramente non lo è.

5) Poiché la politica, nel senso che tutti conoscono, pur fingendo di averlo dimenticato, è altra cosa da quella che mi si prospetta, non vedo come sia possibile recuperarla adottando gli stessi sistemi di quanti, senza praticarla, attualmente governano.

 

Spero che Piero Vernuccio voglia cedere al Movimento lo spazio che mi ha sino ad ora concesso sul suo mensile.

Io avrò modo di seguire con affettuosa attenzione i suoi passi ed i suoi successi circondato dal verde della campagna modicana nella quale ho scelto di ossigenare il cervello per poter cogliere i sintomi del suo progressivo decadimento.

Buon lavoro a tutti coloro che lavorano per Modica e buon seguito di vacanze ai rimanenti.

(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2005)

 

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I vari livelli del voltagabbanismo

 

1. La presa del potere: la campagna elettorale

Il momento più delicato per il sistema di potere. è certamente quello delle elezioni il cui itinerario appare sempre più standardizzato e scontato. Molto tempo fa, i comunisti, meglio della democrazia cristiana, per controllare che i compagni obbedissero nel segreto dell’urna elettorale alle direttive del partito su chi votare idearono un  meccanismo infallibile che consisteva nell’assegnare a ciascun compagno una delle infinite combinazioni che era possibile fare con le preferenze su 40 candidati e poi controllare che tale combinazione, in sede di scrutinio, come nel gioco del lotto venisse fuori.

Il sistema di potere attuale, invece, in occasione delle elezioni, utilizza tutte queste persone sottomesse al sistema, [come dicevamo, o per riconoscenza per grazia ricevuta o per uno stato di necessità (lavoro) o per grazia da ricevere,] per occupare l’intero territorio comunale creando una ragnatela imbriglia-voti nei nodi della quale sono poste dette persone in qualche modo sottomesse.

Un libro bianco su incarichi a professionisti e non professionisti potrebbe meglio far vedere tale ragnatela e di conseguenza la forza del sistema.

 

1.1.La funzione delle liste civiche di partito e quelle del primo livello di voltagabbana

Nonostante tutto il sistema deve gestire il dissenso interno al partito ed alla coalizione. Per tale motivo esso sollecita la creazione di liste civiche con le quali ottiene lo scopo di creare competitività tra le liste per razzolare più voti possibile e canalizzare il dissenso interno. Infatti, il ricorso alle liste civiche che raccolgano gli scontenti dello stesso partito è  sollecitato dal partito stesso perché consente di evitare dispersioni. Nell’ambito del partito una certa fetta di budget [in tutti i sensi] viene riservato per compensare in qualche modo tali dissidenti in funzione dei risultati.

Analoghe procedure vengono attuate dai capi-partito della stessa coalizione per canalizzare i voti dei dissidenti di coalizione, ovvero quei dissidenti di schieramento che minacciano di passare all’altro schieramento, ovvero il primo livello di voltagabbana per i quali è lo schieramento a riservare un budget.

Accanto a queste liste occorre citare le liste  di piccolissime forze politiche che, per sopravvivere politicamente, sono costrette, dal sistema maggioritario, a scegliere uno dei due schieramenti. A queste liste ogni schieramento riserva molta gentilezza ed un piccolo budget prima delle elezioni e tanta arroganza dopo le elezioni.

Nell’ambito di ciascun schieramento i partiti fissano la suddivisione del budget e nell’ambito di ciascun partito la propria parte di budget viene ulteriormente suddivisa tra i notabili del partito, ovviamente la maggiore o minore notabilità  è fortemente condizionata dai soldi  che sono gli unici a trasformarsi in voti. Per i piccolissimi partiti della coalizione spesso non viene fissato il compenso preciso, e magari si fissa solo il criterio stabilendo che tale partito è in quota [sic!] UDC o… in quota Forza Italia [sintomatico.. no?].

 

1.2.Le liste dei voltagabbana prezzolati

Lo scenario delle liste civiche si completa con una ultima categoria che è quella che più preoccupa il sistema di potere. Sono tutti i cani sciolti che [spesso capita che non sono tanto sciolti]  negli ultimi mesi di ciascuna sindacatura organizzano una lista civica per porsi tra i due schieramenti raggiungere un certo risultato da mercanteggiare con lo schieramento che ha più probabilità di vincere il ballottaggio ed ottenere un certo budget. Questa lista ha anche il grande obiettivo di consentire ai voltagabbana di far dimenticare l’antica appartenenza partitica e quindi di riciclarsi in un nuovo schieramento. (Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2006)

 

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Orientamenti per una possibile azione di contrasto ai voltagabbana

 

I “ pulera”, quell'angolino di Piazza Monumento che abbiamo scelto come nostra postazione, si stanno animando.

E' sempre più presente ed attivo l'assessore Carpentieri Junior, che da oggi chiameremo "l'ambidestro" per evidenziare la sua capacità di fare politica sia da destra che da sinistra. La sua giovane età consente di immaginare che riuscirà a raggiungere i livelli dello zio che in politica è riuscito a svolgere tutti i ruoli, con azioni sorprendenti da tutte le direzioni, con tiri a volte fuori da ogni immaginazione, come quando mise nella sua lista anche i fascisti.

Il Comune di Modica, in questa vigilia di elezioni ha un nuovo inquilino. Il futuro onorevole Nino Minardo, "sfrattato", dalla legge, dal suo ufficio di Ragusa, ora ha piazzato le sue scrivanie ed i suoi telefoni in quella grandissima segreteria di Forza Italia che è divenuto il comune di Modica.

Come succede anche in altri settori meno nobili della vita cittadina, dopo aver litigato per l'assessorato alla provincia, ora "l'ambidestro" è "culo e camicia" con il futuro onorevole Minardo Junior nel tentativo di meritarsi la designazione a futuro candidato Sindaco di Modica: obiettivo che può perseguire sia come candidato della destra, sia come candidato della sinistra ed, ove occorra, anche come candidato della "lega dello zio".

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"Chista è a zita", mi diceva mio padre quando voleva indicare che vi era poco da fare.

Non vogliamo ripetere alcune cose scritte da Carmelo Modica nel numero precedente sui "proprietari e sui custodi delle sedie a sdraio" che definiscono la genealogia e la natura del potere.

Il "bene" ed il "male" sono due poteri che si contrappongono, con quest'ultimo che opera un grandissimo sforzo  per assumere le "sembianze" del primo: ed allora la raccomandazione ed il favoritismo assumono la veste di "attente politiche sociali" e... ecc..

Il "bene"ed il "male" si affrontano con sistemi organizzativi identici. Il "male", però, è in vantaggio, perchè trae la sua vera forza dall'assenza di scrupoli e di remore morali e spirituali, qualità che il "bene", per sua intrinseca natura, non può non possedere.

Il potere ufficiale, fatto di elezioni, "accordi politici", di portaborse e telecomandati, il tutto nel massimo rispetto delle leggi, è divenuto il posto migliore dove il malaffare potrebbe trovare sostentamento.

Appare, quindi evidente che non è al rispetto della legge che il "bene" deve comparare i comportamenti del "male", per contrapporvisi. Il delinquente conosce le leggi meglio del magistrato, perchè sa che solo tale conoscenza gli consentirà un futuro senza manette, e, quindi, sa come "operare" con il minor rischio possibile.

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In politica, per smascherare il "male" occorre altro: qualsiasi forza che voglia condurre una sana battaglia deve scegliere un  diverso campo di battaglia.

Questo "potere" deve essere costretto ad  uscire allo scoperto per metterne a nudo le carenze spirituali, morali, sostenute con l’arroganza, la maleducazione, la strafottenza, la boria, la mediocrità, il nepotismo. Modi di essere che potrebbero operare il risveglio perché contrastano con quell’insieme di valori  che sono il patrimonio latente dell’uomo ed, inoltre, potrebbero trovare largo consenso in quelle forze autenticamente antagoniste i cui valori sono stati mortificati da centro destra e centrosinistra in ugual misura.

Nella normalità, l'onestà personale è strettamente legata all'onestà intellettuale: come due fratelli siamesi. La prima è concreta perchè viene disegnata da ben precisi e distinti comportamenti sparsi in consuetudini ed in particolare nei codici civili e penali. La seconda, invece, fa riferimento ad elementi metafisici, religiosi, etici non misurabili in termini concreti: la coerenza, la contraddittorietà, il senso della comunità, l'ansia di essere definito giusto, il senso della vergogna, il disinteresse vero, l'amore vero (non quello appiccicoso o di moda), il rispetto, la perfetta corrispondenza tra detto e fatto, tra ciò che si dice come politico e quello che si dice nell'attività professionale.

La prima è la somma di comportamenti, la seconda è un modo di essere.

La prima è definita: non rubare!.

La seconda non è definita: si sente, se ne avverte la presenza.

Ciò deve far comprendere che l'azione non deve essere diretta ad ottenere cambiamenti di comportamento nei nostri politici. Loro sono così perchè ritengono che occorre essere così. E' a chi li elegge che dobbiamo chiedere di riflettere sulle qualità personali di chi si candida.

Riepilogo operativo:

Per la nostra battaglia diretta a mandare a casa l'attuale classe politica modicana sia di maggioranza che di opposizione, non cerchiamo di dimostrare la violazione di norme di legge: è un esercizio che rende poco, perchè è difficile e non consente risultati definitivi, anzi a volte attribuisce patenti di onestà ed aloni di perseguitati; provveda chi ne ha la competenza ed il dovere.

Dobbiamo, invece, dimostrare che sono mediocri, stupidi, non coerenti, contraddittori, che non mantengono la parola data, che sono incapaci e...

(Terzo Occhio in Dialogo febbraio 2006)

 

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Utilizzeremo l'idea della "politica-judo".

(usare la forza dell'avversario per rovesciarlo)

 

Con l'intento di offenderci Carmelo Carpentieri, ci ha definiti (Dialogo marzo 2006) "compagno di merenda" di Carmelo Modica. Il tentativo di insulto ci fa sorridere pensando sia alla banalità con la quale tale locuzione ormai viene usata, sia immaginando come il Carpentieri si sarà sentito originale e bravo quando ha sentito l'ispirazione e l'intuizione di utilizzarla.

Sentirsi definire  "compagni di merenda" da parte di chi, certamente non per colpa sua ha frequentato ambienti politici in cui vi fu qualcuno che lo indusse all'abbandono della politica con "imposizioni mafiose e dall'alto" (Giornale di Sicilia del 9 febbraio) e qualcuno che gli voleva imporre nel direttivo provinciale del PSDI l'inserimento di un "pluripregiudicato di Vittoria". (Dialogo marzo 2006) appare un pò avventato. Non accade a tutti di frequente di trovarsi in simili ambienti "poco decenti" e non vi è dubbio che quando ciò accade, anche escludendo l'interesse a trovarvisi, non si può escludere la colpa di non aver sentito la negatività di tali  presenze o quantomeno, per i tipi più distratti, un certo livello di leggerezza e di ingenuità.

Con questo consideriamo chiuso questo argomento assicurando comunque che il tentativo di insulto non ci impedirà di valutare e, se necessario, criticare i comportamenti politici che la famiglia Carpentieri adotterà nel futuro.

Come vi è già noto, noi ci incontriamo, con sistematicità, con quel "bel soggetto di pensionato baby o furbo", per dirla alla Carpentieri, che si chiama Carmelo Modica, nostro "compagno di merenda", una volta la settimana e, nel corso degli ultimi incontri, abbiamo riflettuto sia su questo episodio che sull'andamento dell'attività dei politicanti modicani.

All'idea che nella nostra città, il nostro avversario è identificato nella cultura che spinge ciascuna delle tre famiglie e potentati economici a prevalere sulle altre due, (Carmelo Modica Dialogo febbraio 2006) noi riteniamo debba aggiungersi la cultura di una quarta famiglia, altrettanto  politicamente degradata, che risulta compattata, non da legami parentali come le prime tre, ma dalla idea di rappresentare il giusto, il bello, la cultura, la solidarietà. Una  famiglia culturale che conta di prevalere utilizzando l'idea forza di rappresentare l'alternativa moralmente e politicamente in ordine alle prime tre famiglie.

La forza delle quattro famiglie è enorme il che rende difficilissimo trovare le risorse adeguate per contrastare il loro progetto.

Sin dalla gioventù, con ottimi  risultati, abbiamo praticato l'esercizio di arti marziali di origine orientale. Questa nostra esperienza ci sta facendo riflettere su una ipotesi, a prima vista impossibile ed improponibile, e cioè se in questa nostra azione di lotta politica sono applicabili alcune tecniche molto in uso nella pratica delle arti marziali.

Non sarebbe la prima volta che norme e leggi della fisica e di altre scienze naturali vengano applicate, in altri settori, per esempio nell'arte, anche se a prima vista completamente fuori luogo ed illogiche.

Per colmare la enorme disparità di risorse tra noi e queste quattro famiglie modicane ci chiediamo se è impiegabile l'idea della "politica-judo", ovvero quella tecnica che utilizzata da antagonisti infinitamente più deboli, consente loro di utilizzare la forza dell'avversario per rovesciarlo e metterlo a terra.

Questa regola si trova presente in tutte le arti marziali ma a noi sembra meglio descritta dal Wing Tsun (primavera radiosa), arte marziale cinese che insegna come usare la forza dell'avversario contro lui stesso richiamando il principio della molla che più viene schiacciata, più forte sarà la sua contro-reazione una volta rilasciata.

La forza del denaro, la forza dell'immagine, la forza degli strumenti di comunicazioni di massa, la forza di un dominio culturale che le nostre quattro famiglie avversarie dispongono ed utilizzano per conquistare, mantenere e potenziare ulteriormente il loro potere di conquista ed asservimento, sono delle risorse che possono essere utilizzate da noi contro loro stesse?

E' quello che analizzeremo nei prossimi mesi perché siamo convinti, in armonia con le stesse dottrine, che  per avere successo in questa lotta politica è fondamentale valutare se stessi obiettivamente e conoscere sia le proprie forze che le proprie debolezze.

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Nell'ottica di costruire una azione antagonista chiediamo suggerimenti, adesione anche via e-mail, materiale informativo documentato sulle "imprese politiche" dei nostri politicanti.

Chiediamo collaborazione per individuare slogans efficaci per veicolare i concetti di mediocrità politica, di incompetenza politica, voltagabbanismo, incoerenza e paranoia politica; giusto per fare un esempio:

"Modicani meditate: quattro famiglie stanno tentando di dare l'assalto al Municipio";

"Modicani prima di dare il voto valutate quanto sono voltagabbana".(Terzo Occhio in Dialogo aprile 2006)

 

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Lo scalpitio dei cavallini annuncia scandisce la transumanza dei voltagabbana

 

Se succede che un politicante si fa eleggere in un partito, per esempio l’UDC;

Se grazie a questo partito ottiene la gestione di cooperative, per esempio due;

Se da tale partito ottiene un assessorato, per esempio alle Manutenzioni, Centro storico e politiche agricole;

Se arrivando le elezioni regionali questo politicante viene trovato a distribuire volantini elettorali, per esempio di Forza Italia;

Se grazie alla campagna elettorale costui si accorge che il Sindaco “non vuole assessori ma solo esecutori materiali del suo volere” e si dimette.

Se tutto questo fosse vero riteniamo sarebbe lecito chiedersi:

Esistono delle regole di onore che regolano i patti tra i nostri politici?

Possiamo pensare che questo politicante nel “passaggio” ci guadagnerà almeno un’altra cooperativa ed un assessorato più “remunerativo”?... dal punto di vista politico, si intende!

Possiamo pensare che le campagne elettorali sono il luogo del mercato delle vacche, della esibizione dei muscoli elettorali?

Possiamo pensare che questo politicante ha un suo pacchetto di voti, che come il “pacchetto clienti” di qualsiasi ditta, deve fornire un guadagno?

E’ lecito pensare che un atto simile appartiene allo stillicidio di una transumanza permanente; non di bestiame, ma di politicanti locali e non  pronti, a saltare là dove si localizza la convenienza personale?

La politica ha un codice di comportamento, visto che non esiste cultura, sottocultura, clan e corpi separati che non ne abbiano uno?

E’ delirante pensare che il settore politico non ha neanche la dignità di avere un codice d’onore?

E’ criminoso riversare su simili comportamenti il massimo del disprezzo politico oppure dobbiamo solo meditare sulla esistenza o meno di regole morali particolari nel campo politico amministrativo?

 

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L’esempio che abbiamo descritto è la nitida incarnazione dello spirito dei tempi che caratterizza la nostra epoca attuale, senza equivoci di sorta come un'epoca di decadenza. Quindi, il problema non è quello di opporsi a questo o quel personaggio, a questo o quel problema, tutti incarnatori di questo spirito dei tempi. I nostri personaggi politici locali siano essi avvocati o ragionieri; siano essi medici o professori; siano essi ex giocatori di calcio o ex albergatori, siano essi riformisti o progressisti, o  entrambe le cose; siano di destra o di sinistra, di estrema destra o di estrema sinistra; siano santificatori dello scontrino fiscale: sono diversi nell’apparenza e perfettamente uguali nella sostanza. Ecco perchè non dobbiamo cedere alle lusinghe dell’inutile discutere su una differenza di qualità delle cose da fare che è fittizia, strumentale e banale, ma dobbiamo attaccare su ciò che unisce costoro nella sostanza. Chi ha venduto anche lo spirito della visione marxista è perfettamente uguale a chi ha venduto lo Stato sociale ed i punti di Verona di Mussolini. Hanno una identica qualità politica: entrambi sono dei venduti.

Chi sollecita un voto a se stesso con la forza del denaro  e non della qualità culturale e politica è identico a chi lo sollecita con l’emozione di un nome o la ossessionante ripetizione di uno slogan senza sostanza. Chi da destra si sposta a sinistra è perfettamente uguale a colui che si sposta da sinistra verso destra ed entrambi sono identici a coloro che si spostano all’interno delle aree politiche. Costoro non sono ex comunisti, ex fascisti, ex democristiani, ex socialisti; nè è gente che adegua le idee ai tempi moderni: essi devono essere definiti come li definisce il vocabolario della lingua italiana: voltagabbana ovvero “chi cambia opinione disinvoltamente e con leggerezza per opportunismo e secondo le convenienze”.

Costoro non temono più il giudizio morale del mondo sul loro vergognoso e umiliante operato: se tornassero Antonio Gramsci, Don Sturzo, Nenni, Gobetti, e gli altri uomini politici integerrimi, che direbbero? Ma ai voltagabbana, interessa soltanto il denaro contante di qualsiasi provenienza!

Nell’ultimo incontro con Carmelo Modica abbiamo parlato e scritto di Domenico Pisana del suo ultimo libro e della sua intervistatrice, ma anche di Evola.

Evola è il maestro di Carmelo Modica ma non il nostro ma ciò non ci impedisce di apprezzare molto la sua definizione dell’”uomo obliquo” che sembra un ritratto preciso dei politici modicani.

Egli parla di persone di fatto labili, oblique, informi, sfuggenti vittime di vere e proprie variazioni psicopatologiche del tipo umano riscontrabili un po’ dappertutto tanto da potersi quasi parlare di una nuova tipologia umana: appunto quella dell’”uomo sfuggente” in cui si è stabilizzata una  sorta di “anestesia morale”, in cui è scomparsa la preoccupazione di “non perdere la faccia”, il senso elementare di rispetto verso se stessi, il rispetto a dei principi, l’esigenza di coerenza, l’incapacità di mantenere un impegno, la parola data, la direzione presa, un dato proposito (scrivere, telefonare, rispondere, occuparsi di una certa cosa), lo sfuggire, il promettere senza mantenere, la non puntualità, l’evasione anche in cose piccole e stupide, spesso, perfino l’incapacità di seguire un ragionamento serrato e stringente, la distrazione, il pensare a balzi. Pensate i rapporti che avete avuto con i nostri politici. Nè promettono di più gli aspiranti politicanti anche a giudicare dalle frasi scritte nei loro manifesti elettorali delle elezioni regionali. In tali manifesti a parte tre persone serie che vanno elogiate (Failla dell’UDC, D’Antona dei Ds, Battaglia di Uniti per la Sicilia) che si sono semplicemente proposti, altri hanno esibito la loro presunzione (“una scelta affidabile”, “Continuità coerenza competenza, il futuro, “ la scelta popolare, un voto di stima”, “ l’impegno di questi cinque anni vale tanto più dei discorsi dell’ultima ora”), sfrontatezza (“il coraggio di cambiare per essere uomini liberi”), presa per il c... (“una idea al tuo servizio”, “La politica una passione civile”), banalità (“in Sicilia per essere Italia, “legalità concretezza disponibilità ... a destra”).

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Ai voltagabbana che volessero migliorare il loro voltagabbanismo segnaliamo un libro che non dovrà mancare nella loro scarna biblioteca:

Claudio Sabelli Fioretti, Voltagabbana - Manuale per galleggiare come un sughero, Marsilio Editore, 2004, collana Le maschere, pp 120, € 9,00

Una galleria di voltagabbana veri o presunti. E di persone che hanno da dire la loro sul fenomeno molto diffuso di cambiare bandiera al cambiare del vento. Come si riconosce un voltagabbana? È l’interesse che lo spinge? Perché si accanisce sui vecchi compagni? Perché non spiega il suo travaglio interiore? Si volta gabbana in un secondo, in un mese o in un anno? Le interviste, apparse su "Sette", hanno scandagliato l’argomento scatenando risentimenti, accuse, polemiche.(Terzo Occhio in Dialogo maggio 2006)

 

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Denaro, potere ed elezioni regionali

 

A differenza di quelle nazionali, in cui i giochi si erano consumati nelle “segrete (ma non tanto) stanze della democrazia dei nuovi tiranni” con la mercificazione del posto in lista, unico strumento per la elezione automatica al parlamento democratico della democraticissima Italia, queste elezioni regionali sono state più democratiche ed hanno evidenziato, sia nel loro svolgimento che nel risultato, una cultura politica che definire degradata è poco.

Abbiamo assistito a quasi tutte le parate con le quali i candidati della destra e della sinistra si sono presentati ed abbiamo constatato che le tecniche di Berlusconi ormai hanno fatto scuola. Certo la destra che ha più soldi e più faccia tosta vi riesce meglio ma quelli di sinistra sono sulla buona strada, compreso l’altro Nino e l’altra piazza che di altro hanno dimostrato di avere solo un linguaggio violento, fondamentalista, da immacolati detentori dell’unico verbo e verità e dimentichi che alla spudoratezza dei soldi della destra opponevano, nell’occasione, lo sciacallaggio politico di un martire della mafia accompagnato da accuse così fantasiose, così scontate, così intrise di odio, così supponenti, così generalizzate, così cristianamente esacrabili, da sembrare, parafrasando Leonardo Sciascia, l’invocazione salvifica dei novelli professionisti dell’antimafia che hanno sentenziato che non  esiste cultura antimafia se non si è di sinistra o di qualche sagrestia progressista.

Ma tutta questa violenza verbale e culturale non è solo la naturale espressione del dna di una ideologia religiosamente totalitaria, è anche una naturale reazione all’attività di certa “destra”. Infatti, alla disonestà intellettuale di chi vede ed accusa di mafiosità tutti coloro che non sono nello schieramento progressista, senza distinzione alcuna, si oppone una parte della destra che con i suoi comportamenti consente di dare credibilità a tali accuse.

Chi era presente all’apertura della campagna elettorale di Forza Italia a Villa Reale, non può non avere avvertito la presenza inconfondibile del potere dei soldi.

Triste lo schieramento dei manutengoli - che avendo perso il senso della dignità non soffrono la condizione propria dei servi -  in uno scenario volutamente privo di cultura politica, incitante all’emozione contro ogni tipo di riflessione. Pacche sulle spalle, applausi a comando, isterismi da oche pazze, con candidati primi attori annegati nel corridoio di fans a pagamento (oppure già pagati o con promessa di pagamento).

Si avvertiva nell’aria la potenza non del denaro ma la forza dirompente della trasfigurazione dei soldi in potere incommensurabile ed incontenibile il cui alone copre ogni mediocrità: l’uomo nano e brutto diviene bello, l’arrogante diviene decisionista, l’ignorante è l’”uomo che si è fatto da solo”, l’incapace risponderà sempre al telefonino, ed il nulla... diviene sostanza; il servo diviene uomo riconoscente e ...chi ha bisogno deve chinare il capo.

Deve chinare il capo perchè vive la consapevolezza che sull’altro fronte non ha difensori essendo impegnati ad ostentare la cultura, la vera cultura, l’unica cultura, la sola cultura, tanto sola cultura da divenire pensiero unico e violenza inusitata. Una cultura che non completa la trasfigurazione in potere perchè attratta irresistibilmente dal denaro che gli strizza l’occhio dall’alto dei suoi milioni mensili e così diviene il sostegno morale e l’altra faccia della destra, con gli stessi argomenti, con la stessa disonestà intellettuale con le stesse sceneggiate: un essere antidestra come unico e pigro progetto e modo di essere.

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L’”uomo che ci guadagnò un pacchetto di buoni di benzina”

Si narra che nell’anno 2006, nel mese di maggio due giorni prima delle elezioni regionali siciliane un Sindaco chiamasse a se un suo messaggero e lo inviasse dal signor Soldi per riferirgli che si era reso disponibile un pacchetto di voti già destinato alla candidata Caia, del proprio partito e che, poteva, quindi, essere dirottato al candidato Tizio, nuovo talento della politica e caro, molto caro, al Signor Soldi, anche se di partito diverso della candidata Caia.

Il Signor Soldi come riconoscenza non avendo a portata di mano pacchi pasta come ai bei tempi antichi, donò al messaggero, anche per facilitare i contatti e gli spostamenti, un pacchetto di buoni di benzina. Il messaggero, che da adesso possiamo chiamare l’”uomo che ci guadagnò un pacchetto di buoni di benzina”, ritornò nell’ufficio del sindaco dove nel frattempo era arrivato il Parlamentare che, essendo intervenute nuove alte (ma anche culturalmente e moralmente profonde) necessità metafisicamente politiche, dava ordine, ovviamente con molta democrazia, che venissero avvisati tutti i loro “amici” che il pacchetto di voti, libero come uno sciame di api in cerca di nuova sede, doveva essere dirottato su un altro candidato di un paese vicino.

Fu così che si riuscì ad evitare che si realizzasse la sciagurata possibilità di eleggere un modicano all’assemblea regionale siciliana del quale la città di Modica non ne aveva alcun bisogno considerato che era già sufficientemente rappresentata da due parlamentari nazionali: uno bello e l’altro non bello... un tipo ma con il telefonino sempre acceso e sempre disponibile.

La storia continuò nei mesi successivi, ma fu sempre una storia di amore verso la città di Modica in cui con grande caparbietà pochi uomini dalla Provvidenza mandati, riuscirono ad imporsi all’attenzione per la dedizione ed i grandi sacrifici che caratterizzarono la loro azione di amministratori pubblici: mai un contratto tra le proprie ditte e le amministrazioni pubbliche; sempre a disposizione degli “amici”; sempre d’amore d’accordo divisero tutto: Apit, voti e viaggi all’estero, candidature e tutto in maniera platonica secondo la quantità di fatturato e di scontrini di cassa.

Vi fu chi più dotato di ignoranza che di soldi voleva che la suddivisione avvenisse in funzione della prima ma, raccontano, che i tentativi furono vani.

Poi vennero le elezioni comunali di Modica del 2007.... ma quella fu un’altra storia.(Terzo Occhio in Dialogo giugno 2006)

 

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Lettera aperta all’assessore alle politiche culturali

 

parte prima

Egregio dottor Giorgio Cavallo, il comune amico Carmelo Modica ci riferisce il suo risentimento per aver noi definito la sua azione amministrativa un tentativo di “dare sostanza culturale alla sagra della salsiccia”. Sembra inoltre che Lei ritenga opportuno che noi ci manifestiamo, rivelando pubblicamente nome e casato.

Per motivi di spazio tipografico, in questa prima parte ci occuperemo di salsiccia e nell’altra dei motivi della scelta dell’anonimato.

Dichiariamo con convinzione che, al momento attuale, non misureremmo il suo operato con il metro della salsiccia.

La Sua idea di creare il “Palazzo della cultura” ci sembra eccellente e degna di rispetto. Per inciso, la Sua azione dimostra quello che è nostro consolidato parere, e cioè quanto i cosiddetti “Assessori tecnici” risultino poco efficaci. Lei, da gastroenterologo, ha realizzato in campo culturale molto più del professore universitario assessore precedente. Del resto, chi si senta già “competente” non lo sarà mai davvero. Solo la quotidiana consapevolezza della propria ignoranza può spingere ad acquisire nuova conoscenza, adeguata a svolgere il compito assegnato, specie se pubblico.

Quanto appena riconosciuto a Suo favore, non c’impedisce tuttavia d’osservare una gravissima carenza.

Dopo le polemiche suscitate da una interrogazione della Fiamma Tricolore, Lei non è ancora riuscito a rendere accessibili alla visione gli Atti della Contea, giocando sulla mancanza di soldi per la pubblicazione, esattamente come il suo predecessore.

La pubblicazione degli Atti è fatto decisamente irrilevante per chi abbia interesse e voglia di “gustare” il contenuto delle relazioni, leggendole nel sito approntato per farlo. Far ciò non richiede spese, ma una sostanziale appartenenza a quel mondo in cui la ricerca culturale viene sollecitata e facilitata dalla meticolosità che fu, e rimane tuttora, criterio educativo dei vecchi e veri baroni universitari quando, assegnata una tesi, ne seguivano passo dopo passo l’elaborazione e gli sviluppi sino al giorno della loro pubblica discussione. (Per inciso, non crede che i vecchi “baroni universitari” siano stati combattuti dai nuovi, al fine di eliminare il ‘barone padrone’ e sostituirlo con il barone finalmente proletario, ma pur sempre padrone?).

Episodi come questi c’inducono a ritenere che il Palazzo della Cultura voglia solo pubblicizzare la “cultura del Palazzo”. Quando vediamo privilegiata la stampa patinata, da esibire nel proprio curriculum amministrativo o culturale (ci riferiamo in ugual misura a Lei e a chi La ha preceduta), nutriamo il profondo sospetto che tale “cultura d’immagine” sia una forma perniciosa di incultura, siccome il culto della personalità, che non sembra abbia granché giovato alla formazione di un condivisibile costume fascista o comunista o cattolico, e semmai alla costituzione di un apparato di oppressione d’ogni altro costume alternativo.

E’ possibile tollerare che, mentre per anni si briga per una edizione di lusso degli Atti della Contea, un giovane venga dirottato da un burocrate tronfio all’altro, da un politicante all’altro, per leggere documenti notissimi, coperti dalla terribile polvere della disorganizzazione, della superficialità e dell’indifferenza? Non crede che sarebbe formativo se il giovane curioso fosse indirizzato da una biblioteca all’altra, da un archivio all’altro, alla ricerca tutto sommato piacevole, d’incunaboli coperti dalla polvere odorosa di carta un po’ ammuffita propria dei documenti rari la cui scoperta e consultazione rendessero prezioso lo studio?

Lei, dott. Cavallo, pur non essendo stretto parente o affine di primo grado d’alcuno, è uno dei tre Assessori che il Sindaco non ha cambiato. Ciò appare come riconoscimento alle sue qualità, anche in considerazione del fatto che il Sindaco, se avesse voluto sostituirLa, non avrebbe dovuto neanche vincere la resistenza dell’inesistente Suo partito.

Dovrà convenire, però, che l’autorevolezza del riconoscimento del Suo Sindaco è da rapportare, per restare in tema culturale, a quella che passa tra l’università modicana e la Bocconi. (Per inciso, quale è il suo parere sulla scelta del corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione”? A chi serve? Quale sinergia provoca con la nostra realtà socioeconomica?).

Occorre esser prudenti perchè Torchi è il medesimo Sindaco che ci ha costretti, in quattro anni, a subire una passerella di assessori che hanno suscitato il disappunto delle persone assennate e il riso di quelle (beate loro) per loro natura allegre; passerella imposta da Forza Italia e UDC, al solo scopo di mantenere ben oliata e pronta la macchina elettorale.

Ma poi, a quale “fiducia” corrisponde il non averLe consentito di mettere naso nella gestione del Teatro Garibaldi, che, a nostro parere e non solo, può divenire strumento principe per fare vera cultura?

Dott. Cavallo, le nostre considerazioni non intaccano il fatto che Lei è stato il miglior Assessore del Sindaco Torchi purché ammetta che non Le è stato difficile.

Secondo noi, Lei si culla sul fatto che sta facendo più del suo predecessore. Ci creda, ha scelto un riferimento fuorviante, una unità di misura inadeguata, come noi per giudicarLa usammo “i cordi e i cadduozzi ri sasizza”.

E’ stato semplicistico e ingeneroso fare riferimento alla Sagra della salsiccia. Vogliamo allora parlare del concetto di cultura? Facciamolo! E dopo le questione del Teatro e dell’Università, parliamo della Biblioteca comunale?

Provi a risponderci: se ad un Assessorato alle politiche culturali togliamo la programmazione e gestione del Teatro, la vigilanza sulle attività dell’Università e sul bilancio dei suoi risultati, cosa rimane?

E’ sufficiente l’ottima realizzazione del “Palazzo della cultura” per far dimenticare la “salsiccia”?

Non ce ne voglia. A presto. Vivissime cordialità.

Al giornalista Franco Antonio Belgiorno

Egregio professore

Le scriviamo per prima cosa per una naturale attrazione che sentiamo per chiunque esprima un intenso amore per Modica. Troviamo questi suoi interventi sul Giornale di Sicilia un capolavoro di come si possa con le medesime parole manifestare rabbia, cultura e nello stesso tempo un grandissimo amore per la nostra città.

Abbiamo appena finito di leggere il suo librettino dal titolo “Teatro” edito da “La biblioteca di Babele” nel quale con poche pennellate fornisce un affresco di alcuni “conduttori” politico-amministrativi della cultura modicana:

Le siamo grati per i venti minuti che attraverso la sua lettura ci ha donato, costringendoci a muoverci tra sentimenti di vero umorismo che, però subito si trasfiguravano in gravi stati di infinita tristezza per la mediocrità manifestata dai suoi personaggi.

In “Cartolina dal passato” (Giornale di Sicilia del 4 Agosto 2006) Lei, facendo riferimento alle elezioni comunali del prossimo anno, conclude: “E sarà bene che la città ci pensi, e sul serio. Così non va proprio bene!

Noi ci auguriamo che ci pensi anche Lei. Parliamone. Mi creda, è già tempo. Modica ha bisogno dei suoi uomini migliori.

Cordiali saluti

 

Premio modicanità: un premio stanco

 

Ogni cosa inizia bene, poi si consuma, si sfianca fino a finire: è la legge del tempo e della incapacità di mantenere nel tempo le severità e gli entusiasmi iniziali.

Il logorio del tempo non poteva non colpire anche il ventiquattrenne  “Premio alla modicanità.

Si è cominciato con altissimi livelli e poi piano piano ci si è scoperti incapaci di sopportare la verità, che la realtà mostra, che di Quasimodo ne esiste uno solo e quando finiscono i Quasimodo si finirà per assegnare il “Premio” o in ordine alfabetico oppure secondo l’iscrizione all’anagrafe del Comune di Modica.

E’ un premio stanco di quelli che vengono assegnati con qualcuno che dice all’altro: avannu a cu u ramu?.

E’ da apprezzare comunque che la sede di “premiazione” sia stata trasferita dall’Aula consiliare al Teatro Garibaldi. Ci sembra, infatti, più adeguato alle nuove logiche di scelta dei modicani da premiare, fare assistere le maschere del teatro che i giurati di Castronovo del 1390 ed i padri antichi di Modica che lanciano i loro sguardi dalle pareti dell’Aula consiliare.(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2006)

 

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Apoti modicani reagiamo!

Torchi si ripropone con l’aiuto di Barone

 

L’unico intervento possibile nella politica modicana è quello intellettuale.

Partiti e potere hanno distrutto, ogni ansia di moralità e di giustizia imponendo un sistema spregiudicato, privo di scrupoli, arrogante, pavone, tutte “qualità” che sono la vivissima espressione di una mediocrità culturale da epoche decadenti, sorretta sia da un potere economico onnipotente sia da un potere culturale accademico che impone con violenza pari a quella del denaro una propria egemonia.

Il livello di intervento deve essere diverso anche perchè si fanno sempre più ristretti gli spazi di un confronto dialettico con interlocutori che spaziano da inconsistenti inauguratori di rotonde a figli di una cultura che ha generato egemonia risolvendo i confronti culturali con le pallottole.

In situazioni del genere non occorre indicare specifici obiettivi bensì creare, propiziare e mantenere un clima generale in cui affogare tale evidente mediocrità.

E’ per questo che stiamo rivedendo le imprese dei Legionari di Dannunzio, il futurismo di Marinetti ed alcuni atti simbolici del ‘68.

Il clima politico modicano ci ripropone l’attualità della “Congregazione degli Apoti” (‘coloro che non la bevono') che il 28 Settembre 1922 Giuseppe Prezzolini su “La rivoluzione liberale”: una Società di individui liberi, senza passioni di parte, capaci di guardare in faccia la realtà che vogliono differenziarsi dalla vita e dalla malavita pubblica contemporanea per poter valutare l'attualità politica e la cronaca contingente con chiarezza e imparzialità.

La proposta nacque in un clima particolare che da lì ad un mese avrebbe fatto maturare la dittatura di Mussolini.

Noi lo riproponiamo, seppure in piccolo, adesso, ed a Modica, in un momento in cui è presente una dittatura strisciante Torchi-Barone in cui il primo proverà a riproporci una sua nuova catastrofica presenza con l’aiuto del secondo: il primo venderà il fumo delle cose banali e normalissime realizzate, il secondo emblema del cartello esibirà il fumo di una opposizione mai fatta.

 

Nelle università: Tutoraggi culturali a pagamento?

Spesso i processi sono preceduti dai climi. Tangentopoli fu annunciata molto prima come Calciopoli. Poi ci si accorse che anch’esse furono strumento di qualcuno.

Nel primo caso si contarono due morti: democrazia cristiana e partito socialista, con santificazione dei “rossi” che pur furono al soldo di sanguinarie dittature straniere; nel secondo caso: demolizione della Juventus e santificazione della mia Inter.

Adesso un timido ed insistente tam-tam sta materializzando il fumus di un altro clima, quello del tutoraggio privato di giovani impegnati nella stesura di tesi di laurea o di tesine per termine periodi di prova; tutoraggio che sembra superare la normale azione di orientamento.

Definire oscurantista la scuola di Giovanni Gentile da pulpiti culturali e tacere di questo clima che si comincia a percepire, sarebbe veramente antipatico.

Ridicolo, ed altro, sarebbe lo scagliarsi contro la scuola privata tollerando una scuola pubblica che dovesse tendere a degenerazioni di questo tipo.

Continueremo ad ascoltare “Radio latteria”.

 

Franco Antonio Belgiorno: Occorre invitare gli intellettuali modicani a non camminare più seduti

Pubblichiamo volentieri la lettera del Giornalista Franco Antonio Belgiorno in risposta ad un nostro invito. Siamo certi che da questa nostra corrispondenza possa prendere corpo un fronte che riesca dare un senso alla politica ed alla cultura.

L’attuale Amministrazione che utilizza solo una “cultura” parolaia si pone come riferimento negativo sia per i giovani i quali ritengono che nella vita sarà sufficiente “antravaccari quattru paroli” o indovinare quanti ceci stanno in un recipiente di vetro per aver successo, sia in persone come noi, che dopo aver vissuto moltissimi anni nella piena consapevolezza di essere delle persone normali, di normale cultura, di normali sentimenti e di normalissima intelligenza, cominciano a sentirsi mostruosamente in gamba rispetto alla mediocrità operativa e cultural-politica dei nostri governanti (locali in particolare). La loro mediocrità politica, e lo dimostreremo, diffonde pochezza nei giovani e sollecita istintiva presunzione nelle persone normali.

 

Gentile collega

che vuole conservare l’incognito, la ringrazio molto per le parole che mi ha rivolto su Dialogo/Ottobre 2006, dandomi anche un titolo di professore che non possiedo.

Il mio ringraziamento riguarda in primo luogo il fatto, importante, che lei abbia intuito il mio lavoro sul quotidiano Il Giornale di Sicilia per cui mi onoro di scrivere. In questo stesso quotidiano, erano stati accolti molti miei commenti, quasi sempre poco benevoli, sulla nostra Amministrazione, sul modo di come si stia lasciando Modica alla sbaraglio. Ma non ne avevo avuto mai una nota di rimprovero, una reazione benché minima. Credo che gli stessi lettori, di qualunque colore essi siano, non abbiano nemmeno recepito questo lavoro. Una sorta di fatalismo che ben conosco, che in parte avevo dimenticato vivendo nel cuore di un’Europa dove la politica è serio lavoro, è il male peggiore, e non solo della nostra città, ma di tutto il sud. Ho creduto, visto che faccio lo scrittore, di dare invece una voce alla memoria della mia adolescenza, mettendo su una piccola storia di come Modica era, come avrebbe potuta essere alla maniera di Borges con la sua Buenos Aires, e di come non potrà più essere. Ciò ha funzionato meglio, in quanto la gente si è chiesta molte cose, paragonando il presente che si libra verso il futuro di oggi (vedi immagine di una Chiesa, S. Agostino, che non esiste più) al passato che è stato un patrimonio sereno di ognuno di noi. Ne siano prova anche le Sue gentili parole. In questo senso, credo di fare il mio dovere anche io, assicurandole però di essere sempre ben disposto a mettere alla berlina i cialtroni che ancora si annidano in questa città, quando me ne sarà dato lo spazio e verrà il momento. Un’altra cosa: ce ne sono molti intellettuali che potrebbero fare del bene alla nostra Comunità. Ma bisognerebbe invitarli ad alzarsi, e non camminare più seduti. Sembra facile poterlo dire, ma c’è di mezzo un oceano. Buon lavoro per i prossimi mesi, lavoro che darà i suoi frutti. Ne sono convinto, e l’abbraccio con questa speranza.

 

Modica 30 ottobre 2006

Franco Antonio Belgiorno

(Terzo Occhio in Dialogo novembre 2006)

 

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Non abbiamo più dubbi: Torchi è la reincarnazione del Capitano di Platone.

 

In questi giorni abbiamo riletto qualche pagina di  Platone.

Leggendo la “metafora della nave” confessiamo che ci è venuto il dubbio sulla  teoria della reincarnazione.

Platone per bocca di Socrate , descrive una nave con un Capitano più grande e più forte di tutti i marinai, con la vista corta, un po' sordo e inesperto di cose nautiche; con i membri della ciurma che litigano fra loro facendo continue pressioni sul comandante per ottenere il Timone e quando riescono a ottenerlo buttano fuori bordo i concorrenti, o drogano il Capitano, esaltando chi li aiuta in queste loro imprese.

Come è possibile, ci siamo chiesti, che Platone abbia scritto questo senza aver osservato una qualche Giunta Torchi?

Basta analizzare quanto avviene nel nostro (o meglio loro) Municipio per rendersi conto che ai tempi di Socrate o vi furono degli antenati di Torchi e relativa ciurma oppure Torchi e "compagni", "camerati" ed "amici" sono una reincarnazione di una analoga ciurma greca del 500 a.c.

In effetti la “metafora della nave” di Platone ci sembra la più fedele rappresentazione della Giunta Torchi che arriva al parossismo in occasione dei cosiddetti “rimpasti di Ciurma”.

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La nostra metodologia dell'azione contro la cultura politica che sta completando la distruzione di Modica dovrà affiancare alla malattia il rimedio.

Tale metodologia prevede di mitizzare certi climi facendo valere a livello dialettico il postulato politico e filosofico secondo il quale la “Ciurma Torchi” non ha, per manifesto dna, nel suo interno la forza per rigenerare una visione eticamente in ordine della politica.

Chiunque deve percepire che nè Torchi nè nessuno della sua Giunta, rissosa, mediocre, curatrice di propri interessi, appariscente ed esibizionista, possa interpretare quel necessario vero pilota che osserva il cielo e si preoccupa delle stagioni; è, cioè, uno che guarda lontano, al di là della nave e delle sue relazioni interpersonali.

Si deve percepire la consapevolezza che oltre il programma che ci offrirà la “Ciurma Torchi” per le prossime elezioni, esiste la convinzione di chi pensa che pur privi di pratica, l'arte del pilota si acquisisca semplicemente prendendo il governo della nave. Ed il pilota competente, il quale sa che ci si deve preoccupare dell'"anno e delle stagioni, del cielo e degli astri", è un inutile chiacchierone con la testa fra le nuvole.

Noi non possiamo rincorrere il nostro mediocre avversario sul piano delle risorse economiche. I risultati sarà possibile ottenerli solo se si riesce ad uscire dalle risse dialettiche su inconcludenti argomenti specifici e far sentire al modicano quel clima complessivo di oppressione e di mediocrità politica.

 

L’Assessore Aprile ed il fattore “...gramma”

L’Amministrazione  ha impiegato quasi cinque anni ma alla fine è riuscita a tirare fuori il provvedimento che rifonda il modo di operare e di organizzarsi della Polizia urbana.

Il magico provvedimento si chiama “funzionigramma”.

Chi pensava che la mancata presenza di Vigili urbani fosse un problema di organico viene smentito perchè ogni “commissario ispettore superiore” garantirà la presenza costante degli agenti.

Il “funzionigramma” dice l’Assessore Giorgio Aprile “da oggi (il 1 dicembre 2006?)  ci garantirà un miglior controllo del territorio ed un migliore impiego delle unità di polizia municipale che abbiamo a disposizione”.

Ma la vera novità è la creazione del Nucleo Radiomobile che (sentite sentite...) effettuerà servizio con autovetture e motociclette su tutto il territorio per prevenire e debellare il fenomeno della microcriminalità, del vandalismo, dell'alta velocità con controlli e posti di blocco.

Il “funzionigramma” è certamente un metodo rivoluzionario perchè ha fatto scoprire come con lo stesso organico si possano aumentare i servizi, inventando, dal nulla, il sistema dei posti di blocco. Ma la novità assoluta e mai conosciuta è l’aver definito i compiti dei vigili urbani che nessuna legge nazionale e nessuna legge regionale ha mai indicato, dando così una risposta all’incredulo cittadino modicano che si è sempre chiesto a cosa servissero i vigili urbani.

Sembra che il “funzionigramma” sia una nuova tecnica di organizzazione che può essere applicata in qualsiasi settore della Pubblica Amministrazione e così come è stata applicata nella polizia urbana si pensa di applicarla anche negli altri settori più sensibili e delicati.

Infatti, ed è un giusto pensare, come i servizi di polizia urbana vengono moltiplicati grazie al “funzionigramma” perchè non provare anche un trafficogramma ed un “soldigramma”?

Che fosse l’arma segreta della Giunta Torchi per sopravvivere oltre le prossime elezioni?

 

Finalmente utili i Voltagabbana.

Il Sindaco Torchi ha deciso di risolvere il problema del traffico con una idea che ci sembra, davvero, l’uovo di colombo.  In pratica il nostro Sindaco ha dato l’incarico di risolvere il problema a notissimi Voltagabbana di eccellenza perchè si è convinto che se costoro riescono a far girare le auto con la stessa velocità con la quale loro sono passati, e passano, da un partito ad un altro, da una corrente politica all’altra, il problema è definitivamente risolto senza sensi unici o altro. La notizia l’abbiamo appresa da una velina che ci è pervenuta nella casella elettronica che conteneva anche i nomi dei voltagabbana incaricati dei quali, sono indicate solo le iniziali: Gi. Ca, Sa. Te, Ca.Ca.,Pe. Dr., Mi. Ri.

 

Padre Casiraro

Mercoledì 6 dicembre presso la Chiesa di San Nicola è stata presentata una breve e ben fatta biografia di padre Casiraro, redatta da Raffaela Pulichino.

L’organizzazione dell’evento, francamente ci ha lasciato perplessi. Non abbiamo capito perchè non sia stata fatta nella chiesa di San Teodoro, mentre non ci ha sorpreso il fatto che l’Assessore Cavallo, da buon politicante, pur non conoscendo padre Casiraro si è permessa una ...licenza poetica facendoci la storia della chiesa di S. Nicola e ricordandoci che era merito di questa Amministrazione se era stata recuperata.

Buon sangue non mente: ricordiamo che durante il funerale di Padre Casiraro dentro la chiesa di San Giorgio un altro “democristiano”, distribuì inviti a votarlo per le imminenti elezioni comunali.

Scegliere il prof. Saverio Terranova come relatore ufficiale della serata è stata una superficialità unica degli organizzatori: è assurdo, infatti, invitare come presentatore di una biografia uno che inizia dicendo :”Non ho conosciuto e non so niente di padre Casiraro...”  e che poi durante tutto il suo intervento ha parlato come quel giovane che all’esame viene fregato da una domanda cui non sa rispondere e prova a dire qualcosa, creando disagio e nervosismo in chi lo ascolta. Via Prof. Terranova come si fa ad accettare un incarico di questo genere... mica siamo al consiglio comunale dove la tuttologia dei consiglieri comunali passa inosservata? (Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2006)

 

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La nobile funzione di Torchi e della sua Giunta.

 

L’attuale classe politica modicana (che nel nostro glossario comprende sia la maggioranza che l’opposizione) attraverso la Giunta Torchi sta esercitando una funzione importantissima.

La sua mediocrità politica, oltre misura, diviene un passaggio necessario per un nobile risultato: dare sostanza al senso della decadenza e provocare la reazione.

Potrà sembrare un Ossimoro ma lo stesso Platone era convinto della necessità della decadenza, anche se continuava a insegnare quale doveva essere il retto comportamento per opporsi alla decadenza.

Possiamo anche dire che noi non stimiamo la Giunta Torchi ma i suoi effetti degradati si.

Pensate quanti sforzi avremmo dovuto produrre per definire il significato di buona amministrazione, di saggio governo [del buon padre di famiglia] se non avessimo avuto un Torchi, un Barone, un Saverio Terranova, un Riccardo Minardo, un Carmelo Carpentieri.

Quali argomenti avrebbero potuto mai essere più efficaci del possente messaggio che Torchi ha lanciato inaugurando la rotonda del Sacro cuore o con l’elogio del sito internet del Comune che definirlo scadente appare chiaramente riduttivo.

Ma quale definizione della cultura della nostra classe politica più completa ed esaustiva potrebbe formularsi rispetto a quella che in maniera netta ed immediata fornisce l’autocompiacersi con ben due inaugurazioni di un ponte realizzato in 20 anni, o di un presidente della Multiservizi, che gioisce perchè è riuscito in 24 ore a pagare gli stipendi ai lavoratori della Multiservizi.

O ancora parlare di azione modernizzatrice di una struttura burocratica, fatiscente, incapace di tenere sotto controllo le finanze ed affidandosi, al fai da te di ogni cittadino, per porre sotto controllo le cartelle pazze ed alla richiesta di riunire il comitato provinciale per l’ordine pubblico per porre rimedio al fenomeno delle discariche abusive.

Tutti questi fatti non sono dei semplici fatti. Essi sono sintomi di malesseri e deficienze più gravi che vanno sotto il nome di inefficienza, ignoranza, presunzione, incompetenza.

I disservizi immediati provocati dalle cartelle pazze, o dal sito internet che fa schifo e quant’altro, tutto sommato sono sopportabili, ciò che non è sopportabile è l’idea di essere governati dalla mediocrità che li ha generati.

Ma è mediocrità oppure altro?

Se volessimo solo far riferimento al normale potremmo chiuderla qui, invece, spesso la mediocrità politica non è un dato assoluto essa è il risultato del perseguimento di interessi privati e, quindi, di una mediocrità morale originaria, ovvero: fare politica per ingrossare il portafogli, scarsa sensibilità sociale, assenza di spirito di solidarietà.

Anche chi scrive come noi di queste cose è roso dal dubbio di aver individuato criteri e strumenti di analisi adeguati, cioè capaci di dare un qualche risultato. Ovviamente ci nasce il dubbio che anche la nostra azione possa definirsi esternazione presuntuosa. Ecco perchè il gruppo di Terzo Occhio si sta sforzando di controllare attentamente con verifiche incrociate di non essere ciò che rimprovera ai suoi avversari di essere.

Ma è davvero possibile essere presuntuosi davanti a tanta mediocrità?

 

La mediocrità politica(mente corretta).

Le democrazie moderne cercano di far passare come postulato culturale il principio che i sistemi totalitari si caratterizzano per l’ambizione di creare l’uomo nuovo e leggendo i testi fondamentali di Marx, Engel, Hitler, Mussolini, Mao, Stalin si trova fondata letteratura per sostenerlo.

Tale verità però,  nasconde il fatto che le democrazie pur non dichiarando fra i loro obiettivi la formazione dell’uomo nuovo, nei fatti lo creano. Poichè l’uomo è il risultato di un clima culturale il “politicamente corretto” che si va diffondendo come una nuova fede appare essere lo strumento “democratico” per realizzare una “democrazia totalitaria”.

Il gruppo di Terzo Occhio, parte da questa constatazione e sta tentando la demolizione di alcuni schemi realizzati dalla cultura politica modicana, un politicamente corretto locale che sommandosi a quello epocale realizza, per gli spiriti liberi, un clima decisamente oppressivo e culturalmente violento.

Questa azione, in pratica, sta denudando la classe politica andando oltre ciò che lo schemino del politicante intende propinare al popolo e ciò sta destando in essa serie preoccupazioni.

Il gruppo di Terzo Occhio sta verificando un metodo e non è dato sapere quali frutti sarà capace di dare anche se dai primi segnali non è da escludere che si possano verificare interessanti sorprese.

Lo schemino della direzione politica modicana è semplice. Il politicante modicano individua quale è il suo interesse privato o di partito o ideologico. Se ha i numeri in consiglio comunale li sottopone alla semplice regola della maggioranza di “consiglieri comunali telecomandati” ed il provvedimento passa. Se i numeri sono in bilico si allertano le organizzazioni parallele, sindacato, associazioni  e quant’altro e si vede in quale maniera poter vincere o quantomeno temporeggiare aspettando tempi migliori.

Nei casi estremi si fa ricorso a tutto l’armamentario ideologico: fascista, conservatore, comunista, ecc.

Tutto ciò avviene in un quadro di riferimento generale ben stabilizzato secondo il quale la sinistra rappresenta la cultura, l’antifascismo vero, l’antimafia vera, l’unica forza ecologica.

La destra, invece è l’ordine, lo sviluppo e... i comunisti si mangiano i bambini ecc.

Nessuno fa caso a quale cultura possiede quel comunista che concependo la ideologia non un fatto culturale ma un fatto ereditario definisce traditore il figlio di un comunista che diventa Berlusconiano; nè quel comunista si accorge di quanto è idiota quando definisce succube la moglie dell’amico che condivide le stesse idee del marito fascista, mentre, al contrario, diviene acculturata e libera la moglie che ha le stesse idee del marito di sinistra.

Secondo questo imbecille schemino, l’esponente di Forza Italia ignorante, è ignorante; il consigliere comunale ignorante della sinistra, invece, è un compagno che tende alla conoscenza. L’azasi fu un carrozzone democristiano, il corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione”, anche se costa un sacco di soldi che non abbiamo e non serve per nulla alla città essendo un parcheggio di disoccupati, è un fatto culturale.

Terzo Occhio rompendo lo schema spiazza gli avversari e  li costringe a misurarsi non sui singoli fatti ma sui parametri culturali che li sostengono.

In pratica Terzo Occhio ha rispolverato delle armi antiche che furono patrimonio del “buon padre di famiglia”: la coerenza, la bellezza, la organicità, il metodo, l’analisi costi benefici, la lotta agli sprechi, l’organicità, la riflessione, lo studio e documentazione, la modicanità, l’efficacia, la efficienza, il coinvolgimento del popolo ed infine, il buon senso.

Abbiamo con tali criteri di valutazione, creato una griglia di valutazione politica cui passare al setaccio ogni provvedimento che l’Amministrazione assume e gli argomenti utilizzati dall’opposizione per contrastare o difendere alcune posizioni.(Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2007)

 

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Facciamo il punto: che fare?

 

Forse perché scriviamo in periodo di carnevale e ci sentiamo re di un giorno, ne approfittiamo per fare alcune riflessioni sull’avventura che si è sviluppata nei fatti con atti più o meno adatti al progetto partorito dalla nostra mente infelice (non felice di constatare la realtà modicana per come si è evoluta nel lungo periodo della nostra assenza e per come l’abbiamo trovata quando abbiamo deciso di ritornare alle case avite per trascorrervi il periodo del breve riposo prima d’affrontare l’eterno).

Lo specchio che riflette tutto ciò che gli viene posto davanti, spesso lo deforma. Per evitare il rischio che possa avvenire un deprecabile snaturamento degli eventi (possibile per lacune della nostra stessa memoria e colpa di nostri auspici delusi), vorremmo fare un piccolo riassunto delle intenzioni e dei conseguenti accadimenti, riservando semmai (per motivi di spazio tipografico) più approfondite riflessioni a prossima auspicabile puntata.

Dichiariamo a priori un nostro errore, e cogliamo l’occasione per emendarcene. Nella colpevole presunzione che il nostro stile scrittorio fosse poco comprensibile al popolo modicano e l’esposizione delle nostre idee desse quindi adito ad interpretazioni, ci siamo tenuti basso, facendo in tal modo un errore a due facce. In primo luogo abbiamo offeso i modicani ritenendoli compartecipi dell’incultura dei suoi governanti, ed ancora, abbiamo creduto che per elevare qualcuno ci si debba abbassare, presumendo di conoscere il livello dell’altrui bassezza.

D’ora in poi diremo pane al pane e vino al vino, preferendo al vino di taverna uno vicino a quello servito per ultimo alle nozze di Cana.

Nell’ottobre del 2004 lanciammo un appello a nove modicani per la formazione di una “Giunta Ombra”. I chiamati avrebbero potuto essere eletti per riportare sulla retta via il modo di pensare la politica. Non avrebbero dovuto fare né cose nuove, né completare quelle iniziate e mai compiute: avrebbero dovuto creare un “clima culturale” nel quale si tornasse a privilegiare il bene comune sull’interesse privato, un sentire politico dentro al quale il potere delle idee prevalesse su quello del denaro, dove la mediocrità non avesse più spazio, dove ogni governante fosse sempre sottoposto al giudizio morale e fosse controllato nelle sue azioni, senza strepito di vuote parole, ma con il grave e fattivo silenzio di una costante presenza antagonista del potere per come esso si è formato ed affermato in questa città.

La proposta generò entusiasmi, ma non fatti, sin quando Carmelo Modica (uno dei nove indicati) non prese l’iniziativa di riunire i disponibili. Da una serie di riunioni interlocutorie si prese atto che nessuno si sarebbe esposto a formare il Governo Ombra, mentre  era possibile costituire un Movimento culturale propedeutico alla formazione di quello politico.

Il Movimento, nominato all’inizio “Quelli che...” ha assunto di recente la denominazione di “Terzo Occhio”, forse in benevolo riconoscimento della nostra modestissima persona e, speriamo tuttavia, consapevole di non potersi identificare con noi che lo guardiamo con simpatia con i due occhi normali, sempre pronti a fulminarli con il terzo, quando ciò divenisse indispensabile, per aver constatato che segue gli schemi del deprecato pensare e muoversi politico corrente. Il Movimento “Terzo Occhio” ha voluto prendere il segno della riconoscibilità attraverso l’irriconoscibilità e, tranne che nel numero, gli autori dei pezzi sono tutti “Ombre”: l’ombra non ha paura, ma fa paura quando si muova dove c’è poca luce e, nella luce, fa ancor più paura se non c’è.

Ci spiace di non essere autori di alcuno dei pezzi pubblicati nel foglio omonimo del nostro pseudonimo, perché è chiaro che in esso si può leggere la genialità modicana che ebbe nel passato il generale riconoscimento di eccellenza, sicché a Modica si disputava il più famoso “Contrasto” (agone poetico) di Sicilia, altro che mercenarie giostrine chiaramontine con ricchi premi e co[ti]llons!

Il foglio stampato è entrato in sintonia con i cittadini tanto da scatenare altri anonimi (vedi Lunatico e Milziade) ad usare le metodologie di contrasto del potere per mezzo del corrosivo irresistibile della satira. Questo patrimonio d’intelligenze non va disperso. Questo matrimonio con la città s’ha da fare.

Con Carmelo Modica, nei colloqui avuti per redigere l’annunciato libretto intitolato “Intervista a Terzo Occhio” ci siamo posti il problema di “Che fare?”, nelle prossime elezioni comunali.

Avendo preso atto dell’onnipotenza del sistema politico modicano, i tempi ristretti spingono ad abbandonare l’idea di presentare una lista alle elezioni, pur potendo vantare il Gruppo “Terzo Occhio” risultati fuori dal comune, specie se si fa riferimento alle scarse risorse disponibili.

Forse sarebbe opportuno interrogare direttamente la città.

L’obiettivo della provocazione culturale è stato raggiunto e si sono create le premesse perché essa continui anche oltre le elezioni. Per questo, forse, il Gruppo non è presuntuoso quando adopera lo slogan: “Noi governeremo anche se non ci manderete al governo”.(Terzo Occhio in Dialogo febbraio 2007)

 

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Il Sindaco Torchi: esempio di sobrietà

 

E’ da alcuni mesi che i muri della nostra città vengono tappezzati da manifesti con lo slogan “L’avevamo promesso l’abbiamo mantenuto”. Inizia, così il tormentone propagandistico del nostro Sindaco contro Antonello Buscema per le prossime elezioni, slogan buono per coprire la fallimentare situazione del Comune.

Altra novità è data dal fatto che i cosiddetto “organigramma”, eufemismo politichese per nobilitare il mercato delle vacche, oggetto delle discussioni nell’area della casa delle libertà è organizzato su tre anni, perchè il Sindaco Torchi dovrebbe dimettersi per candidarsi alle elezioni regionali. Al nostro Sindaco sembrano sufficienti otto anni complessivi di mandato per tentare di inguaiare la Sicilia dopo esserci riuscito così bene con il Comune.

Tutto ciò sembra logico perchè un secondo mandato completo scombussolerebbe i suoi piani, considerato che essendo possibile che il Comune venga sciolto per dissesto finanziario, sarà sufficiente, anche  con pannicelli caldi, resistere almeno tre anni e poi andare a Palermo.

Non è vero? Provate a chiederlo all’interessato in maniera esplicita!

“Tutte queste sono supposizioni e  delle “calunnie politiche”, dicono i suoi sostenitori. E noi siamo d’accordo. Riteniamo di conoscere a sufficienza il nostro Sindaco per poter affermare che mai farebbe spendere soldi alla Comunità per delle elezioni che, in tale maniera servirebbero solo a lui. E’ certo che se avesse un tal progetto in testa avrebbe già ceduto il passo ad un suo compagno di partito per una sindacatura regolare di cinque anni, visto tra l’altro che ormai, da come ha gestito il Comune, tutti sono d’accordo, creditori e telecom compresi, che ha tutti i requisiti per meritare di andare a Palermo fra tre anni. Sarebbe stata, inoltre, l’occasione per esercitare almeno per tre anni la sua attività di giornalista e dirigente di azienda così come indicato nel sito del Comune, che per il bene della Comunità modicana, ha dovuto trascurare.

Esistono altri elementi che demoliscono le accuse dei detrattori del Sindaco. Lo slogan “L’avevamo promesso l’abbiamo mantenuto” è palesemente un inno alla sobrietà essendo a tutti noto che avrebbe potuto scrivere “Vi abbiamo dato più di quanto avevamo promesso e continueremo a farlo”. Perchè non lo ha fatto? Eppure avrebbe potuto! Anche il prof. Giuseppe Ascenzo, suo severissimo critico, nel suo bellissimo articolo “Grazie Signor Sindaco” ha dovuto prendere atto delle grandi cose realizzate specie a livello di costume e di sviluppo economico. Esso è sufficiente da solo a misurare la sobrietà del nostro Sindaco la cui amministrazione è stata caratterizzata da estrema essenzialità, semplicità nello stile di vita; rinuncia ad ogni forma di eccesso o di superfluo, semplicità, rigore ed austerità. E’ vero non ha messo mani al traffico, al piano regolatore, al nuovo macello, a risanare le casse comunali e porre sotto controllo le spese di quell’antipatica della Telecom; ma scusate cosa gli sarebbe rimasto da fare in questo secondo mandato?

Torchi! giù le mani dalle fave di mia nonna!

Un trucco dei politicamente mediocri è quello di accettare, da altri, meriti che non hanno, quello dei politicamente furbi consiste nell’attribuirsi, loro stessi, meriti che non hanno, quello dei politicamente furbi e mediocri è travisare concetti e dati per intestarsi effetti determinati da eventi casuali o comunque in scarsissima parte effetto di un loro provvedimento politico-amministrativo.

Il periodico La provincia di Ragusa del dicembre 2006 (pag.12) sintetizza l’esito di una indagine Doxa sulle motivazioni che hanno fatto lievitare in maniera considerevole l’afflusso  di turisti nella provincia di Ragusa. L’indagine attribuisce alla bellezza delle coste, alla prelibatezza dei piatti e vini locali ed alla realizzazione della serie televisiva “Il commissario Montalbano” le attrattive più determinanti per i turisti che ci vengono a trovare. Lo stesso campione, invece, definisce deludenti le infrastrutture e la qualità alberghiera.

Come si può notare l’unica delusione dei turisti che ci vengono a trovare, attiene alle infrastrutture, ovvero all’unico fattore che ricade sotto la responsabilità dei nostri amministratori, non potendo vantare costoro alcun merito sulle bellezze naturali e sulle arti culinarie che i nostri padri ci hanno lasciato come eredità.

Per quanto ci riguarda ci riesce insopportabile che il Sindaco Torchi si assuma i meriti dei segreti di nostra nonna per cuocere le fave modicane mentre è un problema di Andrea Camilleri e del produttore Carlo Degli Esposti e dello scenografo Francesco Bruni se si cerca di far capire che forse il vero nome del Commissario televisivo è Piero Torchi Montalbano.

Cognati, state tranquilli verrà anche il vostro turno!

Tutti sanno che per ambire ad essere assegnati nei delicati ruoli di sottogoverno ed in quelli istituzionali una volta valevano studi, risultati conseguiti, maturità dimostrata. Poi, giustamente ci si accorse che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio per cui si ricorse a fratelli assessori, cognati direttori di castelli, fratelli zii e nipoti. Ovviamente con i tempi che viviamo capita anche che tra zii e nipoti occorre stare attenti.

Bisogna riconoscere che il sistema è in evoluzione; ne è prova la probabile, annunciata candidatura a sindaco della nostra città di una ex-moglie. Ma moglie di chi? Ma, ovviamente, di uno dei Padri di Modica!

Per prendere le distanze dall’ex-marito, la signora ci tiene, però a precisare che lei preferisce il cognome da nubile, anche perchè se per sbaglio si scrive sulla scheda il cognome dell’ex-marito va a finire che viene eletto l’ex-cognato.

Noi tutto vogliamo fare tranne che mettere il dito in mezzo a qualcosa anche se l’antico proverbio parla di moglie e marito e non di ex-mogli ed ex-mariti. Dobbiamo, però, dire che siamo grati all’interessata per questa scesa in campo che consente di animare la campagna elettorale con interrogativi di grande respiro come: la sapienza politica di una ex-moglie è patrimonio personale oppure è proprietà acquisita dall’ex-marito? Di questo patrimonio potrà disporre autonomamente oppure si genera una concorrenza sleale? Ed ancora, può considerarsi, questa saggezza politica ereditata e conservata un patrimonio modicano indisponibile?

Come si vede Modica è divenuto un vero e proprio laboratorio politico di alto valore sperimentale e... cristiano... perchè la famiglia è al centro dell’attività di questo nostro Municipio.

Dove non è riuscito l’ex-marito e poi un portaborse cresciuto amorevolmente, quando le cose andavano bene tra moglie e marito, potrà provare l’ex-moglie e dove non è riuscito il fratello o l’ex-cognato potrà provare il figlio del compare che è nipote del fratello di ...chi può, come diceva l’indimenticabile Massimino presidente del Catania, che non per niente ...andava tranquillo.

Appena finì di leggere il pezzo, la nostra governante ci lanciò una occhiataccia e con aria offesa si allontanò gridando, seppure con il dovuto riguardo: “ma è mai possibile che per noi non governanti non si aprono mai scenari nuovi?”(Terzo Occhio in Dialogo marzo 2007)

 

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Un uomo solo in testa: è Piero Torchi Lucifora, il venditore di fumo.

 

E’ sufficiente leggere le cronache del tempo in cui si celebrarono le prime elezioni, per commuoversi del clima di vera emancipazione sociale che si viveva. Il popolo ,per secoli suddito di potenti, poteva finalmente esprimere la sua opinione e scegliere i suoi amministratori.

Le difficoltà, data dall’ignoranza diffusa, a capire il tecnicismo e le procedure per esprimere il proprio voto, l’amore a spiegare tali meccanismi da parte di  chi era più “istruito” e la gioia di ogni povero cristo nel constatare  che anche la sua opinione aveva un valore, misura e fissa uno spartiacque, l’essenza della rottura di una continuità storica di abusi e di sudditanza.

A parte alcune eccezioni, che non finiranno mai di esserci, erano tempi in cui chi si proponeva per essere eletto era persona degna e comunque consapevole dei propri limiti, preoccupata di non riuscire ad essere all’altezza, timorosa e sobria, umile e disinteressata. Erano tempi in cui il popolo era alla ricerca degli uomini migliori e non se ne faceva un cruccio a votarli anche quando li trovava fuori dalla sua classe, dal suo ceto. La qualità dell’uomo da votare era fondamentale e l’elemento da valutare; i risultati ottenuti dal candidato nella vita professionale e sociale elementi fondamentali per dimostrare  la dignità di presentarsi candidato e la dignità per votarlo. Non sempre questo si verificava, ma molti furono gli esempi fulgidi di dedizione al buon governo e di grande desiderio di lasciare un segno indelebile di buon governo nella memoria della propria Comunità.

Nessun candidato si esibiva o esibiva qualità, sorrisi, frasi ad effetto, manifestoni, e camicette scollate. Il suo nome si trasmetteva da una bocca all’altra, non trasportato da un’onda elettromagnetica di faziosissime televisioni private condotte da ignorantissimi, presuntuosissimi e pieni di soldi conduttori televisivi. Il suo nome si trasmetteva non da una bocca all’altra ma da un cuore all’altro trasportato da un sentimento impercettibile che pian piano diveniva una valanga.

Erano tempi in cui il conflitto di interessi non esisteva perchè il candidato aveva la qualità di vergognarsi al solo pensiero che avrebbero potuto rimproverargli che utilizzava i beni e le strutture o i soldi della Comunità per fini personali.

Erano periodi in cui un professore universitario non avrebbe favorito la realizzazione di una facoltà universitaria inutile nè un imprenditore edile o un geometra o un ingegnere avrebbe gestito l’Assessorato da cui dipende l’ufficio tecnico comunale che rilascia le concessioni edilizie anche ai clienti del suo studio privato.

Quanta acqua è passata sotto i ponti. Nostalgie? Forse ma la sostanza non cambia. Per le prossime elezioni di maggio a Modica abbiamo due schieramenti principali in campo che si contendono non la guida della Comunità modicana ma la gestione dei soldi del Comune: centrodestra e  centrosinistra. Un terzo schieramento è costituito da due liste di appoggio ovvero di autoappoggio nel senso che cercheranno di imporre, a chi offre di più, una loro presenza nel tavolo da pranzo, quando durante il mercato delle vacche, prima del ballottaggio, si spartiranno il bottino come facevano i mercenari ottocenteschi dopo aver conquistato una città.

Zii e nipoti, ex mogli ed ex portaborse nobilitati, piccoli Berlusconi e conduttori di televisioni guideranno, alla conquista del potere, un esercito di non meno di 600 giovani; giovani-vecchi e sconosciuti che alcuni vecchi-vecchi  hanno avviato, come in un rito di iniziazione, nei sentieri del più totale asservimento culturale di un mondo degradato.

Sono giovani e forti. Già i capi  da alcuni giorni si affacciano ciascuno dal proprio manifesto esibendo il sorriso d’occasione, gli occhiali in mano, la capigliatura in ordine, uno sfondo studiato e significativo e la frase studiata capace di dire tutto: anche il nulla, tanto nessuno se ne accorge.

La grande kermesse da grande fratello è cominciata poco conta che sia assente la cultura politica, la coerenza. Aria, aria! Sembrano dirci dai loro manifesti con frasi imbecilli, quando non sono prive di significato. Cosa è questo pesante ammorbamento della nostra libertà, liberiamoci dalle pastoie della coerenza e della sobrietà, inutili sovrastrutture ed orpelli che ci hanno bloccato per anni.

La notte si fa sempre più nera: da liberi a sudditi di un nuovo padrone, anzi del vecchio... del solito. In attesa di un nuovo ciclo.

L’assessore Giorgio Cavallo lascia la politica.

Anche nel lasciare la politica per ritirarsi a vita privata l’Assessore Giorgio Cavallo non ha deluso i suoi fans. Egli amante delle disfide culturali con questo suo ultimo atto ha dimostrato di essere l’uomo dalle sfide impossibili.

Infatti, mentre nella evoluzione normale l’uomo, per la saggezza che gli deriva dagli anni, si muove da posizioni estremiste a posizioni moderate lui si muove da posizioni moderate a posizioni estremiste, rispolverando un plutocratico Mussoliniano, da destra radicale. Sul giornale di Sicilia del 14 marzo 2007, egli ci racconta che lascia la politica perchè questa ha ceduto il passo ad una politica dominata dal capitalismo., aggiungendo, che “Alcuni recenti segnali provenienti dal mondo della politica  mi hanno fatto capire che non ce più posto per la politica come la intendo io Non mi trovo più a mio agio in questo ruolo. Dopo una breve fase democratica, infatti la politica e tornata in questi ultimi tempi ad una visione plutocratica”. Noi avevamo avuto un battibecco con il dott. Cavallo e per certi aspetti avevamo chiesto venia ma queste parole ci confermano che quanto avevamo scritto sulla “cultura come sagra della salsiccia” aveva solide basi. Ma dove è vissuto in questi anni? E questa “breve fase democratica della politica” quale è stata? Forse quella che va dal suo insediamento all’assessorato alla cultura alla sua sostanziale cacciata  da Alleanza Nazionale che non lo aveva mai riconosciuto come suo Assessore?

Il dott. Cavallo ha detto una cosa vera e sacrosanta, ma lui non ha i titoli per dire questa verità, perchè se è vero che la verità esiste ed all’uomo è dato solo riconoscerla, lui potrà evocarla ed indicarla solo dopo una grande autocritica.

Questo modo di fare ci ricorda anche il comportamento di un voltagabbana modicano divenuto grandissimo solo in questi ultimi mesi, che appena veniva estromesso da un assessorato (mai durante o prima) che la sinistra gli assegnava si scatenava in una serie di cose che non andavano. Pur essendo vero che una rosa non fa primavera è pur vero che le cose sono o non sono. E se sono, sono prima e sono dopo: non solo quando fa comodo.(Terzo Occhio in Dialogo aprile 2007)

 

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Elezioni comunali maggio 2007

Schede di piccoli e grandi voltagabbana.

 

Terranova Saverio, bocciato. Nel 2002 candidato con Forza Italia nello schieramento di centrodestra ma non viene eletto. Il valzer degli assessori frenetico del Sindaco Torchi lo favorisce e per le dimissioni di un Forzista, rientra in consiglio comunale e si iscrive nel gruppo consiliare “Progetto Modica” schierandosi con il centrosinistra.

Da “Radio latteria” si è appreso che forse aveva cambiato gabbana, perchè il centrodestra non avendo nominato subito assessore un consigliere comunale Forzista non gli ha consentito, come primo dei non eletti, di rientrare in Consiglio comunale e quindi di essere rieletto Presidente del Consiglio comunale, carica che aveva ricoperto in quota Forza Italia nei cinque anni precedenti. In queste elezioni si è presentato con il centrosinistra; i bene informati ritengono che aver mantenuto la stessa gabbana per tanti mesi gli consentirà di scrivere almeno un libro.

 

Assenza Giorgio, bocciato. Candidato di “Idea di centro” ha la stessa data di nascita (26/06/1977) di un altro (?) Assenza Giorgio che nel 2002 venne eletto nelle fila della Margherita: è un caso di voltagabbana?

 

Cavallino Vincenzo, depennato. Eletto nel 2002 nelle liste dell’Udc è voltagabbanato in Forza Italia dove, però ha scelto un Minardo che gli ha portato sfortuna, tanto da essere depennato non dagli elettori ma da un democratico di razza devoto a padre Pio ed alla Madonna.

 

Gerratana Antonino, promosso. Eletto in Forza Italia, nel 2002 per dissidi di “altissimo” livello politico con i Minardo si è insediato nel Movimento per l’autonomia.

 

Failla Sebastiano, bocciato dagli elettori promosso dal sistema. Eletto nell’Udc nel 2002, si è dimesso perchè divenuto consigliere provinciale. Visto che è moda non ha voluto farsi mancare una seppure piccola voltagabanatura... [di ritorno?] tornando in queste elezioni in Alleanza nazionale. In questi casi ci chiediamo: sono due voltagabbanismi oppure il secondo annulla il precedente? Anche senza consigliere comunale dovrebbe ricoprire l’incarico di Assessore nella giunta Torchi.

 

Stracquadanio Salvatore, bocciato. Un altro un piccolo voltagabbana di ritorno. Da democristiano ad  Alleanza nazionale  e, quindi il dolce ritorno nell’antica casa di quella che vorrebbe essere la continuazione della vecchia madre democristiana a Modica prostituita nel frattempo da idee laiche, o meglio atee.

 

Giunta Marisa e  Polino Michele, promossi. Non possono essere considerati piccoli voltagabbana avendo semplicemento scambiato i partiti del 2002 con quelli del 2007: L’Udc ha perso la Giunta ma ha guadagnato il Polino; al contrario Forza Italia. Un pò come fanno alcune squadre di calcio quando si scambiano giocatori di razza

 

Rizza Salvatore, promosso. Nel 2002 con “Modica Viva” ha gabbato tanti elettori di Rifondazione comunista voltagabbanando con un forzista con il quale, però, gliene dobbiamo dare atto, ha regolarizzato l’unione presentandosi ora con “Azzurri per Modica” lista imbrigliavoti di Forza Italia.

 

Rosa Giovanni, ha vinto. Non si è candidato ma non ha voluto rinunciare alla possibilità di quasi completare la chiusura del cerchio. E’ difficile immaginare l’ebbrezza che si prova nel partire dal partito comunista ed arrivare alla corte di Berlusconi.

Chiederà di passare in Alleanza Nazionale e poi in Fiamma Tricolore per completare il giro di 360 gradi e ritrovarsi, quindi nel punto di partenza?

 

Scarso Carmelo, bocciato. Nel 2002 candidato con Forza Italia nello schieramento di centrodestra ma non viene eletto. La sfilata degli assessori del frenetico Sindaco Torchi lo favorisce e per le dimissioni di un Forzista, rientra in consiglio comunale, dove tiene duro in Forza Italia fino a quando si rese conto che nessuna strada portava a Palermo. Da Onorevole regionale mancato in queste elezioni ha voltagabbanato si ma poco mantenendosi nello stesso schieramento di destra; almeno per il momento considerato che l’MPA ha un innato DNA di voltagabbana, come dimostra il comportamento nel comune di Vittoria.

 

Di Giacomo Santo, promosso. Da Forza Italia ad Idea di centro, ovvero da zio a nipote.

 

Nota:

Qualcuno ha definito le nostre accuse di voltagabbana un modo di “muoversi in maniera faziosa” per mettere in “cattiva luce alcune persone”. Per essere un po’ credibili, queste accuse di faziosità vanno completate indicando la fazione, il clan, il partito, la conventicola che Terzo Occhio difende e della quale fa parte. Altrimenti diverrebbero faziosi anche tutti quegli studiosi che non sopportano di divenire schiavi dello schemino destra-sinistra ed analizzano la politica come sintesi operativa di una visione del mondo.

Se poi definire voltagabbana chi da comunista diviene filo berlusconiano significa mettere in “cattiva luce le persone”, è necessario prendersela con il vocabolario della lingua italiana: è esso il colpevole del significato dispregiativo che viene dato a chi opera simili rivolgimenti del pensiero, specie quando ad ogni cambio di casacca al voltagabbana viene assegnato un assessorato, una presidenza del consiglio, oppure l’incarico di redigere libri di scarsissima utilità ad un ottimo prezzo.

Ad ogni buon fine Noi non vogliamo caricare il termine “voltagabbana” di significati diversi da quello che gli attribuisce il Dizionario della lingua italiana De Mauro. “Voltagabbana: s.m. e f.inv., chi cambia opinione disinvoltamente e con leggerezza per opportunismo e secondo le convenienze”.

Qualora si volessero intraprendere azioni legali si prega di  denunciare direttamente il De Mauro che è rintracciabile presso l’editore Paravia corso Trapani 16 10139 Torino

(Terzo Occhio in Dialogo maggio 2007)

 

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Il Male è al potere. La nostra battaglia continua.

 

Con le elezioni amministrative dello scorso maggio, si è conclusa la prima fase della nostra azione di contrasto al sistema politico degenerato che si è insediato a Modica.

Facciamo il punto della situazione per iniziare la seconda fase che finirà con le elezioni regionali, quando Torchi si dimetterà per tentare di andare a Palermo, buggerando ancora una volta l’elettorato al quale ha chiesto un altro quinquennio per portare a termine i progetti iniziati.

Dall’agosto 2006 al maggio di quest’anno il Gruppo “Terzo Occhio” ha pubblicato e distribuito il “Manifesto dei somari” ed 8 numeri del suo “foglio di battaglia”. Le analisi fatte hanno trovato conferma nei risultati elettorali che hanno mostrato che “Il Male è al potere”. Chiariamo che il “Male” non si identifica con oltre il 65% di suffragi conseguito dalla coalizione vincente, ma col sistema, nel quale persino l’opposizione è funzionale al potere.

Quando il prof. Barone parla di problema culturale e di rifondazione della politica per giustificare la sonora sconfitta del Centrosinistra, fa proprie alcune nostre valutazioni, ma solo a parole, non nei fatti. Egli, contribuendo a tenere in piedi un carrozzone universitario con lo stesso atteggiamento mentale ed elettorale con il quale la maggioranza tiene in piedi i suoi carrozzoni multiservizi, dimostra di appartenere al “Fronte del Male”.

Chi volesse rileggere i nostri scritti, confrontando le date, potrà verificare come i temi da noi affrontati siano divenuti successivamente argomento del giorno.

Lo dimostrano le trasmissioni televisive nelle quali si dice che i costi della politica in Italia superano la somma di quelli di Francia, Spagna ed Inghilterra messi assieme. Gli Onorevoli che andavano in televisione a farsi belli annunciando la riduzione del proprio stipendio, dimenticavano d’informarci che il giorno prima se lo erano aumentato in Parlamento, all’unanimità e senza astenuti, di circa 1.200 euro al mese, per mezzo di un provvedimento camuffato in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali. (Abusi & Privilegi, Achille della Ragione, il legno storto, 28 Maggio 2007). C’è da meravigliarsi?

Noi abbiamo preso le misure al sistema e abbiamo la presunzione di conoscerlo, e di osservarlo con la stessa freddezza con cui Giampaolo Pansa parla di “cucina del Ristorante Italia” dove, per fare ordine, occorre che “arrivi qualcuno dall’esterno della cucina con un progetto autoritario e provi a riformare tutto [...] Ma cosa dobbiamo invocare, l’arrivo della dittatura? Io non credo!” (La grande crisi della politica in Matrix del 23 maggio 2007, Canale 5).

Noi sappiamo che a situazioni estreme la storia risponde con soluzioni drastiche. Non è forse vero che nell’antica Roma, veniva periodicamente eletto per la durata di sei mesi un “Dittatore”? E cosa era Cincinnato, il salvatore della Patria nei momenti di debolezza, se non il dittatore invocato?

Immersi in questi scenari generali, abbiamo deciso la nostra azione politico-culturale, certi che la goccia (Modica) prelevata da un catino d’acqua  inquinata (Italia) contiene tutti i suoi germi patogeni.

Preferiamo il discorso locale perché qui il cittadino ha la possibilità di dare un volto ai “germi patogeni” che si chiamano: voltagabbanismo, arroganza, mediocrità etica e politica. Abbiamo scelto d’interessarci della cucina di Palazzo San Domenico (ormai un residence!) e del ristorante attiguo, perché vediamo più da vicino i volti dei commensali.

Non ci preoccupa l’accusa d’essere presuntuosi, qualunquisti e antipolitici, visto il pulpito dal quale proviene e del quale da simpatizzanti siamo divenuti antipatizzanti, come il pessimista è un ottimista che ha fatto esperienza.

L’annunciata “Intervista a Terzo Occhio”, dopo un grande lavorìo e qualche litigio con l’intervistatore Carmelo Modica, dovrebbe essere distribuita nelle edicole modicane entro il mese di agosto, e ci sembra la giusta conclusione della prima fase della battaglia. Con l’aiuto delle dichiarazioni rese in varie occasioni da Pietro Torchi, Giuseppe Drago, Riccardo Minardo, Carmelo Carpentieri, Giorgio Cavallo, Domenico Pisana, Giuseppe Barone (per limitarci ai più noti), vi si rappresenta la microfisica del potere modicano e vi si fa quell’analisi dell’esistente che diviene il presupposto per elaborare una linea d’azione e d’intervento (come il “Che fare?” di Lenin).

La seconda fase partirà da questi due postulati: il Male è al potere; il Male può essere battuto solo a livello culturale, perché ha un potere economico impressionante con cui controlla ed assoggetta la società civile.

Noi tenteremo di elaborare un’azione che coinvolga tutti gli uomini di buona volontà che non si vergognano d’esserlo, e dia un volto ai “germi patogeni”, tra i quali privilegeremo i “Voltagabbana”, osservando con cura i luoghi dove più numerosi abbiano preso momentaneo alloggio, come il Movimento “Idea di centro”.

Intendiamo creare un clima culturale per il quale al viso di ogni politicante si associ la figura del voltagabbana che è, se lo è, e lo stesso per l’arrogante ed il politicamente mediocre.

Per farci meglio capire, riportiamo un episodio esemplare. Il Movimento giovanile di Alleanza Nazionale, il 18 maggio scorso, ha preso la lodevole iniziativa di rimuovere i manifesti elettorali abusivi che imbrattavano molte zone della città. Una settimana dopo, un esponente ormai grandicello della stessa A.N., di cui era Commissario, le imbrattava nuovamente con un manifesto di ringraziamento a quei cittadini che pure lo avevano trombato al Consiglio provinciale e non avevano eletto neanche un Consigliere comunale del suo Partito a Modica. Di cosa ringraziava costui? Forse della “grazia” ricevuta da parte del potere di fare l’Assessore? Ma di ciò, che merito potevano averne i suoi elettori per essere così ringraziati?

Se nessuno farà mai caso a questi piccoli fatti, la loro somma diventerà un fardello insostenibile che ci toccherà portare tutti.

Siamo nel buio di un tunnel e il potere ci regala occhiali da sole. Per proteggerci da cosa? Forse dall’insopportabile vista della sua sostanza?

Se volessimo uscire nella luce e ci liberassimo delle lenti affumicate, vedremmo i nostri politicanti nudi. E loro sanno bene quanto sia oscena la loro nudità.

Prendete nota: Domenica 5 e mercoledì 15 agosto sulla spiaggia di Marina di Modica distribuiremo il nostro “Foglio di battaglia” nel quale sarà spiegato il programma d’azione della seconda fase. Buone vacanze.(Terzo Occhio in Dialogo giugno 2007)

 

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Se la politica è Torchi noi siamo l’Antipolitica

 

Poichè la parola, per sua natura, è sempre stata ed è strumento attraverso il quale l’uomo trasmette all’altro concetti e visioni del mondo, il linguaggio è stato da sempre, particolarmente studiato dai rivoluzionari perchè attraverso la sua accorta manipolazione è stato possibile ottenere risultati importantissimi nell’azione di controllo delle popolazioni.

Infatti, riuscire a caricare una parola di un significato significa anche modificare il concetto che con essa si vuole trasmettere, con, almeno, il minimo risultato di creare un problema di comunicazione negli avversari.

La tecnica di caricare una parola di un significato non proprio, perseguente uno scopo nascosto, molto usato  come arma demolitrice, sia dai rivoluzionari che dalla propaganda, viene utilizzata anche dal  potere che ha il problema di conservarsi.

Per esempio valga il termine revisionismo che, pur avendo come significato proprio la normale attività di revisionare i concetti già acquisiti come verità, alla luce di inoppugnabili scoperte scientifiche o di documentazione storica, esso è divenuto un epiteto che i vincitori della seconda guerra mondiale utilizzano per impedire che sia posta in discussione la verità storica che hanno imposto.

Simile è il procedimento che si sta adottando con il termine antipolitica che un potere scialacquatore, amorale ed affarista lancia con grande disprezzo nei confronti di chi, sulla scorta di inconfutabili segni di delinquenza politica, tenta di opporsi al malaffare. Con l’incredibile pretesa di far passare l’idea che loro, i delinquenti, rappresenterebbero la politica, cioè il bene e chi si oppone l’antipolitica, cioè il male; loro, i delinquenti, il diritto, e chi si oppone il caos.

Chi ci conosce sa benissimo che l’accusa di antipolitica che ci dovesse essere rivolta dall’attuale dirigenza politica modicana per noi sarebbe un alto riconoscimento implicito, nella stessa maniera in cui ricevessimo un rimprovero da parte di un riconosciuto delinquente.

Perciò non è da escludere la possibilità che si possano creare le condizioni perchè questa qualità ci venga riconosciuta con una bella sentenza di condanna da parte di un giudice che “In nome del popolo italiano...ecc, ecc”.

Ovviamente saremo noi a scegliere quando, come, l’argomento ed il mediocre politico modicano che dovrà usarci la cortesia di querelarci. Sappiamo, e li stiamo valutando, che esistono meccanismi che prevedono la condanna del querelato e la distruzione morale e politica del querelante. Ormai la vera delinquenza è quella che il codice penale non riesce a codificare.

Ormai non è possibile trascinare davanti ad un giudice gli autori delle più efferate attività contro il benessere della Comunità, in una Nazione in cui si pensa di affidare a decreti legge il compito di tracciare le linee della civiltà abbandonando ogni Riferimento Superiore ed Alto alla Civiltà che pure i nostri padri ci avevano lasciato in eredità e custodia.

Stanno venendo i tempi in cui alcuni valorosi per trascinare il male davanti al giudice devono loro farsi trascinare davanti ad un giudice per chiedere la concreta propria condanna per aver violato una norma del codice penale formale ed ottenere la Condanna Morale del convenuto, costringendolo a rendere nota nel processo una non giuridicamente condannabile condizione di mediocre e di servo.

Per il momento diciamo,che se questi mediocri politicanti modicani sono la politica, noi siamo l’antipolitica: siamo, orgogliosamente l’antipolitica. Noi con costoro non vogliamo avere niente a che fare.

Sono questi i temi che i componenti del “Gruppo Terzo Occhio” hanno analizzato e discusso durante l’estate. E’ in questo periodo che è stato fondato il laboratorio culturale Terzo Occhio (LaborCulTO) come strumento essenziale di un nostro “Che fare?”

Un Che fare? che è la fase naturale di quel percorso iniziato nell’ottobre del 2004 con quella lettera aperta a nove modicani che pur non provocando quanto era stato ipotizzato, ha generato una situazione politico-culturale interessante che sta preoccupando la direzione politica modicana e faremo di tutto perchè questa preoccupazione aumenti.

Ci sembra che stia crescendo, una area culturale che possiamo definire “Area Terzo Occhio” che ancora non sappiamo circoscrivere. Essa non è quella definibile “antagonista”, anche se in questa direzione vediamo interessante la presenza in consiglio comunale del consigliere Cerruto; egli, infatti si  distingue per una marcata distanza dalla cultura identica che accomuna la maggioranza del centrodestra con la finta opposizione del centrosinistra, anche se poi egli non riesce a liberarsi dalla camicia di forza di un modello ideologico che ha fallito e ci auguriamo che riesca a porsi in maniera disincantata. Dio sa quanto vorremmo sbagliarci.

Esiste una vera e propria rete formata da più gruppi che,  senza gerarchie, sta lavorando e  coltivando propri interessi culturali e trovandone grande gratificazione ha posto e pone in atto un’attività culturale istintivamente convergente che pare cominci a dare frutti in direzione di un clima in cui si possa percepire la incredibile mediocrità culturale della classe politica che governa Modica.

E’ stata pubblicata “L’intervista a Terzo Occhio” di Carmelo Modica, una “Lettera aperta al Sindaco di Modica” e l’ultima domenica di ottobre in una bancarella del mercatino dell’usato sarà distribuito il tredicesimo numero unico del foglio di battaglia “Terzo Occhio”.

In questo quadro si è inserito “Bernaldo Del Bianco”, autore di tre libretti dissacratori e pesanti, che daranno sostanza ad un libello che sarà pubblicato entro il mese di novembre a cura del Gruppo “Terzo Occhio” dal titolo Cultura e salsiccia che avrà come attori principali Il Sindaco, l’ex assessore Cavallo e l’ex assessore Barone. Completa il panorama dei lavori in fase di pubblicazione la “Lettera aperta all’on Minardo”, con la quale si chiede all’interessato di smetterla di offendere i cattolici modicani.(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2007)

 

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I Ds (ora Pd domani chissà ma sempre Guareschiani) modicani e la cultura.

 

La politica non ha memoria, non vuole avere memoria, a volte le conviene non avere memoria.

E’ quello che accade al neo segretario cittadino dei Ds Giancarlo Poidomani che ha chiesto al Sindaco Torchi due cose (Giornale di Sicilia 3 ottobre 2007): a che punto è la pubblicazione degli atti del Convegno storico sulla Contea di Modica tenutosi in occasione del settimo centenario. Il prof. Giancarlo Poidomani se non ha applicato le tecniche della disinformazia comunista ha certamente adottato quelle della “Confusazia”.

Noi condividiamo in toto le richieste del Segretario Cittadino dei Ds, ma le accoglieremmo con maggiore intima soddisfazione se esse fossero precedute da un doveroso preambolo, il cui contenuto ci permettiamo di suggerirgli qui di seguito, con parole nostre.

 

“Signor Sindaco, Piero Torchi Lucifora,

premesso che anche noi non abbiamo mai posto ordine nella gestione del Teatro Garibaldi, pur avendo il merito di averlo restaurato e restituito alla sua funzione;

premesso che anche noi abbiamo ricoperto la carica di Assessore alla Cultura insediandovi uno dei nostri uomini migliori, e che per tutto il periodo del suo mandato, detto Assessore non ha pubblicato gli atti del Convegno storico sulla Contea di Modica (marzo 1996) e, per di più, non ha nemmeno consentito agli studiosi di prenderne visione in opportuna sede;

premesso che il medesimo Assessore, operando una premeditata confusione tra pubblicazione e consultazione, si è permesso di prendere per i fondelli i rappresentanti di Fiamma Tricolore i quali chiedevano di rendere disponibili i testi, ancorché non riuniti in pubblicazione patinata, all’osservazione degli studiosi;

premesso tutto ciò, ci piacerebbe sapere quale sarà la politica culturale della II Amministrazione Torchi, ecc.”.

 

Senza simile premessa, ci sentiamo di dire al cortese Giancarlo Poidomani che, col suo Comunicato stampa, rischia di offendere l’onestà intellettuale, la sua in primo luogo, che non ci sembra ancora divenuta un valore così anacronistico e, per questo, forse farebbe miglior figura ad astenersi dallo sproloquiare sulle nequizie altrui delle quali è responsabile per il prima e, per il dopo e sino ad ora, correo.

L’apparato di partito forse gli ha sottaciuto che una, sia pur minuscola, casa editrice locale aveva proposto all'Assessore della sua parte politica di stampare, in edizione povera, gli atti del Convegno, almeno nella quantità di copie necessarie per inviarle alle due principali biblioteche nazionali ed a quelle siciliane (non sarebbero servite più di 40 copie) in modo da consentire agli studiosi di consultarli. Vorremmo anche informarlo, qualora non ne fosse a conoscenza, che la risposta dell’Assessore all’editore fu che gli atti dovevano: "essere pubblicati come si deve".

Il Comunicato del Segretario Ds ci riempie di tristezza.

Come non è dignitoso violentare la Storia sino ad inventarsi la balla della Giostra dei Chiaramente, allo stesso modo, non è possibile organizzare nel 1996 il Convegno storico sulla Contea di Modica, con impegno della pubblicazione degli atti, e far trascorrere tanti anni di gestione diretta dell’Assessorato alla Cultura senza poi farlo, e venendo  fuori con un estemporaneo Comunicato che rivela una brusca saccenteria giammai sfiorata dal minimo sentore di autocritica.

Non ce ne voglia il Segretario Poidomani, se noi non riusciamo ad associare il suo Comunicato al concetto di Cultura, ma lo rassomigliamo piuttosto ad un nobile salume come la salsiccia modicana, insaporita dal peperoncino ed aromatizzata con semi di finocchio selvatico, il cui trito viene insaccato nel budello di un suino dal quale non può, né deve, uscire.

Altrettanto odore di salsiccia non cotta sentiamo nel modo di proporre la nomina di Andrea Tidona per il ruolo di Direttore artistico del teatro Garibaldi.

A noi Andrea Tidona ci sta bene, anzi, benissimo! Infatti, non solo lo stimiamo per il lustro che dà alla sua città, ma gli vogliamo bene anche come amico, mai insuperbito dal successo e sempre disponibile. Ma la sua augurata nomina non può precedere il progetto (culturale ed amministrativo) di organizzazione, impiego e fruizione sia delle risorse che delle potenzialità del Teatro e, quindi, della sua gestione. (1)

Seguire la strada all’inverso, ci somiglierebbe troppo alla procedura utilizzata per scegliere d’innestare un ramo della nostra città con la talea di un “Corso di laurea in Scienze del Governo e dell'Amministrazione”, decidendo senza riguardo per le reali esigenze del territorio e senza un progetto, se non quello funzionale al soddisfacimento di un programma di parte.

Sull’ultimo argomento, il LaborCulTO sta elaborando uno studio che sarà pubblicato entro l'anno.(Terzo Occhio in Dialogo novembre 2007)

 

(1) Per completezza d’informazione, vogliamo ricordare che un tuttologo universitario, figlio di un Amministratore allora in carica e compagno di partito del Poidomani, sputava sentenze estetiche sulla scelta delle poltroncine del Teatro.

 

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L’abisso incolmabile fra Cultura e violenza, fra Civiltà e barbarie

 

Nonostante l’età avanzante intensifichi il crescente desiderio di astrarci dalla realtà che ci circonda, indotti dalla constatazione che l’attuale non è né bella, né buona, né giusta, ci sono avvenimenti che ci tirano per la giacchetta (la gabbana che mai abbiamo rinnegato o rivoltato) e ci forzano a formulare pareri.

La contingenza che ci obbliga ora, è la notizia (vera o artefatta che sia) di pratiche minatorie nei riguardi di cittadini modicani.

In premessa, ci sembra utile annotare che il nostro espediente d’indossare uno pseudonimo continua a funzionare, poiché molti attribuiscono di volta in volta la responsabilità delle nostre sporadiche manifestazioni alla persona sbagliata.

L’errore degli insaziabili ricercatori dell’inconcludente potrebbe derivare da due fatti concomitanti, preparati con cura al momento della scelta del progetto di dare più importanza a quel che si dice che a chi lo dice.

Il primo: noi stiamo a Modica per brevi periodi, perché adoperiamo le nostre risorse per viaggiare e recarci là dove si pratica con serietà gioiosa la celebrazione della Cultura e non la sua finzione, rinunciando di buon cuore a vedere ed odorare le escrezioni che sempre si rivelano essere gli “eventi” culturali annunciati con gran clamore di costosa pubblicità. Solo una volta l’anno si può sopportare il pessimo gusto del “concerto di Natale” viennese con il pubblico che batte il tempo nell’inevitabile e conclusiva marcia di Radetzky. L’evento culturale non si programma: esso avviene quando si condensino in un unicum irripetibile tutte le variabili che lo determinano. Che una manifestazione culturale sia stata un “evento” lo si capisce sempre quando si è conclusa, rimanendone perenne l’effetto nella memoria.

Il secondo: un ristretto numero di fidati sodali, da contare sulle dita di una mano, a seconda delle necessità, ci aiutano a stravolgere (errori compresi) lo stile degli scritti che inviamo loro, in modo da sviare chiunque persegua la futile curiosità di una scoperta inutile. Nel nostro travestimento, oltre ad ispirarci a Zorro (che, come tutti sanno, in spagnolo è il maschio della volpe) abbiamo preso in considerazione anche l’Idra delle paludi di Lerna, le cui molte teste ricrescevano non appena tagliate, appurato che a Modica non c’è un Ercole capace di eliminarla e tuttavia speranzosi che un Euristeo del caso ne mandi da queste parti almeno un simulacro incaricandolo della fatica di farlo, essendo onorevole soccombere a un degno avversario.

Abitare in pianta stabile in un luogo non offre né maggiori né minori possibilità di conoscerlo. Anche a starne lontani si può essere informati di ciò che vi avviene. Il mondo si è fatto piccolo ed è assetato dello stesso anelito alla mediocrità omologante: la differenza ormai sta solo nel grado di limitatezza degli omologati e di violenza dei loro avversi.

Abitare in pianta stabile in un qualsiasi luogo non offre né maggiori né minori possibilità di fare Cultura.

Giovanni evangelista ci narra di Filippo, che dice a Natanaele di aver trovato Colui di cui hanno scritto i Profeti e che è di Nazaret. Il povero Natanaele non può trattenersi dallo sbottare in una domanda retorica: “Da Nazaret può mai venire qualche cosa di buono?”, ma poco dopo Gesù lo convince del suo errore di valutazione. Naturalmente questo non può aver cambiato l’idea che a quel tempo la gente aveva di Nazaret, ma almeno ci dice che da quel paese poteva venire anche qualcosa di buono.

Allo stesso modo si può nutrire la speranza che da Modica possa venire, come venne un tempo, qualcosa di Cultura ed è indegno di un uomo di cultura minacciare; persino chi si crede di esserlo non essendolo.

La Cultura non può essere imposta, perché ciò è contrario alla sua stessa essenza: la Cultura emana un fascino irresistibile capace di attrarre chiunque. Ella fa proseliti per seduzione, mai per imperio.

Non è forse Cicerone nel suo Brutus a dire: “Vincebamur a victa Graecia, eravamo vinti dalla vinta Grecia”, per significare la sconfitta di Roma nel campo dell’eloquenza? E chi non ricorda il verso di Orazio, “Graecia capta ferum victorem cepit, la Grecia conquistata ha conquistato il selvaggio vincitore”? Con questa frase il poeta di Venosa afferma, una volta per tutte e proverbialmente, la superiorità della Cultura e dell’Arte sulla forza delle armi (oggi sulla forza del denaro).

E’ possibile che il mondo sia tanto cambiato che alcuni dissennati pensino che la Cultura possa imporsi con la violenza, con la minaccia, con l’intimidazione? Siamo certi di no, almeno quanto lo siamo del fatto che la prepotenza di coloro che propugnano un tale errore dimostra in maniera incontestabile il loro delirio da incivili e da incolti.

Poiché la Cultura è l’unica cosa che nessuno ci può rubare, è anche l’unico tesoro che abbiamo sempre a disposizione per farne dono.

Le associazioni dei commercianti ci dicono che la corsa allo shopping natalizio subirà un drastica riduzione a causa della penuria di pecunia nella quale siamo costretti dalle deliberazioni di governanti non eletti dal popolo, ma nominati a loro immagine e somiglianza da personaggi del tutto privi di cultura nel chiuso di gabinetti d’indecenza.

Gli uomini di buona volontà potrebbero cogliere questo calo di frenesia spendereccia come occasione per rallegrarsi le prossime festività leggendo un libro.

Nell’augurare a tutti ogni bene, ci congediamo dal 2007 offrendo un piccolo suggerimento che speriamo risulti utile: leggete, o rileggete, quei testi che hanno dimostrato di resistere nel tempo e considerate la straripante quantità degli altri alla stregua di cronache da giornale. Una volta l’anno, almeno una volta, rinunciamo alla superficialità delle informazioni ed immergiamoci nelle profondità sterminate dell’animo umano.

A puro titolo di esempio, siamo sicuri che molti rimarrebbero affascinati leggendo l’Antico Testamento, soprattutto i cattolici i quali, ritenendolo ormai Vecchio e così chiamandolo, non  sembrano adusi a frequentarlo senza il filtro peloso di mediatori istituzionali. Forse, la malia di quel libro potrebbe indurli a comprendere cosa sia Cultura.

(Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2007)

 

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Programma 2008: I diari segreti del Sindaco Torchi e la messa in scena di Don Calogero e....

 

La fine di un anno e l'inizio di un altro suggeriscono sempre consuntivi e programmi. Un caro amico, che fa parte del Gruppo Terzo Occhio, ci ha fatto dono di tutto il materiale che il Gruppo stesso ha elaborato: 14 fogli di battaglia e tutti i titoli contenuti nel catalogo delle "Edizioni di Terzo Occhio".

Ci sembra un lavoro davvero degno di particolare considerazione e stima; ogni elaborazione, pur essendo il frutto di una singola persona, sembra obbedire ad una unica logica e ad un unico progetto. Il materiale era accompagnato da una breve nota che, pur non essendo un vero programma, elenca alcune cose che il Gruppo ha in animo di realizzare.

Su due di esse vogliamo soffermarci perchè le consideriamo di fortissimo impatto.

Pubblicazione dei Diari segreti del Sindaco Piero Torchi Lucifora.

E' davvero geniale l'idea di pubblicare fantasiosi diari segreti del Sindaco capaci di mettere a nudo il "pensiero politico" del nostro primo cittadino, anche perchè lo stesso ha dato più volte segni di insofferenza a questo modo di essere posto in discussione. Noi consigliamo la pubblicazione a puntate. Solo così sarà possibile adattare il testo ai fatti del momento e di stimolare con più efficacia il sorriso, la riflessione e, speriamo la reazione elettorale.

Messa in scena della rappresentazione teatrale: Don Calogero, il Sindaco, il Professore ed i voltagabbana.

Questo progetto è senza dubbio il più ardito ed impegnativo ed è per questo che intendiamo dare subito un nostro primo contributo. Ci sembra anche indovinata la persona cui è stato affidato il compito di redigere la scenografia, ed è anche saggio non rilevarne il nome per evitare che riceva pressioni inquinanti o dissuasive anche se, siamo certi, sarebbero state inutili.

Per quanto riguarda il soggetto, noi immaginiamo cinque personaggi cui far corrispondere i seguenti atteggiamenti mentali e comportamentali:

Don Calogero: è il detentore del potere economico. E' sempre presente nella scena o direttamente oppure attraverso i colloqui degli altri attori. Mantiene sempre un comportamento calmo ma deciso. Un comportamento di neo borghese impegnato nel suo intimo a divenire nobile ma che di tanto in tanto ha dei cedimenti che rivelano l'antica origine.

Il Sindaco: mantiene atteggiamenti servili nei confronti di Don Calogero ed esageratamente arroganti con il capogruppo della maggioranza. Vive momenti di ducismo e momenti di rassegnazione alla condizione di figura incaprettata da una ragnatela di interessi privati, clientelari e di Famiglia.

Il Professore: Riceve da Don Calogero l'incarico di organizzare un corso di formazione per Consiglieri Comunali. I colloqui dovranno in effetti definire le qualità morali del consiglieri comunali e lo stato di asservimento alla struttura di potere, dal quale sono telecomandati. Studiare anche la possibilità che fornisca consulenze dotte al capogruppo della maggioranza sul come travestire gli interessi individuali e di famiglia in interessi politici e di commovente dedizione al bene della Comunità.

Capogruppo della maggioranza: Dovrà rappresentare la figura dell'antico "caporale". Ha rapporti diretti con Don Calogero e con il Sindaco. Con quest'ultimo intrattiene rapporti aspri perchè entrambi cercano di dimostrare a Don Calogero di essergli più utili ed risolutivi.

Capogruppo della minoranza e voltagabbana: Ha un rapporto di speranzoso servilismo nei confronti di Don Calogero. In lui si materializza la messa in scena dell'opposizione fittizia, fatta di formali prese di posizione contrarie e di sostanziali convergenze di interessi. Riceve da Don Calogero più apprezzamenti formali che il suo collega capogruppo della maggioranza. Una scena dovrà prevedere la richiesta a Don Calogero di passare con la maggioranza. Questi lo convincerà sull'utilità della sua presenza nelle fila dell'opposizione dove potrà meglio tutelare gli interessi della famiglia che, ovviamente si farà carico di ogni sua spesa in occasione delle campagne elettorali. Spiegherà, pure come non si deve mai escludere che qualora fosse necessario perdere le elezioni, la famiglia manterrebbe suo tramite un qualche aggancio con il nuovo potere. In questo contesto debbono, attraverso i colloqui, essere fatti tutti i nomi dei voltagabbana modicani. Una voce fuori campo spiegherà il significato nobile e quello meschino del voltagabbana secondo il vocabolario della lingua italiana.

L'onorevole: Più o meno come il Sindaco, con qualche colpo di stizza in più nei confronti di Don Calogero.

A questi personaggi principali si dovrebbero affiancare altri personaggi che possono essere materializzati anche solo dai colloqui tra questi attori principali. Pensiamo al piccolo imprenditore in sofferenza finanziaria che da Don Calogero ottiene lavoro in cambio di voti e tutte quelle persone che per ogni genere di attività sono costretti ad avere contatti quella "gioiosa macchina per prendere voti" che è la struttura amministrativa del Comune,. Non è da trascurare anche la presenza di un parlamentare "rattusu".

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Queste nostre indicazioni vogliono essere solo e semplicemente un piccolo imput ad un progetto sul quale invitiamo i pochi uomini liberi modicani che non sono ancora servi di qualcuno, a collaborare suggerendo personaggi nuovi e fatti specifici che devono caratterizzare i colloqui nella rappresentazione teatrale.

Ci sembra importante, in questo contesto, pensare ad una rappresentazione che sia capace di evocare la vasta trama intricata di manovre e di interessi che sovrasta l'attività del Consiglio comunale e tutto ciò che avviene prima di una riunione di un Consiglio Comunale, o di una Giunta. Una rappresentazione teatrale godibile da chiunque ma con un valore aggiunto per i modicani perchè fatti specifici e riferimenti oggetto dei colloqui devono essere capaci di dare un volto del politicante da sospettare.

Traendola dagli articoli che furono pubblicati nel 1985 su "I siciliani" di Giuseppe Fava, ci permetteremo di proporre al Gruppo la lettura dei passi che sono capaci di costituire l'antecedente dell'attuale sistema di potere politico-economico modicano, che potrebbe precedere con una voce fuori campo, l'ingresso nella scena di Don Calogero.

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Tutto questo per un gruppo di pressione culturale, quale ci sembra debba essere quello di Terzo occhio ha un valore aggiunto perchè da solo costringe a volare alto, nel campo delle sfide impossibili, dove il velleitarismo può suggerire di mirare al Sole con il pericolo di fare la fine di Icaro, ma pensate quale risultato se, invece, messa in scena in piena campagna elettorale, questa rappresentazione teatrale dovesse essere capace di rendere inutili i miliardi di un potere arrogante e culturalmente mediocre.

Kermesse di Terzo Occhio: mostra itinerante.

Dopo aver riletto il materiale elaborato dal Gruppo vorremmo suggerire di organizzare una mostra itinerante organizzando con gigantografie , volantini, libelli e cartoline tutto il materiale pubblicato. Mostra Itinerante perchè essa non deve essere limitata, come al solito, solo a Piazza Matteotti ma estesa a tutti i quartieri di Modica, anche extraurbani, specie dove alcuni voltagabbana, consiglieri telecomandati, assessori bocciati dalla democrazia e promossi dalla Famiglia pensano di essere i feudatari. E' necessario provocare il sistema ed i boss e sperare nella mediocrità della loro reazione. (Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2008)

 

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Il nostro futuro Sindaco sarà Peppi Cuoppula dottore in salsiccia e Culatello.

 

"Ci sono delle epoche nella storia in cui si può andare avanti soltanto tornando indietro. Sono le epoche di decadenza, nelle quali una civiltà che si credeva acquisita si viene disfacendo sotto i nostri occhi costernati. Quando un organismo va in putrefazione, non si può costruire niente tra miasmi. [...] Questo è l'inizio della prefazione di Panfilo Gentile al libro "Apologia della reazione", di J: P. D'Assac, edizioni Il Borghese 1970, che un nostro amico, provocatoriamente, viste le nostre idee di "sinistra", ci ha dato in prestito.

Gli scenari nazionali, la immondizia di Napoli, l'arresto della moglie di Mastella, il veto alla visita del Papa alla Sapienza consentono di vedere questo organismo in putrefazione. E anche quando volessimo illuderci che si tratta di problemi a noi lontani, basterà sentire Torchi, Minardo (Zio e nipote) Carpentieri (Zio e nipote), Drago e gli altri per capire che siamo in presenza di una metastasi generale che non ha risparmiato il livello comunale.

Bisogna ricominciare- aggiunge Panfilo Gentile - da capo, tornare indietro e recuperare ciò che si è perduto. Perciò oggi il progresso può significare solo reazione. L'unico modo di essere progressisti è di essere reazionari.

Per reagire, però occorre assumere la consapevolezza di tale decadenza ed individuarne natura e responsabilità.

Occorre esercitarsi a distinguere il mediocre dal normale e per fare ciò occorre ispirarsi a principi perchè solo essi obbligano a presentare delle vedute essenzialmente sintetiche che, proprio perchè sintetiche, forniscono una vera spiegazione e non una semplice e spesso rissosa descrizione della realtà.

Occorre cioè cercare di creare una piattaforma culturale che costituisca per la riflessione a la meditazione un punto di partenza adatto e sufficiente per elevarsi oltre la vana moltitudine delle opinioni personali.

In questa direzione riteniamo fecondo il pensiero radicale fecondo poiché è il solo che va alla radice delle cose, "fino all'osso", rimettendo in discussione la concezione-del-mondo che sta alla base di questa civiltà ed è l'unico in grado di creare concetti audaci che spezzano l'ordine ideologico egemonico.

Un pensiero radicale ma non "estremista", né utopico, perché non avrebbe alcuna presa sulla realtà, ma capace di anticipare il futuro rompendo con un presente irrimediabilmente corroso da una mediocrità politica criminale.

Abbiamo molto apprezzato il chiarimento che ha dato Carmelo Modica a Domenico Pisana sulla scelta da fare quando le parole non sono sufficienti a variare il clima mediocre che sta ammorbando la nostra città. Ecco perchè, esclusa la violenza diretta, non rimane altro che scatenare delle vere e proprie tempeste politico-culturali, e per fare ciò è essenziale procedere cercando di percepire il senso generale delle cose, senza farsi imbrigliare da banalità.

Questo metodo ci viene suggerito dalla lettura della documentazione che riguarda una querelle tra il gruppo Terzo Occhio ed il prof. Giancarlo Poidomani, che certamente sarà il canovaccio principale del libello annunciato "Università e culatello" al quale anche noi daremo un contributo.

Ebbene possiamo anticiparvi, cari lettori, che è davvero incredibile la capacità che hanno alcune dichiarazioni del Poidomani di delineare un profilo davvero inedito del "professore universitario", dell'"ex comunista", del "politico" e, per certi versi, dell'"uomo"; dichiarazioni rese dal Professore in uno stato di mal celata rabbia per essere stato semplicemente contraddetto e quindi più vere e genuine e, quindi più utili per esprimerne il carattere ed il valore politico dell'uomo.

Faremo constatare al Professore Poidomani, molto tranquillamente, come le parole contano enormemente perchè sono il fondamento dei concetti, i quali a loro volta sono lo stimolo semantico delle idee che in origine sono il motore delle azioni.

Lo abbiamo già detto: "il Male è al potere" e si alimenta della mediocrità, della menzogna e della mistificazione della realtà.

E' capace di stringere alleanze con gli utili idioti ed i voltagabbana, sa nascondere il gladio sotto la toga per poi colpire più forte, conosce l'arte dell'agguato.

Noi stiamo cercando di creare a Modica un territorio liberato dalla ideologia della mediocrità politica, nella consapevolezza che la fine del ciclo ha delle sue regole e dei tempi di maturazione ai quali occorre adeguare ogni azione.

Questa è la fase della denuncia radicale. Se un onorevole fa entrare in una famiglia 1.350,00 € netti facendo lavorare quattro persone di quella famiglia con altrettanti lavori precari ottenendo in cambio per esempio 80 voti alle elezioni, quale può essere la ricetta del Gruppo Terzo Occhio per liberare questa famiglia dal filo di asservimento creato dall'onorevole?

Qualche tirapiedi di Torchi, o lui stesso, ha qualcosa da obiettare se diciamo che Torchi è un mentitore politico visto che si è candidato pur sapendo che si sarebbe dimesso per candidarsi alle regionali?

Ed è normale che noi dobbiamo spendere soldi per delle elezioni che servono solo al suo comodo?

Ed ancora: Torchi sarebbe stato eletto Sindaco se avesse detto con sincerità che era un Sindaco che fottendosene della stato in cui lasciava Modica si sarebbe dimesso per diventare onorevole?(1)

 

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L'azione di Terzo Occhio non è mossa da alcun prurito elettorale. I modelli politico-culturali dei Poidomani, dei Torchi, dei Draghi, dei Minardo, dei Carpentieri e degli altri vengono utilizzati per cogliere i canoni che caratterizzano la decadenza e la mediocrità politica, che non è una nostra invenzione ma è racchiusa tutta, ed in maniera evidente nei risultati oggettivamente fallimentari.

Sappiamo che stiamo vivendo la fine di un ciclo, addirittura sappiamo che il prossimo Sindaco di Modica ci farà rimpiangere il Sindaco Torchi, e da rimpianti in rimpianti arriveremo prima o poi all'ultimo Sindaco di Modica che nel preciso rispetto della tendenza alla mediocrità sempre più accentuata sarà "Peppi Cuoppula" proclamato dottore presso la facoltà del culatello.

Chi ha buone orecchie sa che non ci sbagliamo. Il nome che si fa largo tra i tavoli della Latteria e nelle sale dei barbieri è in linea con questa nostra davvero facile previsione.

 

(1) Se Torchi non si presenterà alle regionali non è perchè prima di andarsene vuole sistemare il Comune ma è solo perchè nei giochi della politica è stato fatto fuori

(Terzo Occhio in Dialogo febbraio 2008)

 

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I pennivendoli della politica modicana che hanno inquinato la nostra città.

 

La carriere politica si sviluppa di norma su tre livelli ed ognuno di questi livelli richiede un particolare tipo umano.

Il primo si presta a poche discussioni: è quello che presuppone soldi, molti soldi... davvero tanti soldi, con i quali "comprare" un posto vincente in una lista vincente.

Il secondo è quello di crearsi un pacchetto di voti con l'attività di "sbrigafaccende", di piccolo maneggione di miseri piaceri ed iniziare una carriera al servizio di qualche potente per denaro o per politica.

Un terzo è quello di brigare per fare il portaborse ad un onorevole alcuni anni, carpirne i segreti, i difetti, le amicizie, i vizietti pubblici e privati e vedere quale spazio sarà possibile ottenere.

E' facile rilevare come questi tre profili hanno in comune il fatto che non occorrono particolari competenze, cultura e capacità. E' sufficiente un certo livello di spregiudicatezza curando di eliminare, ove fosse presente, ogni minima traccia di dignità personale, senso di giustizia e senso dell'onore.

Ovviamente il primo modo è riservato a pochi fortunati: sono pochi coloro, infatti che possono comprare un posto sicuro di onorevole. Questo è il modo più semplice perchè con i soldi si fa carriera sicura: puoi essere una testa di c..zo vai avanti tranquillo ed ovviamente ti muovi su linee di vetta.

Per agire nel secondo livello non occorrono qualità particolari purchè si sia dotati di una forte propensione al servilismo nei confronti del potente di turno che di solito appartiene al primo livello con il quale contrattare sulla scorta del pacchetto di voti disponibili, piccoli vantaggi personali, sperando in una botta di culo, una situazione cioè, in cui il suo piccolo pacchetto di voti divenga determinante e gli possa consentire un qualche più o meno vile (tra vili) ricatto. In questa categoria umana si annidano i più spregiudicati voltagabbana che considerando il pacchetto di voti uno strumento di potere e di estorsione non si fanno scrupoli di buttarlo sul tavolo di chi offre di più. Un simile tipo umano non conosce il limite del ridicolo tanto pensare di moralizzare il proprio comportamento sostenendo che il mantenere gli stessi voti prima per esempio con i comunisti e poi con i berlusconiani è segno di coerenza e di riconoscimento. Un po come il nostro Berlusconi che nei voti che prende vorrebbe far risiedere il fondamento della sua illibatezza giudiziaria.

Il portaborse del terzo livello è elemento istrionesco; è quello che meglio degli altri sintetizza il modo di essere del politico attuale.

Ovviamente questi tre profili umani sono puramente indicativi e trovano un fattore in comune nella necessità di costruire un'immagine che possa raggiungere l'obiettivo di fare carriera.

Ed in questa necessità converge sia l'esigenza del candidato con i soldi, molti soldi che deve occultare la testa di rapa che è, la sua mediocrità politica, la sua inesperienza, la sua inconsistenza caratteriale, sia quella del portaborse che attraverso l'immagine creata a tavolino deve accreditarsi non come lacchè e servo del potente di turno ma come delfino o come , "colonnello" (1), sia quella del caporale del terzo livello che cerca di trasfigurare nell'immaginario collettivo la sua mediocre qualità di caporale e sfruttatore dei bisogni della povera gente in missione cristiana ed umana carità.

E' da queste esigenze che nasce il prototipo del politico moderno che nella folla si distingue come si distingueva il poliziotto degli anni trenta perchè, in maniera appariscente lo noterete quasi sempre in giacca e cravatta osservando in maniera quasi maniacale il seguente decalogo:

1. Dare l'impressione di avere successo con le donne, magari mettendo in giro storie boccaccesche e poi ostentando sentimenti religiosi.

2. Sembrare terribilmente importante.

3. Farsi sempre vedere con la gente che conta.

4. Parlare con autorità, ma soltanto di fatti ovvi e comprovati.

5. Non entrare mai in discussioni; se costretti, porre una domanda irrilevante, appoggiarsi allo schienale della poltrona con un ghigno soddisfatto e, mentre gli altri cercano di capire cosa sta succedendo, cambiare argomento.

6. Ascoltare attentamente mentre gli altri discutono. Poi seppellirli con una frase fatta.

7. Ottenere un incarico di prestigio e poi cercare un posto all'ombra.

8. Tenere sempre la porta del ufficio chiusa per mettere i visitatori sulla difensiva e dare l'impressione di essere sempre in riunione.

9. Mai dare ordini per iscritto.

10. Non avendo argomenti per convincere è meglio mirare a confondere.

Don Calogero e il Professore

L'idea lanciata dal Gruppo Terzo Occhio, di scrivere una sceneggiatura sul Don Calogero modicano per un possibile atto unico presso il Teatro Garibaldi ha dato un suo primo risultato.

Giovanni Dormiente, noto studioso e scrittore modicano, autore dell'unica biografia del nostro concittadino illustre Pietro Floridia, ha scritto una sceneggiatura che, raccolta in un quaderno sarà presto distribuita in tutte le edicole e librerie Modicane a cura delle Edizioni Terzo Occhio.

Il "Don Calogero" di Giovanni Dormiente non è quello che ha in mente il gruppo Terzo Occhio. Esso costringe alla riflessione e si fa apprezzare più per il suo valore letterario costruito principalmente con metafore che pare vogliano attardarsi a far gustare il buon scrivere e l'ottimo raccontare che lanciare un messaggio politico-culturale.

Il Don Calogero del Gruppo Terzo Occhio, invece non vuole fare sconti al sistema. Dei colloqui curerà prima di tutto la capacità di suscitare sentimenti di ribellione ed anche se per prudenza ostenterà l'immancabile "ogni riferimento a persone è puramente casuale", non un solo spettatore uscirà dal Teatro senza aver riconosciuto i personaggi cui attribuiamo le grandi responsabilità sull'inquinamento della vita economica e sociale della nostra città.

Se poi qualcuno vorrà rendersi parte attiva per un secondo atto presso un'aula giudiziaria, ovviamente non ci tireremo indietro.

(1) che in effetti è la sindrome ed il rimpianto di chi non ha fatto il militare nè forse poteva farlo per mancanza dei requisiti psicofisici

(Terzo Occhio in Dialogo marzo 2008)

 

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Failla, Incardona, Occhipinti, Nanì: la prova che Alleanza Nazionale è già squagliata.

 

Il risultato più significativo di queste elezioni nazionali è la scomparsa dal Parlamento Italiano di ogni forma di antagonismo: tutti i partiti che si riconducevano al Partito comunista sono stati espulsi dal Parlamento.

La falce ed il martello ritornano ad essere cimeli di arnesi da lavoro, perdono ogni significato simbolico e politico, sotterrati dagli stessi che in loro nome avevano alzato le barricate della difesa dell'uomo: non siamo contenti! Speravamo che quelle penne di filosofi, giornalisti e politici, che per anni, pur ignorando il sangue di milioni di uomini uccisi dal comunismo, hanno di quest'ultimo sostenuto un orizzonte culturale utopico avessero potuto continuare ad essere un riferimento contro la malapolitica.

Ed invece no, esse sono state frantumate dall'azione nefasta dei nuovi barbari che si è materializzata nella R moscia di Bertinotti e nel trivialismo inconcludente, pretenzioso e becero di Diliberto.

Analoga sorte era toccata all'antagonismo di destra. Un processo lungo, scientificamente preparato e realizzato sin dal congresso di Fiuggi con la nascita di Alleanza Nazionale. Un atto dopo l'altro, meditati, senza congressi, con giudizi storici accomodanti per evitare reazioni corpose dell'elettorato e dei militanti, con progetti di scioglimento attuati secondo la ferrea strategia veltroniana (sono simili anche in questo) del "...ma anche".

La stessa recentissima decisione di sciogliere Alleanza nazionale subito dopo le elezioni viene ancora annunciata come subordinata al deliberato della direzione nazionale del partito, in un clima di chi lancia il sasso nasconde la mano ed aspetta le reazioni per vedere come va.

Così Sebastiano Failla per sostenere il suo " politicante datore di lavoro " On. Incardona, scrive che lo stesso all'interno del Pdl avrebbe lavorato "per la riuscita del progetto del Presidente Fini" (scioglimento di Alleanza Nazionale). Tre righe dopo, contando sulla scarsa memoria dei lettori, il buon Failla aggiunge che utilizzerà le sue 150 tessere (altissimo livello di coinvolgimento democratico) per impedire la scomparsa di Alleanza Nazionale. (Blog modicaliberata.it)

 

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Quale è il problema di fronte a questa macroscopica contraddizione?

Nella semplicità del linguaggio dei popoli nativi americani si direbbe lingua biforcuta. Noi che non abbiamo la saggezza di quei popoli diciamo esternazione di DNA democristiano.

Ovviamente solo gli allocchi ed i rincoglioniti aspettano di sapere. Non era necessaria la dichiarazione del Failla e non è necessario conoscere l'efficacia delle sue 150 tessere per sapere se Alleanza Nazionale si scioglierà oppure no.

Alleanza Nazionale non esiste più è stata già squagliata dalla mafia culturale imperante, quella mafia del pensiero unico alleata del Don Calogero di Turno!

Il processo di squagliamento è stato addirittura metabolizzato dal momento che nelle discussioni "fra camerati" si parla di uscite e rientri tra Alleanza Nazionale ed Udc come se nulla fosse.

Il buon Failla potrà darci del "fascista" ma sono i fatti ad autorizzare chiunque a pensare che andò nell'Udc per ottenere più di quanto aveva ottenuto da Alleanza Nazionale (Presidenza del consiglio provinciale) e poi, visto che non c'era trippa per i gatti, è tornato in Alleanza Nazionale per ottenere la vicepresidenza del Consiglio provinciale. Un po' come Meno Rosa che ad ogni cambiamento di casacca otteneva un assessorato.

E che dire di quel Giorgio Occhipinti che dopo il successo in Alleanza Nazionale alle provinciali dell'anno scorso, visto che non ha ottenuto nulla ha posto i suoi 1000 voti, come un assicuratore fa con il portafogli dei suoi clienti, a disposizione di Piero Torchi Lucifora, l'affossatore di Modica?

Ed ora che Torchì non è stato eletto in quali altri lidi cercherà di mettere a frutto il suo portafogli clienti?

E che dire di quel Nanì che, pur non avendo prodotto una sola idea degna di commento, ha favorito la campagna elettorale di Nino Minardo e Girolamo Carpentieri? Vale qualcosa questa verità con l'indizio che lo vorrebbe eletto alla provincia, l'anno scorso, grazie ad accordi avuti con un danaroso, molto danaroso, modicano?

Qualcuno aspetta la riunione della direzione nazionale per sapere se Alleanza Nazionale sopravviverà oppure no? Aspetti, aspetti...

Un inciso: pur essendo Meno Rosa, Sebastiano Failla e Nanì personaggi politici minori hanno il grande merito di impersonare tutte le caratteristiche del politicante attuale di pregio ed è per questo che li eleviamo a livello di simbolo della malapolitica, non per niente partiti dai due estremi politici si trovano oggi nello stesso calderone partitico.

La signora Moltisanti, nelle sue campagne elettorali, esibiva il manifesto con la foto del padre sul comodino, qualcuno per queste elezioni ha evocato la faccia pulita di Incardona ragazzino ed il coraggio del padre ucciso dai delinquenti, senza indicarci una sola qualità propria e personale, un solo provvedimento dell'on. Incardona riconducibile al patrimonio politico e culturale del partito cui dice di appartenere.

Se è un forzare le norme della genetica pretendere che l'eroismo del padre si debba per forza trasmettere al figlio, ci sembra, invece, che non sarebbe fuor di luogo se i comunisti definissero ora Incardona un "compagno che sbaglia" considerato che egli ebbe incarichi importanti nella gioventù comunista.

Cambiamenti di opinioni? Maturazione di nuove filosofie o un semplice, spicciolo, elementare ed interessato voltagabbanismo? Noi non abbiamo dubbi!

Auguri on Incardona per la sua elezione. Non si preoccupi, nessuno lo accuserà di essere un compagno che sbaglia perchè ci vorrebbero quei compagni che non esistono più...

Tiri avanti dritto on. Incardona da oggi non le mancheranno i buoni portaacqua

Tirate dritto tutti, Incardona, Meno Rosa, Nanì, Failla, anche Lei giovane promettente Occhipinti, a nessuno di voi il Berlusconi nazionale ed ancor meno quello locale, che vi hanno accolto nei loro harem, impedirà di pigiare un pulsante fosse anche solo quello di un telefonino per dire... non si preoccupi cavaliere... (Terzo Occhio in Dialogo aprile 2008)

 

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Meno Rosa a Terzo Occhio

 

Faccio riferimento alle ultime esternazioni di “Terzo Occhio” pubblicate nel n°4 di “Dialogo” del mese di aprile 2008 e la prima tentazione è quella di non dare peso e risposta a chi sostanzialmente gode di luce riflessa propria nell’essere da me considerato. Quando però “Terzo Occhio” scrive VERGOGNOSE FALSITà sul mio conto con la frase “Un po’ come Meno Rosa che, ad ogni cambiamento di casacca otteneva un assessorato” allora per il solo amore della verità è bene scrivere poche righe ma esplicative.

“Terzo Occhio” continua a celarsi dietro un anonimato che sinceramente è sempre più il segreto di Pulcinella. Chi ha il coraggio di ciò che dice e di ciò che fa mette sempre la sua faccia e la sua firma senza problema alcuno. A questo “AGITATORE DI PENNA” vorrei soltanto dire che prima di scrivere certe FALSITà dovrebbe documentarsi e portare fatti e prove a supporto citando quali e quanti sono gli assessorati dal sottoscritto ottenuti ed i relativi cambi di casacca.

Questo, ripeto, “AGITATORE DI PENNA” dovrebbe sapere che in 25 anni e più di attività politica e istituzionale il sottoscritto ha ricoperto solo due volte la carica di Assessore e sempre nella stessa formazione politica:

- dal mese di luglio 1985 fino a dicembre dello stesso anno e subito dopo silurato dalle Segreterie dei Partiti (lavoravo troppo e bene);

- dal mese di gennaio 1997 al mese di febbraio 2000 eletto dai cittadini sia Consigliere Comunale che Assessore, lavorando bene, facendo molto e parlando poco, ma ancora una volta silurato e scippato del ruolo di Consigliere Comunale e Assessore sempre dalle Segreterie dei Partiti rette da ben noti personaggi politici avidi di poltrone e dediti solo alle loro carriere politiche personali; gli stessi personaggi che predicando bene e razzolando male hanno distrutto il Centro-Sinistra a Modica; personaggi che i cittadini hanno letteralmente e fortunatamente cancellato con il voto.

Dal febbraio 2000 ad oggi non ho ricoperto alcuna carica assessoriale, pur se mi è stata diverse volte offerta.

QUESTA è L’UNICA VERITà e la frase di “Terzo Occhio” è una MENZOGNA BELLA E BUONA! IMMOTIVATA, OFFENSIVA DELLA STORIA E DELLA VERITà e riconducibile solo al frustrato ed inspiegabile rancore nei miei confronti dell’Anonimo di cui sopra e di qualche altro piccolo personaggio, tra l’altro sempre sonoramente bocciati dai cittadini Modicani nelle varie competizioni elettorali.

Rancore acre e immotivato che oltre ad esplicarsi con affermazioni false si esplicita ancora di più quando l’accidioso “Terzo Occhio” dice che sono il simbolo della “Malapolitica”. “Non ti curar di loro ma guarda e passa diceva il sommo poeta”, tentazione cui non indulgo compiutamente solo per capire qual è la “Malapolitica” di cui mi si accusa visto che non ho mai pietito l’ingresso a Palazzo S. Domenico magari come “Esperto” in Amministrazioni diametralmente opposte alle mie dichiarate convinzioni politiche pur di entrare a Palazzo S. Domenico come altri. Il sottoscritto ogni volta che è entrato a Palazzo S. Domenico lo ha fatto sempre dalla porta principale: QUELLA APERTAMI DAI MIEI ELETTORI!

Concludo dicendo che ne deve essere passata di acqua sotto il ponte di “Terzo Occhio” da quando fino a pochi mesi fa mi elogiava come esempio della “Buona Politica” al punto di definirmi come il migliore dei Consiglieri comunali di Modica e di propormi come uomo di punta di un governo ombra che io rifiutai insieme a tante persone per bene perché capimmo subito il tentativo di essere strumentalizzati. A “Terzo Occhio” non sono piaciute le mie scelte politiche? Spiacente, rendo conto solo ai miei elettori!

Io sono sempre lo stesso, per nulla cambiato, evidentemente qualcosa deve essere cambiata negli ingranaggi cerebrali di “Terzo Occhio”, sempre più miope e sempre più dedito a sparare, spesso falsità, contro tutto e contro tutti… Siamo al rancore? Alle frustrazioni politiche per gli insuccessi elettorali? Mi auguro proprio di no, perché la Vita è fatta di tante altre cose belle: LA FAMIGLIA, GLI AMICI, LA NATURA, ECC…

Cordialmente.

Meno Rosa

 

Sono davvero lieto che il nostro Direttore abbia voluto dare alla lettera di Meno Rosa la stessa rilevanza che viene data alla nostra rubrica a dimostrazione che DIALOGO è un laboratorio culturale e null’altro.

Per quanto riguarda il merito, quanto ci sarebbe da dire è stato già scritto nella copiosa letteratura che è stata prodotta da quando lanciammo l’idea di una Giunta Ombra, letteratura che potrà essere prelevata in http://www.terzoocchio.biz ogni ulteriore chiarimento diverrebbe una inutile ripetizione che non potrebbe mutare le distanti posizioni culturali. Meno Rosa faccia tutte le supposizioni che vuole considerato che noi abbiamo fatto e faremo sempre le nostre. Vogliamo solo aggiungere che Meno Rosa non può impedirci di cambiare opinione sul Meno Rosa dell’ottobre 2004: la coerenza è altra cosa e poi... vivaddio ci consenta il divorzio.(Terzo Occhio in Dialogo maggio 2008)

 

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Scoperta a Modica la pietra filosofale alchemica che trasforma i manichi di scopa in onorevoli, altri manichi di scopa in Sindaci: essa è una cosa semplicissima e si chiama denaro.

 

Nel Medioevo, gli alchimisti dedicarono molto tempo ed energie alla ricerca della leggendaria pietra filosofale. Non una pietra comune ma una sostanza nota per la capacità di trasformare i metalli più comuni in oro. Per fare ciò, gli alchimisti seguirono scrupolosamente i manuali redatti dai loro predecessori, contenenti informazioni dettagliate su come separare e distillare gli elementi per poi poterli fondere in un unico composto; si avvalsero anche di codici segreti, enigmi, indovinelli che permettevano solo a pochi eletti di poter realizzare tale prodigiosa trasformazione.

Gli antichi laboratori alchemici, nel tempo, si sono evoluti cambiando obiettivi e modi di ricerca ma lasciandone intatta la filosofia.

Allora ci si poneva l'obiettivo di trasformare la pietra in oro, con risultati da leggenda; ora, finalmente, e nella nostra Modica, si ottengono i primi concreti risultati.

Il notissimo laboratorio alchemico modicano (LabAlcheMo), attraverso un processo iniziato negli anni '70 '80, ha scoperto una sostanza di colore nero che a sua volta si è trasformata in un'altra più maneggevole, cartacea e digitale, di colore verde che ha consentito di miscelare e fondere vari elementi in unico risultato.

Il risultato strabiliante è la creazione di onorevoli e Sindaci partendo semplicemente da manichi di scopa.

Ma quello che davvero è stupefacente è la varietà del materiale utilizzato dal LabAlcheMo che certamente non teme il confronto con famose misture che da sostanze singolarmente nocive riuscivano a dare risultati utili all'uomo.

Infatti, gli ingredienti principali sembrano ripercorrere gli itinerari dei più quotati alchimisti del Medioevo, basti pensare che il LabAlcheMo ha raggiunto questi risultati attraverso un distillato di avvisi di garanzia, condanne per peculato e falso ideologico, sofferenze finanziarie, nuove povertà emergenti, giacche e cravatte con telefonino incorporato e semoventi su Mercedes.

Ma l'elemento più importante si è rivelato il distillato di voltagabbanismo che è divenuto essenziale, quasi una Idea di centro in tutti i processi di produzione. Se ne comprende il perchè considerato che esso è l'elemento per sua intrinseca natura alchemico avendo una innata propensione a mutarsi, senza particolari artifici, da rosso anche in azzurro e da proletario in supercapitalista.

Negli ultimi anni il LabAlcheMo ha verificato, a livello empirico, che i risultati sono migliorati di molto per la semplice presenza di geometri nei componenti da trasformare, tanto che è stata aumentata la loro presenza negli alambicchi della trasformazione per verificare se si è in presenza di una semplice coincidenza oppure il geometra come attività ha delle potenzialità alchemiche finora sconosciute.

Come spesso avviene in quest'area in cui il mistero e la leggenda dominano ogni elaborazione culturale ed alchemica, alcuni già stanno teorizzando che esisterebbe la "politica trigonometrata" che avrebbe dei poteri miracolosi nel settore dei ripianamenti di bilanci comunali disastrati, infatti i più informati dicono che la trigonometria nelle società arcaiche ebbe tale compito prima ancor che divenisse strumento di astronomi e geografi.

Tutto ciò fornisce una idea delle difficoltà dell'attività di ricerca che conduce il LabAlcheMo che, se può disporre di buoni manici di scopa, invece, deve meticolosamente ricercare tutti gli altri elementi.

Un clima di euforia si è diffuso tra i componenti del LabAlcheMo appena si sono conosciuti i risultati elettorali del Comune di Modica perchè in essi vengono notati i primi segni di un antico ed ambizioso progetto che si pone l'obiettivo di perpetuare la detenzione del potere a prescindere dei risultati di governo.

Infatti l'intruglio di tredici avvisi di garanzia e condanne penali, aumento di tasse, il disastro finanziario, un esempio di pura vigliaccheria politica e la metodica mancata realizzazione dei problemi più importanti della città, ha dato a tutto il fronte espresso dal LabAlcheMo un ottimo risultato elettorale che gli consentirà un altro periodo di governo a prescindere di chi materialmente sarà il primo cittadino di Modica. (Terzo Occhio in Dialogo giugno 2008)

 

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I "Conti di Modica" tra blasone e decadenza

 

Se la mattina aprendo la finestra si vede tutto intorno bagnato, non ci piove che è piovuto.

Se si trova un cadavere non vi è dubbio che esiste un omicida.

Se un ingegnere nel periodo in cui ricopre l'incarico di assessore all'urbanistica o ai lavori pubblici, aumenta il fatturato del suo studio di progettazione non vi è dubbio che quando invoca l'idea dell'assessorato tecnico dice una balla.

Se un comunista doc diviene filo berlusconiano non vi è dubbio che è un voltagabbana.

Questi gli assiomi che ci suggeriva il clima della piazza ed i personaggi presenti ai piedi e sul palco del comizio di Antonello Buscema a Piazza Matteotti nella tarda serata del 7 agosto, dove "I conti di Modica" sono stati chiamati a ricordarci da un lato il blasone e dall'altro la decadenza in cui  una congrega di delinquenti politici hanno ridotto la nostra città.

Il Sindaco ha presentato le dimensioni della decadenza economica della città, l'Assessore Sammito ha messo a nudo il modo di essere mediocre di alcuni dipendenti comunali espressione di una scassatissima struttura burocratica rappresentazione diretta della mediocrità dei politicanti. Perchè mediocrità?

Se un Assessore alla polizia urbana, esercitando un ruolo che non le era proprio, si è esibito alla testa della processione del Patrono di Modica dando ordini con la radiolina ai vigili urbani. Se un Assessore, abusando delle sue funzioni, è entrato in conflitto con un dipendente comunale ottenendo una meritatissima condanna penale e nessun invito dal suo Sindaco a fare bene l'Assessore anziché malissimo il caposervizio.

Se tutta la struttura burocratica non fosse stata utilizzata per fini di galoppinaggio elettorale.

Se alcuni impiegati anziché servire questo e quel notabile di partito avessero reso il servizio dovuto per lo stipendio percepito.

Se la dirigenza burocratica in alcuni casi non avesse altri meriti che fare "u sbrigafacenni" nella segreteria di qualche parlamentare.

Se tutto questo non fosse successo non sarebbe neanche avvenuto, come di recente, che quattro o cinque del personale esecutivo del Comune, per non notificare le cartelle dell'acqua hanno mal risposto, certamente di proposito vista la estrema banale semplicità dell'operazione, ai quiz del "corso di notificatore", fatto che se si fosse registrato in un paese normale avrebbe provocato quattro o cinque pedate-licenziamento nel culo ed altrettante dalle rispettive mogli per il posto perduto.

Da sempre la mediocrità della direzione ha provocato quella gerarchicamente inferiore.

Comprendiamo l'ansia di Antonello Buscema, che insieme al Sammito riscuote la nostra stima, di concentrarsi tutti sulla necessità di uscire da questa situazione catastrofica, ma questa azione è possibile solo se essa avviene in un clima di chiarezza.

Condividere questa necessità non ci può far scordare che a fianco del Sindaco era presente Riccardo Minardo che, corresponsabile dei conti scassati del comune, non può pensare di modicanizzare il napoletano motto "chi ha dato, ha dato, ha dato, chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, scordiamoci del passato siamo di Napoli paesani",  definendosi medico della città di Modica, ma non riuscendo  ad andare oltre l'immagine di chi, dopo aver avvelenato da "mistico pranoterapeuta"  l'ammalato è tutto intento a fargli la lavanda gastrica.

Sono le "accuse di trasformismo" che gli ha rivolto un ex comunista adesso filobelusconiano, che gli hanno impedito una onesta autocritica?

Può aver timore di un voltagabbana doc che fino a tre mesi fa era li con lui a fornire dosi di veleno alla nostra... alla mia Modica.?

Sistemare i conti in un clima di disonestà intellettuale, solo apparentemente costituisce un avanzamento verso il bene ed il giusto essendo, invece, un semplice e necessitato modo di rappresentare il male al potere.

Ospedali onesti e politicanti...

Il 18 giugno scorso, è stato presentato nell'auditorium del Palazzo della cultura il libro di Giorgio Cavallo, "L'ospedale degli onesti", edito dall'A.U.S.L. n.7.

Il dotto l'intervento del Prof. Giuseppe Barone ci ha delusi perchè il linguaggio affascinante creava l'aspettativa di alte analisi che poi non venivano.

Assente (non così nella Prefazione) ogni riferimento allo scenario generale siciliano italiano ed europeo, ha descritto come peculiare della nostra Modica un divenire dell'assistenza ospedaliera che, invece, fu una forma generalizzata che caratterizzò il suo sorgere in tutta l'Europa.

La decadenza a Modica è un virus del quale si avverte la presenza in ogni occasione e gli eventi culturali sono quelli che più si prestano al suo manifestarsi, essendo il luogo dove il politicante o l'intellettuale organico ad un partito tentano di dare sostanza culturale al loro politicare.

Nino Scivoletto, che insieme a Giovanni Frasca tracciò, nel 1984, la strada ai tanti voltagabbana politici modicani, intervenuto come capo di gabinetto del Sindaco di Modica non ha voluto perdere l'occasione per atteggiarsi come uomo di cultura auspicando un'attività di ricerca sull'archivio Azasi, carrozzone politico tanto caro a lui quanto "caro" ai contribuenti siciliani.

Non ha neanche minimamente parlato del libro, ma poiché un capo di gabinetto del Sindaco ha l'obbligo di dire qualcosa, qualunque cosa sia, ha elogiato il suo autore per quanto ha realizzato nella sua qualità di esperto alla cultura non indicando, però, nessuna delle tante cose che avrebbe realizzato: lo sfidiamo a farlo.

Il prof. Pisana, moderatore della serata, per evidenziare la conoscenza dell'argomento segnalava una manchevolezza che provocava una stizzita reazione dell'autore.

Complessivamente ci è sembrata la rappresentazione di una cosa seria e pregevole, interrotta da una stomachevole pubblicità di elogi, incensamenti e reciproci riconoscimenti, ricordo di antiche amicizie, richiamo ed elogio reciproco dell'attività pubblicistica: esageriamo se consideriamo questi i segni inconfondibili di decadenza?

Ed infine; perchè "L'ospedale degli onesti"?

Fu semplicemente un volerlo differenziare dall'altro che curava la sifilide, oppure nel 1774 esistettero maghi ed oracoli che vollero distinguere sin da allora, il loro ospedale da quello che due secoli  dopo sarebbe servito alla delinquenza politica per realizzare un sistema di potere? (Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2008)

 


[1] Il Leopardi diceva che la felicità è l’attesa di un evento futuro

[2] vi risulta che abbiano chiuso qualche stazione ferroviaria sulla Siracusa Caltanissetta?

[3] Ingrato! lavora a Modica: che sia licenziato!

 

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L'avversità di Modica all'Università

 

In un tempo ormai remoto rilasciai a Carmelo Modica una “intervista” nella quale cedetti alla tentazione di dire cose che avrei fatto meglio a tacere. Per quelle, infatti, mi fu messo addosso un abito da saggio che non mi s’attaglia, appartenendomi semmai la veste del disincanto e sono portato dalle cose a riflettere su Robespierre l’incorruttibile, ghigliottinato per aver capito anche lui che gli uomini sono cari e buoni solo quando hanno terrore di qualcosa (le leggi?) e di qualcuno (chi le fa rispettare?). Naturalmente una lama di ghigliottina vale quanto una coppa di cicuta per disfarsi dei grandi invisi ai mezzani che i mediocri vogliono al potere perché sono a loro immagine e somiglianza.

La premessa è indispensabile a capire perché intervengo contro un uomo che ha fatto di tutto per guadagnarsi la mia stima.

Ciascuno di noi ha il diritto di crearsi le sue fissazioni. Carmelo Modica si è dedicato alla causa persa di provare l’inutilità del Corso di Laurea in Scienze del Governo e dell’Amministrazione, tenuto in Modica, e mi ha portato un ulteriore testo dimostrativo in tal senso, senza probabilmente rendersi conto di quel che sta avvenendo oggi nell’Università italiana. Quando sento presidi e docenti universitari esortare gli studenti a manifestare in piazza e li vedo partecipare con loro alle sfilate, mi manca il terreno sotto ai piedi: è come se mi fosse documentato che, in Inghilterra, Giovanni Senza Terra (inteso Antonello) e Riccardo Cuor Di Leone (inteso Riccardo) si erano alleati nello strillare proclami contro Robin Hood al fine di salvare il regno rapinandolo del presunto colossale malloppo da lui accumulato rubando. Eppure qua succede.

Per questo motivo Modica dovrebbe esser lieto che a Modica si salvi il Sapere, ed è del tutto irrilevante che questo non abbia alcuna congruenza con le suscettività del territorio. Il rapporto costo benefici è irrilevante, nel senso che non ri-leva, perché non c’è più niente da levare. Se un Craxi qualsiasi, avendo capito la bontà del Governo a seguito della frequenza del Corso, si trasferirà a Bologna per fare studiare suo figlio, qualora quest’ultimo governi, ogni mala lingua sarà finalmente tacitata. E poi, se 100 milioni di euro sono piovuti a Catania per gioco, perché escludere che da Modica esca un Otto von Bismarck, per merito di un medesimo azzardo? Se andate in Brandeburgo dovrete cercare Schoenhausen sulla cartina, eppure in quel paesino, ancor più piccolo di Modica, nacque Otto. Ch’egli fosse un principe non vale, potendo noi opporgli fior di Conti e di Baroni ora e poi, domani. Per Modica, la probabilità dell’evento è accresciuta dalla protezione dell’UNESCO e del WWF ed è garantita dalla spettacolare eccellenza del corpo docente del Corso. L’affermazione si basa sul livello delle sue pubblicazioni e sulle presentazioni (sia scritte che orali) delle ineffabili altrui.

Sembra che la Sorbona stia programmando un Corso per gli studenti dell’ENA (école Nationale d’Administration) che devono recuperate il tempo perduto (da Proust). Li manderanno tutti qua. Ecco allora che l’indotto sarà accresciuto da queste altre presenze, gradite, ma non indispensabili, visto che le frotte studentesche attuali hanno cambiato usi e costumi a Modica Alta dove si respira un’aria di euforia stupefacente (così almeno dicono i rapporti). Verrebbe quasi da chiedere ai beneficiati dalla cuccagna perché non versino una percentuale dei loro lauti guadagni a sostegno del radicamento eternale del Corso, per gli stessi motivi che legittimano la storicità della Giostra (dei Chiaramonte).

Modica dice che il Corso non serve a Modica, e sbaglia. Non s’avvede che “del Governo e dell’Amministrazione” il Corso propone “Scienze”. Non una, ma più scienze coordinate: praticamente delle co-scienze.

Modica dice che il numero degli studenti è esiguo rispetto alla spesa, e cade ancora in errore. Egli non tiene conto dell’indice di gradimento. Cosa sarebbe avvenuto se promotore del Corso fosse stato un professore di Scienze Matematiche? Quanti iscritti avrebbe avuto? Non è infinitamente meglio che la Comunità sovvenzioni un Corso di Scienze capaci di elevare il livello dei discorsi nei bar? O si deve parlare solo di calcio? Non è forse vero che il primo locale aperto dopo l’istituzione del Corso è stato un bar apposito per gli studenti? Dove vuole arrivare Modica se nega l’evidenza?

Modica dice che il Corso è molto costoso per le casse del Comune. Oltre a rinvoltolarsi nel suo errore, egli vuole ignorare volutamente che il Corso non è costato una lira prima ed un euro dopo, perché il Comune non ha mai pagato un centesimo.

In fine, credo non possa essere trascurato il beneficio indubbio goduto dal Municipio per avere a stipendio dipendenti non più motivati dalla mera raccomandazione del padrino politico, ma laureati nelle scienze delle quali i loro datori di lavoro (sempre pro tempore) risultano perfettamente all’oscuro.

E se divenisse generale la co-scienza che governare è meglio che fottere, non crede Modica che le nostre reni ne trarrebbero vantaggio? O lui è rimasto a quelle da spezzare alla Grecia dove si presero un fracco di legnate?

Lo spazio non mi consente altri voli, ma a Modica direi di godersi quello che ha ora e di succhiarselo come un lecca lecca, gustandolo lentamente, perché la frana deve ancora venire, ed essa avrà la velocità inarrestabile di un’idiozia generale così travolgente che, adesso, nemmeno la sua mente riesce a concepirla. E dopo non potrà più concepirla perché, Modica e la gente, non avranno più mente intelligente, né diligente, né dirigente. Ma si salverà il ceppo del corpo docente, perché sempre va, senza se e ma, se fa o non fa e sa o non sa, ma sta, sempre da un’altra parte.   (Terzo Occhio in Dialogo novembre 2008)

 

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Se le cose andranno per il verso giusto dovrebbe essere pubblicata un'analisi a quattro mani: Carmelo Modica e Terzo Occhio con la collaborazione degli appartenenti al "Gruppo Terzo Occhio".

La Storia nascosta di Modica

(Genealogia ed evoluzione del potere economico e politico a Modica nel secondo dopoguerra)

 

Il professor Saverio Terranova ha pubblicato "Contributo alla Storia di Modica dal 1945 al 2006".

Il libro racconta la storia politica del prof. Terranova Saverio, poi della Democrazia Cristiana ed infine di tutti gli altri.

E' molto utile per i ricercatori perché contiene i risultati delle elezioni comunali e la formazione delle varie Giunte succedutesi nel tempo.

Il maggior pregio è comunque la meticolosa descrizione dei quadretti di famiglia che hanno anticipato la elezione di tutti i sindaci che si sono succeduti nel tempo; peccato che tali descrizioni si fermano al 1985 quando la democrazia cristiana cedette il potere a 17 anni, quasi ininterrotti, di socialcomunismo.

Scenette di famiglia, molto preziosi, animate da correnti interne, tattiche, strategie, alleanze, minacce e promesse, vittorie e sconfitte, come fili intrecciati fra loro in un tessuto fortemente caratterizzato dal rapporto dell'autore con Nino Avola: conflittuale anche quando le situazioni politiche apparivano tranquille.

Poco conta se il Terranova ha voluto con questo libro togliersi sassolini dalle scarpe oppure narcisisticamente elogiare l'azione amministrativa dei suoi 109 mesi di Sindaco di Modica; la cronaca si serve anche di questi atteggiamenti mentali e di queste debolezze umane per soddisfare l'aspirazione a divenire  Storia.

Succede che leggendo un'analisi nasca il desiderio di integrarla, annotarla e completarla: è quello che è successo a noi valutando la ricerca del Terranova.

Dopo aver letto l'eccezionale libro di Roberto Scarpinato e Saverio Lodato, "Il ritorno del Principe", ci sembra utile tentare di applicare i codici di lettura di questi due autori ai siparietti descritti dal Terranova.

Infatti intuiamo che applicando tale chiave di lettura tutte le comparse democristiane, i voltagabbana e gli avversari veri e finti di questi quadretti di famiglia, assumano una identità diversa di quella che il Terranova descrive, manifestandosi come dinamiche del fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi.

Si intuisce l'assenza di processi politici normali avvertendo, invece, la presenza di un progetto orchestrato da forze estranee alla politica, un "dietro le quinte" che autorizza a pensare che esiste una dimensione invisibile della storia modicana.

Le scene descritte dal Terranova sembrano quell'altrove cui si riferiva Leonardo Sciascia quando scriveva “Il potere non è nel Consiglio comunale [...]. Il potere è sempre altrove.

Questa sciasciana e fondatissima supposizione ci fa pensare l'utilità di un raffronto, con criterio di pura esegesi, dei metodi della politica con quelli che Falcone e Borsellino hanno descritto come peculiari delle strutture mafiose.

Ogni studio nasce dall'ansia di spiegare qualcosa che ci è oscuro. Nel nostro caso ci chiediamo:

·        Può il contenuto dei "famosi" articoli apparsi nel 1985, sul periodico "I siciliani" di Giuseppe Fava, assassinato dalla mafia,  essere considerato un antecedente del sistema di potere politico ed economico attuale?

·        Perché nel 1984, proprio quando la Democrazia Cristiana raggiunse uno dei suoi massimi risultati avvenne una manovra che cedette l'amministrazione della nostra città a 17 anni di socialcomunismo?

·        Perché in questi 17 anni di direzione socialcomunista abbiamo avuto una lenta agonia della nostra città ed un parallelo arricchimento di ben determinate famiglie?

·        Può considerarsi un "missione compiuta" il ritorno sui lidi di potere di quei ben determinati personaggi politici (tre ancora vivi) che dopo aver consentito 17 anni di malgoverno socialcomunista sono tornati alla corte di Torchi per la devastazione finale di Modica e la sublimazione dei potentati economici?

·        Questi 19 avvisi di garanzia, alla fine di sei anni di catastrofica distruzione della nostra città sono il naturale esito di una fisiologica mediocrità politica oppure un regolamento di conti? (Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2008)

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Storia di Piero e d’Antonello.

Di come è stato bello da un peggiore vero passare a un re travicello?

 

Abbiamo letto l’intervento di Piero Torchi Lucifora nel quale, fra le altre cose, rimprovera ad Antonello Buscema di essere “immaturo” (corrierediragusa.it del 10 dicembre 2008).

Sembra che il delirio sia divenuto il modo con il quale i politiganti si manifestano e con cui le pulci, coi loro starnuti, tentano di surclassare in rumore il barrito di elefanti instupiditi.

Avevamo ragione a definire Piero Torchi Lucifora il peggiore Sindaco che Modica abbia visto, anche se deve condividere il merito di tale primato con il suo partito il quale, con condanne penali ed avvisi di garanzia, ha disonorato la politica modicana.

Crediamo che il consenso politico non possa essere ottenuto con il clientelismo, con imbonimenti, creando stati di bisogno, elargendo incarichi e prebende, inventando cooperative fallimentari per il bilancio comunale. Chi definisce il consenso ottenuto incaprettando il popolo come consenso democratico, legittimità elettorale, misura di qualità morale ed intellettuale e di capacità amministrativa per noi è un disonesto, e non solo politicamente.

Consideriamo Antonello Buscema e Giancarlo Poidomani (segretario cittadino del Pd, nonché docente nel Corso di Laurea di Scienze del Governo e dell’Amministrazione) responsabili di una opposizione ridicola, farsesca, saccente, priva di progetto ed assolutamente inefficace per contrastare la devastante sindacatura del venditore di pentole Torchi, e non abbiamo alcun motivo per soccorrerli contro le accuse rivolte loro dal "peggiore", né vi è ragione alcuna per difendere quest’ultimo dai loro attacchi.

Con il suo comunicato Torchi esce dal letargo dopo la sconfitta inflittagli dai Modicani quando si sono accorti che aveva venduto loro pentole bucate, ma costringe al contempo Antonello Buscema a decidere se vuole seguirlo nella medesima logica o se vuole operare una rottura vera con quel modo d’intendere e fare politica.

Crediamo che le ultime elezioni comunali siano il capolavoro di Saro Minardo, e lo spieghiamo. Egli ha scelto un candidato di centrodestra perdente, ma ha lasciato intatta la sua rete di asservimento politico. Propagandando un finto litigio con il fratello ha ottenuto due onorevoli in famiglia, il fratello e il figlio. Ha estremizzato la lotta all'eterno “nemico” Drago, scagliandogli accuse penalmente rilevanti attraverso la bocca dell’onorevole fratello.

In un simile scenario è divenuto facile a Buscema sfruttare la giusta ed indiscussa immagine di persona seria ed onesta per vincere al ballottaggio. E questo Saro voleva.

Avendo intuito la trama del Saro, suggerimmo allora l'idea di un "Fronte di opposizione modicano", facendo appello ad Antonello Buscema perché corresse “da solo”, non potendolo perdonare qualora fosse divenuto funzionale alla lotta tra il partito dei condannati ed "avvisati" contro quello del petrolio.

Videla soleva ripetere "la memoria è sovversiva" ed  aveva ragione, nonostante fosse un generale e sanguinario dittatore argentino.

La memoria è un indice puntato contro i crimini del potere il quale ha la necessità di cancellarla. La "famiglia Minardo" deve far dimenticare di aver distrutto il Comune di Modica e l’intervento di Torchi è il primo dei passi per l’annichilimento del ricordo.

Lo schema è chiaro. Dopo pochi mesi Torchi accuserà Buscema di pagare con maggior ritardo gli stipendi ai dipendenti comunali. In primavera molti diranno che il Sindaco del centro-centrosinistra in un anno non ha risolto alcun problema. Entro l’autunno tutti ribalteranno la frittata attribuendo a Buscema l'intera colpa dello sfascio. Se nel frattempo il "veggente di Padre Pio" avrà ottenuto qualche euro da Palermo, il medesimo Riccardo cuor di grammatica se ne attribuirà tutto il merito e le altre manchevolezze ricadranno su Buscema, preparando il terreno per il ritorno dei Minardo alla guida piena e perfetta di Modica. Ecco compiuto il capolavoro di Saro che, annullata la memoria ed annientato l’avversario, non avrà più ostacoli alla conferma nel potere.

Le qualità per cui Buscema ha vinto sono le stesse che lo distruggeranno. La sua sobrietà del dire e del fare passerà per incapacità, il suo saggio silenzio per non saper che dire, l’educazione nei modi per mancanza di virili attributi.

Forse che il cittadino Buscema, al momento di divenirne il Primo in questa città, non sapeva quali dosi massicce di rozzezza e trivialità sono state iniettate per decenni nella testa dei suoi concittadini da parte di coloro assieme ai quali siede per governare?

Buscema deve rendersi conto che la reazione alla sguaiata rissa dialettica che Torchi ha iniziato (e che col tempo diventerà sempre più assordante) non può essere il suo saggio silenzio, ma pretende l’intransigente stigmatizzazione della delinquenza politica.

Buscema deve sottrarsi all'azione di logoramento che è in atto su di lui, esercitata sia dagli acquisiti contro natura "voltagabbana” di sempre (ex paleo e neo camerati, ex forzisti, neo autonomisti), sia dai "compagni" di partito (e di uno in particolare).

Noi al ballottaggio lo invitammo a correre da solo e non lo fece. Lo faccia ora! Individui tutti i provvedimenti da adottare. Costituisca una Giunta di completa e totale sua fiducia e sfidi il Consiglio Comunale ad opporsi al suo progetto costringendolo a proporre, eventualmente, un valido progetto alternativo al suo. Se dovesse prevalere, ne verrà bene alla città. Qualora dovesse soccombere, passerebbe alla storia come il Sindaco incorrotto cacciato da forze politiche corrotte. Non consenta a nessuno di cantargli in faccia, per adesso: ”oh comodo, oh bello, un Re Travicello!”, e dopo:" sia dato lo sfratto al Re mentecatto, si mandi in appello il Re Travicello”.

Non potendo più essere il peggiore ed essendo ormai trapassato il migliore, eviti di diventare pessimo e non aspiri a divenire ottimo. Si provi ad essere se stesso: un bravo pilota della barca comune, una saggia guida per la coscienza dei cittadini, un buon duce della collettività. (Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2009)

 

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Margaritas ante porcos. Perché dar perle ai maiali?

 

Nella casella postale di cui uno sconsiderato amico ha voluto dotarci, ci pervengono delle e-mail. Fra queste, alcune condividono le nostre analisi, ma considerano teorica la nostra azione perchè non indica soluzioni pratiche.

Questa opinione altrui mostra un modo errato d’intendere la politica, e l’incapacità dei modicani di "leggere" la realtà.

Nel Vangelo è scritto che l'albero si giudica dai frutti e non dai rami e dalle foglie. Qualora ciò non bastasse, si assurge alle vette della filosofia popolare citando Jovanotti il quale aggiunge alla frase un efficace: "per aver buoni frutti l'albero deve avere tempo per crescere e per maturare". Noi chiosiamo l’ultimo detto con una nostra speculazione, priva di qualsiasi originalità: se l'albero va giudicato dai frutti, quando i suoi frutti non siano buoni, trattasi di "mala pianta".

Enunciamo una simile ovvia banalità perché consapevoli di rivolgerci ad un mondo di “sorpresi dalle circostanze dalle quali sono stupìti” (stupidi). Anche gli stupìti dovrebbero essere in grado di comprendere che la disastrosa situazione del governo di Modica é il frutto di una "mala pianta".

Coltivando e curando la mala pianta politica che ha generato e genera frutti cattivi, come si può pretendere che ne faccia di buoni? Come si fa a non avvertire perfettamente stupida la presunzione d’intervenire a sanare i suoi frutti marci? Lasciando tranquilla la mala pianta di agire ed autoincensarsi per la meraviglia dei suoi (frutti) guasti, si spera che divenga sterile e si possa finalmente abbattere?

Il problema è quello di dove trovare i soldi per sanare il disastro finanziario del Comune, oppure è quello di mettere a nudo la natura e la qualità della classe politica che lo ha determinato?

Gli avvisi di garanzia (ormai nel numero di 19!) dipingono un quadro culturale politico intrinsecamente capace di essere causa del disastro finanziario che ha bloccato nei fatti ogni iniziativa? Oppure no?

Questi due spunti ci sembrano sufficienti per delineare lo schema che intendiamo svolgere. Chi fosse interessato ad una analisi più dettagliata veda nel nostro sito http://www.terzoocchio.biz

Se la ragione del degrado di Modica sta nella qualità della sua classe politica, è possibile affrontare il problema senza definire quest’ultima e valutarla; senza ricostruirne i comportamenti nella figura dei suoi singoli politicanti per il loro passato prossimo e per quello remoto?

Ricordare da dove venne un politicante, e in quante stazioni scese, e per quanto tempo stette ad indossare una gabbana, per proprio conto e tornaconto, è inutile esercizio di memoria, sterile ripestare acqua nel mortaio, incapacità di capire come vanno e come devono andare le cose, oppure è denuncia del male affinché esso non prevalga e prevarichi nel presente?

Ci sembra legittimo cacciare a pedate il muratore che, pagato in anticipo, ci consegna un muro in evidente stato di instabilità. E allora perché non deve essere possibile fare lo stesso con gli amministratori, tutti agevolmente individuabili, che hanno determinato il disastro finanziario attuale?

Il pensiero infantile è il pensiero del bambino, molto spesso rivoluzionario. Solo un bambino può vedere e dire che il re è nudo. Ma altra cosa è il pensiero dell’adulto regredito al livello infantile. Solo costui può affermare che noi non siamo propositivi, perché non ha più la schiettezza d’animo per capire chi è nudo e si è messo la foglia di fico dove si sa e le fette di prosciutto sugli occhi.

Se si conviene che il punto da risolvere è cosa fare della congrega di voltagabbana politicanti che da almeno vent'anni hanno visto aggravare sempre più i problemi della Comunità modicana senza far nulla, allora si dovrà riconoscere che non v’è altra possibilità d’azione politica che la nostra. E i rimbambiti (regrediti a livello infantile) aspettino pure che presentiamo nostre “proposte” sulla circolazione e il traffico o sulla distribuzione degli organici, o sulla raccolta dei rifiuti solidi urbani (noi ci occupiamo, semmai, di quelli umani!).

Occorre aspettare l'esito finale degli avvisi di garanzia per sapere se siamo in presenza di delinquenti, oppure no? E se saranno assolti, il disastro amministrativo a chi lo attribuiremo? Ai Tedeschi?

Il capomastro che ha fabbricato un muro precario è forse il miglior muratore cui affidare la costruzione di una buona muratura? Il fontaniere che ha lasciato le tubazioni a perdere acqua sotto il pavimento è forse il miglior artigiano cui far eseguire un buon impianto idraulico? E perché mai, allora, i portatori insani della “cultura” politica che ha creato la desolante situazione attuale dovrebbero essere interlocutori validi per attuare un progetto di buona politica?

L'Autorità Giudiziaria per emettere sentenze di condanna ha, giustamente, bisogno di riscontri e di prove. Ma noi, di quali riscontri o prove abbiamo di bisogno per individuare i colpevoli politici del disastro amministrativo della nostra città, quando essi stanno tutti di fronte a noi, nel luogo del crimine, con in mano l’arma del delitto, ancora fumigante del caldo sangue delle vittime sparse? La Magistratura faccia il suo corso, ma noi abbiamo comunque il dovere civico d’impedire la reiterazione del delitto politico applicando le manette del disprezzo. A Modica il referente politico possibile, al presente, è: l’incapace, il telecomandato, e quello che li usa entrambi per gestire ed aumentare il potere personale e di famiglia. Fra queste tre fattispecie è costretta la scelta dei Modicani.

E noi dovremmo dare suggerimenti e proposte a costoro? Dare “perle ai porci”? Dare "perle ai porci" non ha mai ingrassato un maiale. La politica é altro. Il politico é altro. La sensibilità politica é altro. La competenza é altro.

Noi abbiamo fede nell’esistenza dell’uomo saggio e lo cerchiamo. I politicanti sanno bene d’essere mediocri. Quelli fra di loro che non percepiscono nemmeno questa mediocrità sono ancora peggio.(Terzo Occhio in Dialogo febbraio 2009)

 

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Noi, facili profeti delle reti dei poteri vieti e dei veti di professori analfabeti.

 

Come avevamo previsto nel DIALOGO del gennaio 2009 (Storia di Piero ed Antonello) il fronte della mediocrità culturale e politica ha dato inizio al processo di restaurazione del suo potere, peraltro mai messo in discussione da rivoluzione alcuna.

Cominciò Piero Torchi Lucifora, "Il peggiore", umiliato da un esilio in isola diversa da Sant'Elena, come si converrebbe al Napoleone che si sente, dove scalpita e non vuol stare per i sei anni canonici, ma dalla quale spera di tornare per più dei cento fatidici giorni del Bonaparte. Continuò Peppe Drago, il capo del partito degli avvisati e dei condannati, e toccò poi a Minardo, Nino, il figlio politico piccolo di una grande monetocrazia in contanti.

Ultimamente si è aggiunto a questo fronte il sempreverde Carmelo Carpentieri, organizzatore di trasmissioni televisive atte a chiarire ai Modicani perchè Modica è dissestata, avocando “Il peggiore" quale esperto delle cause segrete, e a lui solo note, che hanno portato al dissesto la nostra Comunità per porvi conseguente illuminato rimedio.

In un mondo normale ogni azione si svolge nell’ambito di regole ed obbedisce a criteri morali che salvaguardano l’onore, la coerenza e la dignità dell’uomo.

Quando un Torchi s’incontra con un Carpentieri ed un Drago va a braccetto con un Minardo, anche l’ultimo, un normale frequentatore della "Latteria" si chiede il perché. E non ne trova uno solo, ma uno al giorno, perché i molti perché tendono tutti al maggior profitto del pacchetto di voti di cui ciascuno dispone.

Tutta questa gente sembra procedere in ordine sparso, ma in verità vuol lanciare il segnale che sta istruendo i preliminari della marcia che porterà alla propria restaurazione, quella del "Male al potere".

Purtroppo non è difficile prevedere la vittoria delle sue sperimentate falangi, non esistendo sul campo di battaglia il pur minimo segno di una qualche autorevole resistenza.

Forse Buscema sarà ricordato in futuro come brava persona, ma attualmente è solo, maledettamente solo. Fra i dormienti nelle sue schiere, i pochi colti da rari sprazzi di veglia farfugliano di altre vie che si dimostrano invece i soliti sentieri già percorsi dal teatrino della politica, inconsistenti, scontati e banali. E' sufficiente leggere quanto ha scritto Giovanni Di Rosa per rendersi conto di come tale fronte giochi di rimessa, senza pretesa alcuna d’impostare azioni decenti.

Ci spiace dirlo, ma nessuno della struttura burocratica (la quale dovrebbe per prima avvertire i segni della discontinuità, dell'innovazione, dell'efficienza, della moralizzazione), si è accorto della presenza di Antonello Buscema, e ci sembra che i suoi componenti continuino a prendere gli ordini emananti dalla "Latteria".

Nelle parole del prof. Di Rosa (DIALOGO di dicembre 2008) non si avvertono novità rispetto a un modo stantio d’intendere la politica e ci sembra davvero poco il suo annuncio che occorre redigere un "bilancio vero, non finto, non falso". Perché, esiste un modo corretto di amministrare con bilanci falsi? Non vediamo grandi poteri taumaturgici nella banalità.

Di Rosa conviene che "al Comune ci sono poche professionalità in grado di produrre e garantire servizi, molti che boicottano o che fanno gli opportunisti". In tutta onestà, possiamo mettere questo stato di cose in conto a Torchi? Non sono stati sufficienti ben 17 anni di gestione socialcomunista per riformare la struttura burocratica ed imporle un diverso modo d’essere?

Quale credibilità dovrebbe avere questo fronte che non vuole mollare sul mantenimento di un dispendioso quanto inutile Corso universitario?

Quale sermone di etica democratica può dispensare dal suo pulpito alle masse depresse un professore universitario che invia ad un nutrito gruppo di suoi studenti la seguente e-mail: "Per le elezioni del rappresentante degli studenti al Consiglio di Facoltà, che si terranno giorno 16 ottobre: nella Facoltà di Scienze Politiche a Catania e nella Facoltà di LIngue aRagusa per quelli di Modica, mi permetto di segnalarvi la candidatura di i un ragazzo in gamba: [omissis]. Grazie e saluti a tutti."(Abbiamo trascritto l’e-mail come ci è pervenuta, compresi gli errori di digitazione; della serie: quando il dito è più veloce della mente. L’omissis invece è nostro).

Ma il fronte di fronte al fronte del male è bifronte, e affronta ciascuno da solo i problemi e non si confronta e agisce sua sponte, siccome un soldato va al fronte.

In tempi piatti ed insignificanti come gli attuali, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Antonio Calabrese, si è ritagliato un momento di gloria per essersi sostituito all'autista del veicolo addetto alla distribuzione dei pasti a scuola, il quale aveva abbandonato il mezzo per aver avuto "un diverbio in sede pochi minuti prima di partire", come si legge in un comunicato stampa che prosegue, “Apprezzamenti generali per l’operato dell’assessore Calabrese sono stati espressi apertamente dai tanti genitori dei bambini presenti davanti agli istituti in attesa di prendere i loro figli, all’arrivo dell’assessore a bordo del Fiorino”. Il furgoncino in questione era infatti un Fiorino della FIAT.

A noi l'episodio suggerisce che Calabrese ha dimostrato d’essere un ottimo autista di Fiorino, ma un pessimo Assessore. In qual misura pessimo lo spiegheremo quando, trascorso il tempo necessario, avremo chiari i provvedimenti adottati.

Spiegheremo anche perché il PdL avrebbe dovuto chiedere le sue dimissioni, e non per la cattiva gestione di un servizio che è stato distrutto dalla politica fallimentare dello stesso PdL e dalla congrega di avvisati amici del loro passato e del facilmente prevedibile loro futuro  malgoverno.(Terzo Occhio in Dialogo marzo 2009)

 

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Giuseppe Brafa: non disgrazia ...omicidio!

 

Sono questi tempi in cui ad elevatissimi risultati della scienza e della tecnologia corrispondono altrettanto elevati livelli di inciviltà e di mediocrità della politica: questa è la immediata conclusione che scaturisce dall'esame del contenuto di provvedimenti, comunicati stampa e  dichiarazioni delle "autorità" sulla tremenda morte del piccolo Giuseppe Brafa.

Il documento che più rivela questo degrado racconta il perché di due avvisi di garanzia emessi nei confronti di due veterinari dell'Ausl 7. (fonte:www.rtm.it e www.corrierediragusa.it).

Da una relazione del 3 settembre 2008, redatta dai due veterinari "avvisati" e da alcune dichiarazioni rese dal responsabile del servizio veterinario si rileva che i due funzionari dell'Ausl avrebbero effettuato un sopralluogo nel casolare dello sciclitano Virgilio Giglio, a Punta Pisciotto attestando che "...l'area era pulita, i cani stavano bene ed il mangiare era ottimo". L'esame dei luoghi sarebbe avvenuto dall'esterno perché il Giglio avrebbe impedito ai due veterinari, privi delle necessarie autorizzazioni, l'accesso aizzando contro di loro numerosi cani.

Nascono spontanee alcune elementari osservazioni.

Ma che tipo di intervento hanno posto in atto i due veterinari? E chi ha il sopralluogo? Se era un atto del loro ufficio, perché non si erano dotati delle necessarie autorizzazioni? Se, invece, non potevano effettuare tale sopralluogo perché lo hanno fatto?

E se l'interno del casolare era legittimamente precludibile ai veterinari, perché nella relazione viene evidenziato che il Giglio lo impedì?

Era sufficiente l'osservazione dall'esterno per potere emettere un giudizio sulle condizioni di vita dei cani? E se non lo era perché la relazione non ha avuto alcun seguito con atti successivi?

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Se sarà accertata la proprietà dei cani che hanno ucciso Giuseppe, e provato il proprietario, o chi ne aveva la custodia, non adottò provvedimenti adeguati per neutralizzare una conosciuta pericolosità degli animali, sarà pure possibile emettere una sentenza di condanna.

Ma, anche se ciò dovesse avvenire, potremmo con serenità dire che il luttuoso evento si è verificato solo per l'irresponsabile comportamento di una persona e non anche, e principalmente, perché il problema dei cani randagi è stato criminalmente trascurato dalle Istituzioni?

Potrà anche essere individuato il responsabile diretto della morte di Giuseppe, ma rimangono immutate le responsabilità complessive di un fenomeno non governato.

Solo un imbecille può ipotizzare un rapporto di causa ad effetto tra il mancato finanziamento di un canile comunale e la morte del bambino, ancora più idiota ogni riferimento alla disastrata situazione finanziaria del Comune.

Da sempre il problema dei cani è stato compito del Comune (anche i più anziani ricorderanno che l'antico accalappiacani era un dipendente comunale), ancor di più da quando è stata istituita l'anagrafe canina.

La verità è che se si vuole davvero porre mano ad una seria analisi in ordine alla responsabilità sulla terribile morte di Giuseppe si deve fornire una esaustiva risposta alla seguente domanda: il Comuni di Modica e di Scicli cosa hanno fatto di quanto era nelle loro possibilità in ordine alla realizzazione dell'anagrafe canina?

Nulla! Diciamo noi. Un "non fare" che a Modica rende uguali Antonello Buscema e Piero Torchi Lucifora e le rispettive forze politiche di riferimento.

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Il monitoraggio accurato dei cani esistenti in un territorio e dei loro proprietari, non elimina totalmente la possibilità che si verifichi un evento luttuoso, consente, però una più sicura definizione della catena delle responsabilità.

Ogni Sindaco è "Autorità locale di sanità" e svolge un ruolo importante in materia di sicurezza pubblica anche quando la legge non gli attribuisce la qualità di "Autorità di Pubblica sicurezza".

Ciò premesso, ci sembrerebbe naturale discutere su quanto le Amministrazioni comunali potevano realizzare, autonomamente, prima di faraonici canili, con le normali risorse finanziarie e con l'adozione di provvedimenti semplici, poveri ma efficaci per governare il problema?

Le reazioni "dialettiche ed operative dei politicanti modicani sono state disarmanti. Basta giudicare il "Gioco del cerino" messo in atto subito dopo la morte del povero Giuseppe. Emblematica poi è la presentazione del disegno di legge sulla gestione del problema dei cani, come se la morte di Giuseppe fosse attribuibile a carenza legislativa. Questa "Presentazione" non ci sembra dissimile, politicamente, dell'attività degli "sciacalli" che rovistano fra le rovine dell'Abruzzo terremoto.

Questa mediocrità ci ha privato della "Disgrazia" nella quale si piangeva l'esito di un evento che si era verificato nonostante il controllo, per errore o per impossibile previsione e si accettava come destino.

Nel mondo attuale non esistono più le disgrazie. Ne esiste una sola: questa imbelle classe politica al potere, per "merito" della quale tutto può accadere, perché nulla è sotto controllo.

Per esempio, se in quel tratto del greto del torrente S.Liberale, che fiancheggia la via Modica Sorda, la circolazione di veicoli, persone e bambini in bicicletta fosse permessa perché un'autorità tecnica ha escluso ogni forma di possibile inondazione, in presenza di un evento luttuoso potremmo parlare di disgrazia.

Ma se per un mancato controllo del greto si dovessero creare delle ostruzioni a causa di "discariche fai da te", alberi caduti, fogliame e quant'altro, che rendessero possibile l'accumulo, durante piogge forti ed insistenti, di acqua che tracimando desse luogo ad improvvisa ondata forte, breve e capace di travolgere una persona, possiamo essere certi che i nostri politicanti riuscirebbero ad organizzare un dibattito per vedere a quale meteorologo attribuire la colpa del ferale evento per non aver saputo prevedere le piogge abbondanti.

Criminale non è il politicante amministratore che ponendo sotto controllo un settore non riesce a prevedere ciò che supera il buon senso e la buona diligenza Criminale è solo il politicante "imbecille" nel governo della Comunità e previdente nella gestione dei fatturati personali e di clan.(Terzo Occhio in Dialogo aprile 2009)

 

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Riusciranno a portare un Pirro davanti al giudice?

 

Sono trascorsi quasi sei anni da quando cominciammo questa rubrica.  Da essa, all’inizio, partì l’appello a nove modicani degni perché costituissero una Giunta ombra. L’invito fece scalpore, ma rimase in ombra, facendo ombra a varie Giunte di umbratili politicanti adombrati, già essi stessi ombra di sé. Ma, dall’attività intrapresa per costituire l’auspicata Giunta ombra nacque il Gruppo Terzo Occhio, del quale seguiamo l’opera, non sempre condividendone in tutto e per tutto le manifestazioni.

Sembra utile ricordare che il Gruppo ha pubblicato 23 numeri del foglio di battaglia “Terzo Occhio”, distribuito nelle edicole con tiratura di 500 copie (inviato a circa 900 persone nella forma digitalizzata), ed ha affisso il Manifesto "E' il Comun senza denari perchè un branco di somari..." il cui stile il compianto Franco Antonio Belgiorno paragonò a quello dell'indimenticabile Raffaele Poidomani. Stimolato dal murale, Belgiorno offrì al Gruppo la sua collaborazione scrivendo tre pezzi, poi stampati per le "Edizioni Terzo Occhio"

Il Gruppo, composto da persone di diverso (ed a volte opposto) orientamento politico, appare accomunato da una visione metapolitica, avendo deciso d’intraprendere una lotta disincantata contro quei politicanti che da anni sfruttano i modicani attraverso una attività pianificata e costante d’intossicazione delle loro anime.

Chi ci segue sa di noi tutto quello che serve di sapere, ma noi sappiamo che ci seguono con maggiore attenzione i politicanti verso i quali abbiamo lanciato più pesantemente i nostri strali. Lo stesso avviene per le pubblicazioni del Gruppo.

La situazione politica attuale riporta tutti all’attualità dell’interrogativo leniniano: "Che fare?".

In politica, di norma, all'analisi ed alla denuncia segue sempre la proposta, la quale si completa con la realizzazione concreta della risposta data alla domanda posta, oppure attraverso i suggerimenti accolti dal potere, per fare fatti. Ma fra il dire e il fare c’è il mare dell’impotenza economica nostra, aggiunta all’altrui consustanziale mediocrità. La difficoltà ad andare oltre la denuncia non ci demoralizza, al contrario ci sprona a far meglio, visti i risultati ottenuti, eccezionali se riferiti al deprimente contesto culturale in cui si opera.

Il Voltagabbanismo, le connessioni paramafiose tra politicanti e potere economico, la spregiudicatezza etica e morale, l’ignoranza crassa, la mediocrità, stanno divenendo elementi di valutazione della politica e dei politici, forse anche per merito nostro.

Dal rossore della guancia abbiamo provato a risalire a chi diede lo schiaffo. Dall'effetto abbiamo tentato di dare un volto a chi (singolo, partito o cultura) ha perpetrato la violenza su questa città.

In questo ambito, si può affermare che gli appartenenti al Gruppo Terzo Occhio hanno perduto ogni zavorra di passato fascista o comunista o anarchico per assaporare il piacere della libertà nel conflitto permanente, usato quale lievito di crescita culturale e di analisi disincantata. Ciò non è avvenuto senza polemiche conseguenze, e ciascun membro del Gruppo ha reagito alle critiche dei criticati e dei loro sodali, secondo il suo carattere. Il Gruppo è stato rimproverato persino d’aver attribuito importanza ad alcuni politicanti di scarsissimo rilievo, il che dimostra che non tutti hanno identificato i termini di una lotta politica nella quale non esistono le persone, ma ciò che esse rappresentano come valore simbolico, ben sapendo quanto grande sia la forza formativa ed educativa del simbolo. Cosa può simboleggiare un professore comunista che, documentatamene, inviti i propri studenti a votare uno studente a lui gradito nel Consiglio di Facoltà? Forse il “Barone” universitario, tanto disdegnato dalle sinistre? Oppure il sinistrorso imborghesito dal fascino dell’uniforme invisa, ma finalmente calzata?

Per quel che ci confidano i membri del Gruppo, sappiamo che stanno meditando d’andar oltre la pubblicazione di pamphlet come "Cultura e salsiccia" o "Don Calogero e il professore". Essi pensano che forse è arrivato il momento di portare qualche politicante davanti al Giudice per aumentare nei concittadini la consapevolezza della mediocrità della loro classe politica affiancando alla denuncia politica un'azione "giudiziaria".

Non potendo formulare una denuncia penale contro alcun politicante, vogliono portarne alcuni davanti al giudice con l’unico mezzo rimasto: facendosi denunciare. La loro sembra una ipotesi, alla quale dedicare tuttavia attento studio.

Il problema è delicato e complesso, non solo perché per essere denunciati è giocoforza rinunciare all’anonimato di Ombre, ma perché, una volta riacquistata l’individuazione, il Gruppo deve trovare un soggetto denunciante utile alla propria causa. Né basta selezionare il denunciatore, essendo imprescindibile scegliere anche la materia della denuncia. Infatti, l’escamotage deve risultare comunque vincente e, anche se il processo dovesse concludersi con una sentenza di condanna, esso dovrebbe avere una durata ed una risonanza tale da trasformarsi in una vittoria di Pirro per l’incauto denunciante.

Siamo convinti che l’amore per Modica, provato e manifestato dai componenti del Gruppo Terzo Occhio, potrebbe spingerli a portare a termine il loro intendimento, né ci sorprenderebbe, in questo modo, di toccare con mano la determinazione con cui ciascuno di loro sarebbe pronto ad immolarsi pur di liberare Modica dall’invasione dei mediocri e dalla loro propagazione per riproduzione autoctona spontanea o per fecondazione eterologa assistita.

In considerazione di ciò, siamo disponibili a mettere lo spazio editoriale messoci cortesemente a disposizione, a disposizione dei facenti parte del Gruppo Terzo Occhio che vogliano avere la risonanza offerta dal mensile Dialogo al fine di far conoscere a un numero maggiore di Modicani le loro ragioni. Ma ad una condizione: che nessun componente del Gruppo provi a travestirsi da Terzo Occhio. Per quello, bastiamo noi.

 

(Terzo Occhio in Dialogo maggio 2009)

 

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Il brodo primordiale della "delinquenza" politica modicana

 

Se la politica è quella che ha distrutto, insieme alla finanze comunali, il futuro immediato della nostra Modica; se la politica è rinvio a giudizio di 17 persone per (politici ed altri) aver chiesto o accettato soldi in cambio di favori in materia di assegnazione degli appalti e priorità per l'incasso di crediti dal Comune di Modica; se la politica è anche sentenza definitiva per peculato di uno dei più noti politici locali; se la politica è tutto questo noi, senza se e senza ma, siamo "l'antipolitica", con la medesima fierezza del Bene che combatte il Male.

Fierezza senza presunzione, perchè se la politica è visione del mondo, prospettive e speranze, le sentenze ed i disastri economici sono inequivocabili dati di fatto che inchiodano ad incontestabili responsabilità.

Come la vita non può nascere spontaneamente dalla materia inerte, anche la delinquenza politica ha bisogno del suo brodo primordiale, ovvero quel mare necessario al "pesce di Mao" per vivere.

Quale è questo mare? E' un mare che vuole rendere normale anche una sentenza di condanna definitiva per peculato. Così avversari interni dello stesso partito solidarizzano con il condannato sia per necessità elettorale sia perchè "compagni di merenda" sia, ipocritamente, perchè si profilano nuovi spazi per nuove ambizioni di carriera politica.

Alcuni di essi in passato hanno proclamato la loro verginità gridando la loro "ferma fiducia nella giustizia" e adesso esprimono la piena solidarietà al parlamentare modicano condannato per peculato, dimentichi che tale solidarietà significa anche sfiduciare la Giustizia che si sarebbe resa colpevole di un grave errore giudiziario oppure, peggio, vittima di un complotto.

In questo brodo primordiale diviene facile pure prevedere che anche chi dei 17 rinviati a giudizio, dell'era Torchiana, per riciclaggio, ha già espresso fiducia nella giustizia, in caso di condanna farà marcia indietro e griderà allo scandalo ed al complotto.

Se poi il Parlamentare [designato non eletto] condannato, inveisce in maniera furiosa, dentro l'aula del Consiglio comunale, contro il consigliere comunale Cerruto, [consigliere comunale davvero eletto dal popolo] solo perchè ha fatto nel suo intervento un leggerissimo riferimento alla condanna inflittagli in nome del popolo italiano, diviene conseguente, logico e giusto rilevare una mediocrità politica evidente, ovvero la esistenza nella politica modicana di un brodo primordiale putrefatto che non può generare altro.

Un brodo primordiale in cui gli unici anticorpi dovrebbero essere rappresentati da una sinistra che, nonostante l'evidente disastro finanziario, prigioniera di un paio di cattedratici ex comunisti, mantiene un carrozzone universitario assurdo.

Una sedicente sinistra che, al contrario di ogni partito che ha a cuore le fasce più deboli, per la stagione teatrale appena conclusa, anziché favorire un teatro per tutti, ha speso circa 20.000 Euri per regalare circa 90 € solo a 200 cittadini modicani su oltre 50.000 come noi e come altri nostri amici, che già potevano permettersi di pagare l'abbonamento.

Per rendersi conto del livello di inquinamento del brodo primordiale dal quale ha origine la politica modicana noi consigliamo di frequentare i blog di www.rtm.it e www.modicaliberata.it.

In essi appaiono chiari gli scenari, i personaggi, le tare, la cultura dei servi, ma anche traspare una promettente antipolitica che secondo noi prima o poi avrà il sopravvento sulla politica delle condanne penali e dei rinvii a giudizio e della denarocrazia.

Peppe Drago, Riccardo Minardo, Marco Nanì, Meno Rosa, Giancarlo Poidomani, Tato Cavallino, Paolo Nigro, Sebastiano Failla, Nino Gerratana, Enzo Scarso ed altri sono gli attori di una sceneggiata avvilente per chiunque abbia come coordinate di riferimento, la logica, la coerenza, l'onestà intellettuale, il giusto, il bello.

E' qui che si rappresenta l'imborghesimento totale dell'ex comunista Poidomani e del suo Pd. E' qui che è in atto un processo teso a nobilitare beceri trasformismi, voltagabbanismi impudichi, travestendo in maniera davvero vergognosa indicibili interessi privati e  trame di clan e di "famiglie" con false ansie filantropiche ed ipocrite trepidazioni di bontà ed altruismo: si leggano su www.rtm.it i commenti sul passaggio di Tonino Solarino, ex sindaco di Ragusa dal centrosinistra al centrodestra.

In questo palcoscenico "Idea di centro" sta cercando di prendere la scena con comunicati e commenti che ne delineano il modo di essere, ben contrastata, per fortuna, da una agguerrita cultura antagonista.

Noi frequentiamo tali luoghi perché vi troviamo buoni elementi per virtuose analisi. Diciamo pure che specie "Idea di centro" nutre una sorta di orticaria ai nostri interventi, talché gli succede che ad una nostra accusa di essere luogo politico di voltagabbana e di avere precise e dirette corresponsabilità politiche nell'aver disastrato le economie del Comune, reagisce con epiteti. Di contro non reagisce ad accuse più pesanti di altri blogghisti.

"Idea di centro", non solo a noi, appare icona della malapolitica ecco perché considera offesa il nostro mettere in dubbio le qualità professionali, politiche e culturali del medico  e delle fallimentari ricette che essa propone per risanare il malato (Comune) e reagiscono, mentre considerano parte del teatrino della politica le accuse pesantissime che gli rivolgono gli ex compagni di merenda del mai sufficientemente deprecabile settennato Torchi.

Eppure bisognerebbe pur chiedersi perchè "Idea di centro" teme il confronto sulle qualità culturali e politiche del voltagabbana, oppure se esiste a Modica un problema di "Denarocrazia" e di come essa, se esiste, si rapporta con la Democrazia.

Sembra davvero ridicolo e democraticamente criminale utilizzare la quantità di voti oltre che come misura di peso elettorale anche come unzione di moralità, spiritualità e di etica, ed addirittura di capacità manageriali.

E' davvero patetico constatare come la sua direzione è ossessionata dal problema della "visibilità". Sembra davvero culturalmente penoso definire "coraggio" il presentarsi alle varie tornate elettorali e vivere la limitazione intellettuale di non immaginare altre forme di battaglia politiche oltre quelle elettorali e di potere.

Eppure non è estranea alla democrazia parlamentare la elezione di personaggi in odor di Mafia; la elezione nel Parlamento Italiano di autentici criminali e di pregiudicati. Ricordiamo quel buon uomo che condannato per delitti comuni veniva eletto dai comunisti, faceva l'onorevole coperto dalla immunità parlamentare e, per non farsi arrestare, durante la campagna elettorale si rifugiava in Jugoslavia.

A noi sembra che questi scenari legittimano certe diffidenze che nei tempi attuali, purtroppo anche a Modica, sono supportate da inquietanti avvenimenti giudiziari.(Terzo Occhio in Dialogo giugno 2009)

 

 

 

 

TOOttobre2009

 

Don Calogero modicano, l’Innominato e la confraternita dei "Fratelli ra quartaredda".

Sapevamo della esistenza a Modica, dei "Fratelli ra quartaredda", associazione molto riservata. Abbiamo infiltrato in essa un'amica, molto discreta che con disinibiti rapporti ha raccolto le notizie che ci ha descritto in questa lettera.

«Carissimo dottore,

di seguito alle intese via e-mail, Le fornisco alcune notizie sull’associazione "Fratelli ra quartaredda”.

La struttura dell’Associazione, si articola su cinque livelli.

Don Calogero, che nessuno conosce, presiede il “Direttorio” o primo livello, costituito da 3 persone, ciascuna delle quali dispone di uno staff di 3 sottoposti che insieme costituiscono la camera di secondo livello.

La struttura, come una catena di S.Antonio, si demoltiplica verso i livelli inferiori, con la stessa “regola del tre”, cosicché la camera di quinto livello raggiunge i 243 assoldati.

Un componente del direttorio, che per comodità chiamerò “l’Innominato”, è il vicario di Don Calogero e presiede tutte le riunioni dei restanti quattro livelli.

Le riunioni vengono realizzate con il passa-parola attuando uno schema di convocazione che, con una ulteriore espansione della “catena”, riesce anche a trasferire, nei periodi elettorali, fino ad un massimo di 3.500 voti, da un candidato all’altro, in 90 minuti.

Gli assoldati dei livelli superiori partecipano anche alle riunioni dei livelli inferiori.

Oggi, Sabato 10 ottobre 2009 ho partecipato per la prima volta alla riunione della camera di quinto livello, avvenuta in un grande magazzino (già granaio) attiguo ad una vecchia villa nella campagna tra Modica e Scicli.

Accolta da una popputa e scosciata ragazza raggiunsi il posto che mi era stato assegnato. L’ambiente scenico era molto simile a quello del Consiglio comunale. Niente destra e sinistra ma una composizione ed una sistemazione dei singoli assoldati, rispetto alla Presidenza, che obbediva ad una precisa gerarchia.

Sembra che detta “graduatoria” sia il frutto di complicate alchimie algebriche e criteri utili a rendere omogenee “qualità politiche” molto diverse come l’essere onorevole, consigliere comunale o provinciale; presidenti di enti, periodi assessoriali e di esperto in qualche cosa; l’aver riportato condanne penali per motivi di servizio politico, avvisi di garanzia o rinvii a giudizio; disponibilità di pacchetti di voto ed, infine, l’essere titolari di ditte che consentono di riversare soldi pubblici nel grande calderone delle spese necessarie all’“esercizio del potere”.

Per il momento niente nomi, egregio dottore; sappi solo che erano presenti tutti i voltagabbana modicani, nessuno escluso, senatori proletari, onorevoli social-democristi, zii nipoti, vecchi e nuovi costruttori di Carrozzoni Azasi e Multiservizi, nonché esponenti del mondo culturale e personaggi che la letteratura comunista una volta denominava “baroni universitari” e “pescecani”. Ex Sindaci "di tutta la città", ex Sindaci alternativi, belli e quant'altro. Esponenti del potere economico, direttori editoriali con la quinta elementare, ed altri nipoti e zii.

L’argomento all’ordine del giorno è stato annunciato dall’Innominato con queste parole:

Amici, camerati, compagni, sagristi e voltagabbana di tutte le provenienze e direzioni … ascoltate!

Questa riunione vuole sollecitare la riflessione sulla progettazione di un agire politico sul tema del cosiddetto “disastro finanziario” del nostro amatissimo Comune che sarà oggetto di una prossima conferenza di servizio.

Il problema non è contabile o finanziario ma psicologico. Infatti, la situazione viene percepita come “disastrosa” mentre, invece, è semplicemente “necessitata”.

I nostri amatissimi concittadini, in maniera sconsiderata, dal semplice ritardo nel pagamento degli stipendi degli impiegati comunali, traggono l’affrettata conclusione di una situazione finanziaria disastrata; confondendo una sensazione con una realtà solare. L’errore è legato al fatto che si rendono conto che il potere, che noi esercitiamo con la massima efficienza e profitto ha i suoi costi, che non possono essere ridotti.

Il potere non può rinunciare alle ingenti spese per le necessarie e continue campagne elettorali, né a quelle per tenere in piedi la necessaria macchina che consente al sistema democratico di eleggere democraticamente certe persone, e non altre, che il potere ha bisogno che siano eletti.

La conferenza di servizio dovrà individuare i modi per far capire che l’attuale stato delle finanze è irreversibile, necessario, ineliminabile e …legittimato dal fatto che il nostro miglior governo non può cambiare le cose.

Ciò è possibile realizzando processi psicologici che consentano di miscelare, nel modicano, una costante, grande etica e nobile rassegnazione con quella giusta quantità di speranza che deve essere appena sufficiente ad impedire la disperazione e capace anche di dare serenità alla rassegnazione non facendola mai percepire come irrimediabile.

In questa direzione abbiamo operato con intelligenza.

Magico quel passare dall’”Era petruzzana” all’”Era Antonelliana” che consente di contrastare l’idea che le giuste maggiori spese per l’esercizio del potere siano da ricondurre a colpa di Torchi.

Infatti, se come sta avvenendo il Buscema, bravo figlio, non riuscirà a cavare un ragno dal buco, come tutti sappiamo, sarà facilissimo fare della rassegnazione una idea per noi vincente.

In questo scenario potrà essere previsto un ritorno della destra, non perché ciò possa far cambiare le cose, ma per favorire nel popolo modicano, il giusto atteggiamento mentale di chi non riesce a capire un tubo su quanto sta avvenendo conseguendo, così, quello stato di minore sofferenza, per non dire di felicità, tipico di chi non capisce un cazzo.

Per propiziare l’ottimizzare di questo stato mentale, secondo le più valide teorie sociologiche e tecniche di persuasione delle folle, converrà sempre continuare a far finta di far litigare la destra con la sinistra, la maggioranza con l’opposizione, gli onorevoli fra loro, zii contro nipoti e voltagabbana che querelano perché solo così possiamo dare l’aspettativa che qualcosa potrà cambiare: guai se i cittadini dovessero sospettare che qui siamo tutti d’accordo, perderebbero ogni speranza e diverrebbero infelici, e noi non vogliamo che ciò accada.

Occorre però equilibrio, prudenza e moderazione. Il nostro centro studi “psicologia e potere”, ed il laboratorio culturale “democrazia virtuale” rilevano che tutti gli scrittori e pubblicisti della “sagrestia di S. Pietro”, sulla stampa locale, stanno esagerando nel descrivere l’attività amministrativa di Antonello Buscema facendola apparire miracolistica a fronte della fin troppo evidente sua inefficacia.

Questa “liturgia” non credibile perché balla colossale, può compromettere l’azione psicologica tesa a far passare l’idea che le colpe del disagio economico non sono di nessuno e, quindi il progetto complessivo. Questo lo dobbiamo evitare. A presto. Buona sera.”

Dalla contrada Eremo delle milizie tenere di Modica, egregio dott. Riceva i miei più cari saluti. ».(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2009)

 

 

 

 

Novembre 2009

La zizzania nel campo di grano modicano.

La vita è contrasto. Il male convive con il bene: se non esistesse la coerenza, per esempio, non avremmo i voltagabbana.

E’ il sistema giuridico che raccoglie la civiltà, il modo di essere ed il sentimento di un popolo per sancire la norma condivisa che distingue il male dal bene ed il galantuomo dal delinquente.

E’ un dato di fatto che anche il male percorre il suo itinerario storico assieme al bene in una costante dicotomia e in una lotta continua in cui, a volte il male sembra avere la prevalenza.

Spesso, addirittura il male assume le sembianze del bene. Anche il vangelo di Matteo ci ricorda che la zizzania è l’erba che più delle altre si confonde con il grano. Solo quando si forma la spiga la zizzania viene riconosciuta in maniera solare.

A Modica esiste una zizzania manifesta ed una zizzania che si con-fonde ancora con il grano. Se ne avverte la presenza nelle parole di Riccardo Minardo e del nipote ed in quel nulla politico dei tanti altri politicanti che abbiamo spesso nominato. Ma si avverte anche in coloro i quali confondono la passione politica con “lo sbrigar faccenduole” e l’azione politica generalizzata con la cura clientelare dei propri portavoti.

Anche la “speranza Antonello Buscema” si sta rivelando zizzania incapace di attuare il precetto di Matteo (5,37) “Ma il vostro parlare sia SI SI NO NO ciò che è in più vien dal maligno

Nulla. Nulla di nulla. E la stanchezza si misura leggendo i blog, e la stampa o ascoltando i vari mezzi di comunicazione di massa. Ma i guasti peggiori della politica li vedi, non nel dover pagare con lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani anche la incredibile inefficienza di questi pennivendoli della politica, ma li vedi anche:

nei poeti, scrittori, critici d’arte che poetano passeggiando sul palco di un teatro come i venditori di pentole;

nei professori universitari che consigliano ai propri studenti chi votare nei consigli di facoltà.

Un senso di sopportazione pervade il campo di grano della vita modicana dove la zizzania dopo essersi con-fusa con il frumento ora manifesta con orgoglio e protervia il suo voltagabbanare, i suoi avvisi di garanzia e le sue condanne penali come frutto delle proprie capacità di far politica ed al grano non rimane che ritardare anche il formarsi della spiga.

Sono i sintomi della fase nichilista in cui i valori supremi si svalutano provocando decadenza e rassegnazione ma che per fortuna nel contempo generano individui che vanno per la loro strada imperturbabili perfino quando la catastrofe li spezza.

In questo senso, bene è stato scritto da un appartenente al “Gruppo Terzo Occhio” nell’ultimo numero del loro “Foglio di battaglia”:

“Preso atto della concreta impossibilità di incidere, sia pur minimamente, sulla qualità della politica, non rimane altro che invocare la saggezza dei padri ed il loro  categorico suggerimento: Càliti juncu ca passa la china!

Aspettare, quindi. Aspettare, sì aspettare! Una attesa consapevole, fiduciosa. Una attesa militante.

Aspettare che il degrado completi il suo corso.

Aspettare che le sagrestie ritornino sagrestie e le bettole bettole.

Aspettare che Diogene posi la lampada perché la ricerca dell’Uomo Degno ha raggiunto il suo scopo.

Aspettare con fredda determinazione che tutto si compia.

Aspettare con calcolata, frenetica inerzia che passi la nottata.

Aspettare tetragoni, impavidi, irremovibili, per aver valutato e riconosciuto come improrogabile la necessità di smettere di puntellare il marcio, che è solo destinato a disfarsi, sepolto dalle sue stesse macerie.

Dobbiamo essere nichilisti ottimisti, però, e pensare che verrà il tempo in cui chi nel 1989 pianse perché non voleva che il muro di Berlino cadesse e che in questi giorni ha telegrafato, esultante, per quella “caduta”, troverà, per ritornare ad essere uomo, il momento per vergognarsi del primo suo pianto  e del secondo suo telegramma.

Verrà anche il momento in cui quarant’anni di democrazia cristiana, si incontreranno con diciassette anni di socialcomunismo e con dodici anni di immondizia politica; l’Azasi si incontrerà con l’Università S. Martino, la “Fontana della decadenza” con i demolitori della chiesa di S.Agostino e si vergogneranno assieme: quello sarà l’inizio del nuovo giorno. .(Terzo Occhio in Dialogo novembre 2009)

Siemu ne manu ri nuddu

 

Leggiamo: «L’improvvisa interruzione della viabilità ordinaria sul Viadotto Guerrieri di Modica, ha spinto il Sindaco Antonello Buscema a vergare una nota, inviata al Segretario generale dell’Ente, per chiedere spiegazioni su quanto accaduto. Nella missiva il primo cittadino chiede di accertare: · come mai il traffico risultava già bloccato nella prima mattinata e non a partire dalle ore 10.00 come da ordinanza trasmessa all’Ente dall’Anas in data 17 novembre…”

Nella missiva il primo cittadino chiede di accertare:” · come mai il traffico risultava già bloccato nella prima mattinata e non a partire dalle ore 10.00 come da ordinanza trasmessa all’Ente dall’Anas in data 17 novembre che disponeva l’istituzione di un senso unico alternato regolato da impianto semaforico lungo la SS 115 nel tratto interessato; · se la suddetta ordinanza è stata puntualmente trasmessa al comando del VV. UU. per consentire allo stesso di informare in tempo utile i cittadini e prevedere percorsi alternativi tali da ridurre i disagi alla viabilità. Nella nota il Sindaco chiede una “relazione scritta dalla quale evincere eventuali responsabilità interne o esterne all’ente”. (http://www.radiortm.it/Notizia.asp?id=30518) »

Il Sindaco, considerato che si trattava di una interruzione programmata del ponte ha avuto la possibilità di scrivere a qualcuno.

Nulla da obiettare, ma noi e tutti quelli che per ben due volte siamo rimasti bloccati, totalmente fermi, per due ore e mezza sulla via Nazionale, via Tirella, Via Nuova S. Antonio e sul Corso a seguito dell’improvvisa chiusura del ponte a causa di incidente stradale ci chiediamo, ammesso che qualcuno lo informò, a chi scrisse in quell’occasione il nostro sindaco e quali iniziative adottò?

Perché se è vero che un incidente stradale non è prevedibile nei tempi, anche se è certo che può avvenire, è pur vero che in questa scassatissima struttura amministrativa e di governo è assente ogni progetto di protezione civile che non sia il  prevedere la bovina attesa di rinforzi da parte di qualcuno o la esibizione di alcuni responsabili della protezione civile con uniforme, basco e sigaro cadente, per parcheggiare le auto nei pressi del cimitero nel giorno dei morti. E non si venga a raccontare che i nostri volontari con una colonna sono intervenuti con successo nella zona terremotata del … bla …bla …bla, perché questo è anche il comune in cui i volontari della Protezione civile non obbedirono all’appello del Sindaco per gli incendi estivi perché non erano attrezzati. E non si presentarono, ancor prima di sapere se il loro impiego prevedesse il materiale spegnimento degli incendi o la semplice osservazione o deviazione di traffico, attività che non richiedono attrezzature ed equipaggiamenti particolari.

Noi siamo buoni a fare uscire le scolaresche dalla scala di emergenza in quelle esercitazioni pur utilissime realizzate su imput delle prefetture, e basta. Poi succede un quid ed andiamo in tilt. Eppure, in un Comune altro, l’incidente stradale che blocca il ponte Guerrieri dovrebbe essere l’occasione per applicare la saggia regola del grande rivoluzionario indocinese Ho Chi Min il quale ebbe a dire che “il miglior addestramento è il combattimento”.

Noi non siamo tanto sciocchi da pretendere di non subire disagi se per un accidente il Ponte Guerrieri si rende inagibile, ma vivaddio non è tollerabile che allo stato attuale non esista un piano che scatti con la prontezza necessaria appena il ponte Guerrieri si dovesse rendere inagibile.

Ma quale occasione migliore di addestramento sul campo si può avere se non si sfruttano queste occasioni per oliare una macchina che dovrebbe essere sempre pronta all’emergenza?

Ma si vuole pensare all’ipotesi, non del terremoto ma di una molto più normale ed improvvisa bufera che dovesse provocare anche la chiusura del ponte, in quale maniera si potrebbe dare soccorso in una situazione in cui l’iniziale inerzia di chi deve governare il territorio riempirebbe tutte le strade principali del centro abitato di auto creando la paralisi totale?

Ma ci si vuole rendere conto che per la città di Modica il ponte Guerrieri è un obiettivo da tenere costantemente sotto controllo come un fiume in piena quando piove?

Ma per capire le condizioni del nostro Comune, e non farci illusioni, ci soccorre il ricordo dei cani randagi il cui problema si scoprì dopo la morte del caro nostro piccolo concittadino, ci soccorre il sapere che il territorio comunale non è sotto controllo da nessun punto di vista.

Un gioco semplicissimo: provate  a telefonare al Comune dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina per porre un problema che sia di competenza del Comune… poi fateci sapere. .(Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2009)

 

 

Gli auguri di Don Calogero modicano

 

Pubblichiamo una seconda missiva che la nostra amica infiltrata nella confraternita dei "Fratelli ra quartaredda" ci ha fatto pervenire in occasione del Santo Natale.

 

«Carissimo dottore,

prima di partire per una vacanza invernale voglio porgerLe i miei più cari auguri di bene per le prossime festività.

Giorni fa ho fatto amicizia con un notissimo commercialista modicano, appartenente al terzo livello della Confraternita, che poiché intende sostituire uno dei suoi tre assoldati, mi ha fatto capire che, se sarò “escort” con lui mi potrebbe inserire nella camera di Quarto livello. Quasi sicuramente accetterò la proposta, considerato che come Lei ben sa, da questo punto di vista non ho concorrenti, né scrupoli di nessun genere avendo anche …le curve al punto giusto.

Diciamo che dovrei essere “promossa” e quindi avrò l’onere di scegliere i mie tre assoldati di fiducia da segnalare per il ripristino della naturale composizione della camera di quinto,  livello perché andrebbe a perdere i tre assoldati segnalati dall’uomo di quarto livello caduto in disgrazia. Se mi vuole segnalare qualcuno mi consideri a sua disposizione.

Comunque se sono fiori fioriranno… attenderò gli eventi come si dice con la mutanda in mano.

Per il resto Le riferisco che giovedì 10 dicembre ho partecipato per la seconda volta alla riunione di quinto livello.

Erano le 22 quando si presentò l’Innominato che venne salutato con un’ovazione dall’assemblea degli assoldati. “Vi abbiamo riunito  - disse - mentre in maniera perentoria con un gesto della mano invitava al silenzio, ottenendolo – per scambiarci gli auguri di Natale.

Ma questa, cari amici, camerati, compagni, sagristi e voltagabbana di tutte le provenienze e direzioni, è anche occasione di consuntivi e di progetti per il futuro come si conviene quando un anno finisce ed un altro inizia.

Possiamo dire che mai come in questo periodo la Confraternita ha vissuto momenti di così alta  compattezza: non uno screzio, nessuno ha remato contro e rapporti improntati alla massima fedeltà. L’opera di selezione con la necessaria eliminazione delle persone inaffidabili perché poco riservate ha realizzato una camera di quinto livello omogenea nel pensiero, nei metodi e dominata da un comune interesse: poter governare con decisionismo questa nostra Comunità. In questo momento la camera di quinto livello rappresenta di certo quello che a me piace definire: “Stati generali” del governo di Modica”.

Ricorderete i tempi in cui ogni campagna elettorale era un problema perché prima una parte si doveva imporre sull’altra, con grande dispendio di forze e di economie; poi si doveva governare la città con il contrasto di una opposizione che rompeva le scatole continuamente con iniziative di ogni genere, per non parlare di quelle assurde azioni di contrasto che pretendevano di tenere conto della visione cristiana della vita per non parlare di quel palloso fare riferimento alla morale, all’etica o allo stato sociale che di fatto impedivano la realizzazione di grandi progetti.

Abbiamo impiegato il tempo che ci voleva ma adesso abbiamo creato una classe politica culturalmente identica. Un processo che abbiamo iniziato con la sindacatura Torchi, in cui abbiamo raggiunto i massimi livelli di efficienza nella gestione, governo e controllo della popolazione modicana.

Durante tale periodo ancora sopravvivevano certe sovrastruttura per cui siamo stati costretti ad applicare la famosa regola “Una a te ed una a me”, cosicché abbiamo dato la Multiservizi ad una parte  e l’Università di San Martino all’altra.

Ora non abbiamo neanche questo problema:  tutta la classe politica è molto amalgamata creando il clima giusto perché il popolo modicano, non avvertendo il pericolo di contrasti tra i componenti della classe di governo, vive più sereno. Io credo che non si distingue più un comunista ateo ma filantropo da un cristiano che si fa orientare dalla caritas.

E gli effetti positivi sono davanti a tutti: sia con Torchi che con Antonello Buscema si fanno i cosiddetti rimpasti, la classe politica dice le stesse cose e nessuno le definisce puttanate.

Avremo tempo di parlare di queste cose nelle prossime riunioni, mi preme, però spezzare una lancia a favore della formula “ amici, camerati, compagni, sagristi e voltagabbana di tutte le provenienze e direzioni” contro chi vorrebbe sostituirla con qualche altra locuzione più breve e più aderente al livello di uniformità raggiunta.

Io vorrei mantenerla perché è bello ed utile ricordare le origini, e quindi il grande cammino che abbiamo fatto.

E’ in questo ecumenico clima che voglio lanciare l’augurio che Don Calogero, il nostro, lasciatemelo dire, caro Don Calogero, mio tramite vi fa pervenire nella certezza che anche per il 2010 potrete godere della sua protezione.

Dalla contrada Eremo delle milizie tenere di Modica, egregio dottore, riceva i miei più cari saluti». .(Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2010)

 

Coraggio Modicani, domani sarà peggio

 

Alla mediocrità politica, che ha fatto superare il limite del non ritorno, va dato il merito di favorire il raggiungimento del punto di degrado finale quale passaggio indispensabile per un nuovo inizio. Ecco perché, in una visione disincantata, il peggio che ogni giorno segue il precedente risulta ottimo e indispensabile. Ecco perché alcuni Modicani seguaci di San Tommaso del quale tradiscono il pensiero, incapaci di vedere oltre la soglia della gabbia dottrinaria in cui vivono da sempre, definiscono qualunquismo tutto ciò che non rientra nei loro schemi. Ecco perché gli stessi non avvertono l’inconsistenza dei miglioramenti sociali provocati dalla loro azione a causa della quale diventano parte e sostanza della decadenza che Modica vive.

Dicendo questo siamo qualunquisti? Dicendo questo siamo presuntuosi? E noi, dicendo questo, quanto diventiamo rei, brutti e cattivi?

Noi siamo i fautori dell’attesa militante. Siamo consapevoli, come lo era Heidegger, che l’Essere non ci appartiene, ma siamo coscienti di esserne i custodi. Noi non siamo i prigionieri dell’Avere: non ci interessano i quattrini e le poltrone. Noi siamo i guardiani della Verità! Non perché la possediamo, ma perché convinti, come Socrate, che essa va cercata, oltre i confini del tempo e dello spazio, giacché una vita senza questa ricerca non è degna di essere vissuta.

Consapevoli di quest’alta certezza, guardiamo il corso del fiume, e aspettiamo che passi il cadavere del nostro acerrimo nemico: la mediocrità, che come un’infezione purulenta sta devastando ogni anfratto, anche il più recondito, del vivere civile.

In quell’istante potremo abbandonare la postazione nella certezza che l’Essere, che in questi anni abbiamo custodito con passione, possa generare, finalmente, la luce della rinascita e del riscatto.

Per questi motivi, come cittadini modicani, siamo grati a coloro che in questi anni hanno condotto nel baratro la nostra città.

Siamo riconoscenti ai tanti voltagabbana impenitenti, che non conoscono la dignità dell’onore e il decoro della coerenza; ai cafoni incravattati che si aggirano altezzosi fra le stanze del Palazzo ed in quel luogo, ove regna il lezzo della disonestà e dell’ipocrisia, costruiscono altari al malaffare: l’unico dio che sono in grado di adorare e che incensano con la vacuità delle loro chiacchiere e la scurrilità del loro agire.

Diciamo grazie anche agli avvisati, agli inquisiti e ai condannati e a tutti quelli che hanno fatto della politica un affare. Siamo grati ai disoccupati, per scelta o per incapacità, che hanno fatto della politica un mestiere e che vivono nella spasmodica attesa di conquistare una poltrona, una qualunque, mentre un solo seggio sarebbero degni di occupare: la latrina!

Vogliamo urlare il nostro grazie a coloro che utilizzano il loro ingente patrimonio, accumulato con inganni e compromessi, per chiudere la città in una morsa senza scampo: burattinai senza scrupoli che muovono le fila dei tanti burattini che trascorrono la vita in uno squallido teatrino, con il cervello ottenebrato dal servilismo e dall’ignavia. Tutti costoro noi vogliamo ringraziare, perché la loro pochezza intellettuale e la loro miseria morale non fanno che rafforzare, ulteriormente, la devastazione della nostra città e non possono che farla precipitare sempre più nel baratro dell’assoluta mediocrità, dell’avvilente indifferenza e della crassa volgarità: è dal fondo della valle, infatti, che dovrà iniziare la scalata che condurrà alla vetta!

L’Essere, soffocato per le loro mani, cesserà di esistere e all’orizzonte appariranno le cupe sembianze del nulla; la Verità si dissolverà e sulle sue ceneri si ergerà vittorioso l’Errore: il degrado avrà così ultimato il suo cammino e Modica non sarà che una landa fredda e desolata.

Soltanto allora, quando il marcio sarà stato sepolto dalle sue stesse macerie, guarderemo l’orizzonte. Siamo certi che allora svaniranno le ombre della lunga notte e un chiarore intenso annuncerà l’alba di un nuovo giorno, il giorno in cui ogni cosa tornerà al suo posto: la cultura trionferà sull’ignoranza, la coerenza annienterà l’opportunismo e il coraggio prevarrà sulla vigliaccheria, la grandezza del pensare e dell’agire demolirà la mediocrità di quanti, pur avendo un cervello non lo sanno usare. .(Terzo Occhio in Dialogo febbraio 2010)

 

 

 

 

 

 

La confraternita del crocefisso rosso

 

Le confraternite nacquero in epoche di barbarie, di insicurezza, di violenze e di sopraffazione come forma di autodifesa. La nobiltà degli obiettivi della confraternita era tale che eliminava ogni ambizione o interesse personale a favore di una formidabile ed invincibile sintonia complessiva degli adepti che ancora è possibile cogliere in alcune davvero lodevoli confraternite caritatevoli.

Cricche malavitose pensarono di utilizzare il clima interno che ogni “Confraternita” genera in possibile strumento. Ai giuramenti di adesione aggiunsero riti particolari, incisione dei polsi, occhi bendati, santini incendiati e quant’altro  e si realizzò quell’organizzazione perfetta in cui è presente una indiscussa gerarchia ed il massimo grado di cieca obbedienza. (Don Calogero insegni)

Nei tempi attuali stanno nascendo delle “confraternite di fatto”. Esse si realizzano indicando “Il bene della Comunità” come generico obiettivo di facciata ma creando  poi condizioni oggettive in cui un l’interesse personale o di clan diventa il sangue vitale della “Confraternita di fatto”.

A Modica, allo stato attuale esistono due confraternite di fatto. Della prima ne abbiamo scritto riportando i rapporti di una nostra infiltrata. E’ la confraternita dei "Fratelli ra quartaredda" per la quale si potranno avanzare tutte le accuse di fantasie e nostre fantasticherie ma è sufficiente avere la capacità di osservare la realtà modicana con vero disincanto per accorgersi della capillare presenza nel tessuto socioeconomico della sua rete che fa capo al Don Calogero Modicano.

La seconda, presente da molto tempo, è “La confraternita del Crocefisso rosso”. Ha sempre prediletto la domus della cultura ma non disdegnò la politica politicante: prima favorendo la nascita di 17 anni di socialcomunismo durante il quale, addirittura, riuscì a candidare un suo Sindaco contro Carmelo Ruta e proponendo, senza scrupoli, un fascista nella Giunta di governo.

Abbiamo più volte, qui ed altrove, scritto di quell’associazione a delinquere rappresentata dal centrodestra. Abbiamo pure scritto di una certa somiglianza in termini culturali tra destra e sinistra alienandoci i dissensi degli intellettuali della “Confraternita del Crocefisso rosso”.

In essa sono presenti coloro che pur manifestando simpatia ideologica nei confronti del centrosinistra che ha ammorbato Modica per ben 17 anni non hanno perduto occasione per manifestare “distanza” nei confronti di una sinistra “rifondarola” che tardava a piegarsi alla logica del “muro crollato”. Adesso che gli orfani di Marx sono stati sconfitti la “Confraternita del Crocefisso rosso” è al potere nella nostra città senza intermediari.

“Dio li fa e poi li accoppia”, dice il vecchio adagio. Ecco perché un carismatico intellettuale modicano, sedicente critico d’arte, poeta, scrittore e “… meccanico di biciclette” (direbbe Franco Antonio Belgiorno) si accoppiò con Drago, Minardo e politicanti vari che ci proposero programmi politici la cui vera sostanza era l’immagine di ingenue ragazze scosciate e pacche sulle spalle.

L’attuale governo della città è, invece, viva espressione della “Confraternita del Crocefisso rosso”.

I lettori di DIALOGO avranno, tanto per cominciare, notato che dopo un iniziale civile ed opportuno confronto con la stampa locale Antonello Buscema non ha più risposto neanche alle interrogazioni del nostro 31° consigliere, ha snaturato il progettato spirito dell’incontro con la stampa locale, realizzato su proposta del DIALOGO, trasformandolo  in torchiana passerella politicante.

Ancora più significativo appare, l’esame degli articoli che gli esponenti dell’intellighenzia della “Confraternita” firmano sulla stampa locale che sono più malefici degli autoreferenziali comunicati stampa che i tecnici della mistificazione dell’era Torchi mitragliavano tutti i giorni.

E’ vero, non bisogna mai essere affrettati per emettere giudizi. In passato abbiamo espresso benevolenza nei confronti di Antonello Buscema. Le critiche di Antonello Buscema e della sua “Confraternita” a Torchi & c. sembravano davvero esprimere segni di discontinuità e per questo avevamo una speranza. Ciò che detta intellighenzia andava scrivendo sembrava espressione di un mondo culturale in ordine, coerente, disinteressato ed antagonista al modello torchiano.

Illusione… era una tristissima illusione. Alla luce di quanto la “Confraternita” scrive adesso, per osannare l’attività del governo cittadino, le vecchie critiche che i suoi intellettuali  rivolgevano a Torchi & c. appaiono un concentrato di alterigia e saccenza.

Occorre scegliere: dei due l’una o erano spocchiosi allora oppure sono incapaci adesso ad osservare la realtà.

Esiste una terza possibilità che a noi è ignota: si può forse pulire una città con un articolo di giornale oppure servono ancora quei vecchi arnesi che si chiamano discariche, contenitori, operatori ecologici e … ahimè cartelle esattoriali?.(Terzo Occhio in Dialogo marzo 2010)

 

 

Realizzeremo il gioco dell’oca modicano

 

 

Non esistono più spazi per il dialogo ma climi di incomunicabilità simili a quelli dei costruttori della torre di Babele. Per meglio farmi comprendere, indico il mio sillabario, le mie chiavi di analisi e le mie strategie attraverso un presupposto, cinque postulati, un sospetto ed un che fare?.

Il presupposto. Un peloso “buonismo” è divenuto lo strumento di lotta politica.

Primo postulato. Il comune di Modica è stato distrutto da una delinquenza politica senza eguali nella sua storia. Risultato non attribuibile a tedeschi, americani o ai burundesi, ma con certezza assoluta alla classe politica che ha governato e governa Modica.

Secondo postulato. Vi sono quattro famiglie che hanno impiegato loro rampolli nel governo della città; vi sono quattro famiglie che si sono arricchite realizzando un potere economico onnipotente.

Terzo postulato. una serie di personaggi ha attraversato, galleggiando come un sughero tra la prima e la seconda repubblica, traghettando verso ricchi lidi di laute pensioni politiche o verso posizioni di tradimento culturale della classe operaia: sono la genia malefica dei voltagabbana;

Quarto postulato. Esiste una struttura burocratica scassatissima, costruita e perfezionata dalla classe politica con persone  che sono, nella stragrande maggioranza, prima galoppini politici e poi impiegati comunali, prima procacciatori di voti per i proprio don Calogeri e poi competenti di qualcosa;

Quinto postulato. Vergognosa fedina penale della casta politica.

Sospetto. Il ruolo degli intellettuali modicani si muove tra la figura dell’intellettuale organico gramsciano servo devoto dell’ideologia e della parte, piffero della fazione e l’intellettuale giullare.

Che fare?

Prendere atto che a Modica esiste uno stato di guerra non significa esprimere un atteggiamento violento o favorirlo neanche quando adotteremo tutte le regole che “la guerra” in atto impone.

I cinque postulati disegnano il fronte della malapolitica che tenta di isolare, con ottimi risultati, ogni resistenza del vero fronte avversario quello antagonista. Lo fa proponendo al suo interno:destra e sinistra, il bene ed il male, la maggioranza e l’opposizione in guisa tale da sceneggiare con un’apparente dialettica politica la democrazia mentre di fatto esercita la dittatura.

Un po’ come il finto litigio di Nino Minardo e suo Zio che appare dialettica democratica ed, invece, consente ad una famiglia di occupare il potere. O come Antonello Buscema che appare eletto dalla sinistra quando è invece il risultato di una scelta dello stesso potere economico. O come professori universitari che ostentano per cultura ciò che è pura fazione e carrozzoni universitari come istituzioni culturali.

Le strategie. Esistono due tipi di intervento possibile: ripiegamento sulla pura attesa che il ciclo si compia; accettare il “combattimento”. Noi abbiamo scelto questa seconda ipotesi.

Le risorse. Asimmetriche le risorse: da un lato la penna, il volantino, i vincoli morali, la coerenza e la democrazia; dall’altro le televisioni, i manifesti giganti, la spregiudicatezza, il cinismo, la denarocrazia ed il voltagabbanismo, il puro baronaggio.

Ci proponiamo di “disaggregare” il generico concetto di casta politica dando un volto ai vari personaggi che “abitano” la brulla landa della malapolitica modicana.

Metteremo in vendita il gioco dei "Fratelli ra quartaredda” nel quale immortaleremo tutti i personaggi ed i luoghi politici che l’antipolitica modicana ha evidenziato in questi ultimi anni: Don Calogero modicano, l’Innominato, l’Inquisito, lo speculatore, il voltagabbana, “a cuoppula”, la confraternita “Fratelli ra quartaredda”, la “Confraternita del crocefisso rosso” il Sindaco, il fascista, il proletarspeculator, il mistico di Padre Pio, la sagrestia progressista, Terzo Occhio, il Consigliere telecomandato, u carduni alliccchittiatu, ecc. In esso percorrendo lo schema del gioco dell’Oca dovrà apparire chiara la vera attività parapolitica o paramafiosa che si cela dietro le dichiarazioni, l’attività consiliare ed il governo della città.

Ripeteremo l’accusa di voltagabbana e di delinquente politico, con la stessa ossessionante monotonia con cui gli interessati cercheranno di vendere, onestà intellettuale, immagine di coerenza o di innocenze smentite da aule giudiziarie della Repubblica Italiana.

Vogliamo trasformare il voltagabbana, u carduni alliccchittiatu, lo speculatore, il don Calogero modicano,  in icone capaci di inserirsi nella leggenda modicana  alla pari di “Giuggi balla a balla”, “Peppi tigna sicca” e “Pietru cco frischiettu”.

Un’azione non violenta che consenta di dare “a ciascuno il suo”. .(Terzo Occhio in Dialogo aprile 2010)

 

 

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E’ peggio un “Sindaco peggiore” oppure un “Sindaco insignificante”?

 

“Il Tiranno Moderno è malvagio per la sua elusività.

È più ignoto di colui che schiavizza.

Non è meno  prepotente dei tiranni del passato.

È solo più vile.

G.K. Chesterton.

 

Nell’era democristiana, (1946 1984) i sindaci a Modica si alternano alla guida dell’Amministrazione senza assumere un’aggettivazione particolare.

Poi, nel 1985 il governo della città per 15 anni viene assunto dai social comunisti, con brevi periodi di governo pentapartito: è il periodo in cui inizia a prendere  forma il più grande disastro socioeconomico della nostra città.

La novità della sinistra non sono solo le spese folli di un’amministrazione allegra, spregiudicata ed irresponsabile ma anche la sciccheria della sciarpa rossa al collo del sindaco, le tecniche di marketing con musichette particolari, manifesti a tappeto e carnevalate in tutta la città.

Il marketing politico anticipa anche la novità del personalismo cosicché si conia “Il Sindaco di tutta la città”, il “Sindaco alternativo”, il “Sindaco bello”; una bellezza che si sarebbe espressa in incontri con Gheddafi ed aule giudiziarie,“irriverenti”, che si sono permesse di emettere sentenze di condanna.

Tangentopoli segna la fine di un tipo di delinquenza politica e l’inizio di un’altra. Arriva così la seconda repubblica che ci regala un sindaco già comunista e poi il “Sindaco peggiore”, Piero Torchi Lucifora, che grazie al suo partito, che passerà nella storia di Modica come il partito con il più alto numero di indagati e condannati, riesce, in maniera magistrale, a crearsi una  rigeneratrice “Pappa reale” miscelando, potere economico rampante, efficientissimo clientelismo di stampo democristiano, trasformazione della struttura amministrativa del Municipio da strumento di servizi ai cittadini in macchina elettorale, scenari immaginifici, faraoniche panzane e quel po’ di proletarismo, buona maschera di dedizione al popolo umile e lavoratore da turlupinare.

Poi furbescamente, e spregiudicatamente, ad un anno di una forte rielezione a Sindaco, il ribattezzato “Piero Forza Niesci Fora”, tradisce i suoi elettori ed abbandona la città. Ben sapendo che il disastro economico generato e svezzato dai social comunisti e da lui decisamente aggravato, lo avrebbe cacciato a pedate nel c…., a furor di popolo si candita alle regionali. In questa avventura il “Peggiore” perde “pilu e puorcu” ed i i modicani solo il “….”.

Viene trombato alla grande, ma ci lascia Antonello Buscema, la persona per bene. Il cuore dei modicani si apre alla speranza. Il nuovo Sindaco arriva umile e senza pompa alle manifestazioni. Risponde a critiche e quesiti che gli pongono gli articoli della stampa locale, risponde al telefono di chi ha bisogno di parlare con lui. Accetta la proposta del DIALOGO di un appuntamento bimestrale con la stampa locale. Ma tutto dura poco: tutto questo si attenua fino a scomparire. In 18 mesi organizza solo quattro conferenze bimestrali con la stampa locale trasformandole in passerelle autoreferenziali, non risponde alle critiche che gli vengono mosse dalla stampa, non risponde alle telefonate, incapace di delegare non dispone del suo tempo assorbito dal contingente e senza possibilità di progettazione e programmazione.

Mantiene la delega alla cultura e nomina esperti a titolo gratuito che sono tanto presi dalla gratuità delle loro prestazioni che si dimenticano che qualcosa avrebbero dovuto pur proporla.

La stessa intellighenzia di sinistra che rimproverava il ritardo delle relazioni semestrali del Sindaco Torchi, ora non ha nulla da dire all’amico Antonello Buscema che l’ha resa “Relazione diciottomestrale”.

Leggendo questa relazione, chissà perché, ci è venuta alla mente un libretto redatto del Ministero dei lavori pubblici nel periodo fascista nel quale sono elencate “Le opere pubbliche” del regime in terra iblea. Non richiamiamo il fatto per dire che quest’ultimo elenco è, in termini qualitativi, decisamente migliore di quello di Antonello Buscema; segnaliamo questo parallelismo solo perché ci sembra evidente che ora come allora l’urbanistica è concepita in termini “dittatoriali” ovvero come scelta dall’alto. La cosa, in verità, non ci meraviglia non trovando molta differenza tra la saccenza e la presunzione della intellighenzia della ”Confraternita del Crocefisso rosso” e quella che potremmo definire  della “Confraternita del diavolo nero”. Esiste solo una differenza che mentre quest’ultima non faceva concessioni all’ipocrisia, dando per scontato che il “Duce ha sempre ragione”, quella della “Confraternita rossa modicana” ci prende per i fondelli con i termini di democrazia e coinvolgimento; parlandoci a parole di “Urbanistica partecipata” ma realizzando, nei fatti, il principio di accontentare interessi di categorie (per esempio i commercianti proprietari del centro storico) e la altrimenti impossibile esibizione di competenza urbanistica di professionisti e tecnici “prestati” alla malapolitica.

Questo nostre riflessioni ci disegnano uno scenario anarchico, infatti, ci rimangono solo delle sensazioni che fanno percepire la verità senza però poterla agguantare.

Intravediamo in mezzo al caos, che si ribella a schemi logici, una “ragione” circondata da incoercibili, settari e non percepibili interessi intrinsecamente bestiali, economici … di sopravvivenza.

Alla fine ci appare come vera solo l’idea di essere governati da un Sindaco insignificante ma quello che è più grave è che esso ci sembra peggio del “Sindaco peggiore”.   (Terzo Occhio in Dialogo maggio 2010)

 

 

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Terzo Occhio giugno 2010                                                                4653

Sindaco: non bisogna avere paura del futuro!

Modicani: amen.

 

Sotto l’enorme ombrellone che un antico albero di carrubo forma nella nostra campagna in contrada Turri Ciaula, dopo una gradevolissima ed improvvisata schiticciata a base di focacce, arancini ed olive di salamoia arrostite nella cenere caldissima di una brace quasi spenta, che prima aveva arrostito costolette di maiale, era giunto il momento delle chiacchiere.

Erano venuti a trovarmi alcuni appartenenti al gruppo Terzo Occhio; si, quelle fantomatiche “ombre” che hanno firmato vari pezzi nei 26 fogli di battaglia pubblicati.

Eravamo tutti li: un manipolo di pericolosissimi presuntuosi e qualunquisti, animatori periferici di “grillate” e teorizzatori di quella politica antagonista che dopo aver parlato e scritto di delinquenti politici, di voltagabbana, di mediocrità culturale e politica, di carrozzoni universitari e di cultura e salsiccia, di “Confraternita del Crocefisso rosso” e “Confraternita re fratelli ra quartaredda” ha fissato i limiti della possibile elaborazione politico-culturale in Modica in quel “Coraggio Modicani, domani sarà peggio” che ha dato il titolo all’ultimo numero pubblicato, solo in forma digitale nello scorso mese di marzo del foglio di battaglia “Terzo Occhio”.

Un “Coraggio Modicani, domani sarà peggio” che dai dati più recenti più che un limite alla dialettica politica sembra la indicazione di un irreversibile destino della Comunità modicana.

E’ un segno di questo destino la remissione della querela da parte di Rosa e Militello contro la giornalista Bonino che dimostra la fondatezza di quanto scrisse, a suo tempo, uno dei nostri, quando affermò che la querela è “La lotta politica condotta con altri mezzi”. Infatti, le  scuse espresse dalla Bonino, che hanno motivato la remissione della querela, non aggiungono una sola virgola a quanto già abbondantemente la querelata aveva scritto a chiarimento in interviste ed articoli. E’, quindi, legittimo pensare che si cercavano le scuse formali davanti al giudice per utilizzare l’aula di giustizia come cassa di risonanza. Purtroppo, non essendoci stata una pronuncia del giudice non possiamo neanche aggiornare il dizionario dei sinonimi e dei contrari per sapere se quando un onorevole “acquista” significa “convincere politicamente”, “portare dalla propria parte” oppure qualcosa di disdicevole.

La remissione della querela produce anche un effetto collaterale: il querelante è una persona  buona che aveva ragione ed ha salvato il querelato da una sonora condanna.

E’ vero anche che nell’immaginario collettivo non si va per il sottile, rimangono solo sensazioni complessive, cosicché l’esito positivo dell’aspetto penale (Diffamazione a mezzo stampa) trascina anche l’aspetto politico assegnando al querelante buono un’assoluzione sulla sua attività politica caratterizzata dal voltagabbanare e sulla mancanza di quella qualità politica che si chiama coerenza la cui assenza ha caratterizzato la mala-politica modicana ed, in ogni epoca, i tempi di decadenza.

E’ in questo quadro che si devono inquadrare le discussioni alimentate in blog ed in articoli sulla stampa locale che hanno cercato di creare un clima in cui uno sfrenato politicante attivismo di sbriga-faccende può far dimenticare che la politica è altro.

Domani sarà peggio, dicevamo. E ti accorgi che è già domani anche quando si argomenta sulla creazione di una isola pedonale come quella del Corso Umberto in cui il Sindaco, che non trova mai il tempo per dare risposta a quanto da questa testata gli viene chiesto anche formalmente da giornalisti e semplici cittadini, fosse anche per mandarci a quel paese, licenzia una sua lunga missiva, che inizia con un Non bisogna avere paura del futuro” che, detto da lui, chissà perché ci evoca nello stile l’esortazione di Giovanni Paolo II “Apri il cuore alla speranza…”, ma continua scrivendo che “Non è vero che la decisione (di chiudere il traffico la domenica mattina ndr)  sia stata presa senza ascoltare nessuno; se è vero infatti che non ci sono state consultazioni ufficiali,(sic) l’Amministrazione comunale tuttavia aveva sondato l’autorevole parere di molti (sic?) avendone spesso riscontri positivi....”; in pratica come Mussolini che non praticava una politica urbanistica partecipata ma vivaddio non si definiva democratico, ne doveva sottostare ad uno Statuto che prevede tutta una serie di consulte e di istituti di democrazia diretta: oppure lo Statuto del Comune di Modica era necessario solo fino a quando non arrivava al potere la sapienza della confraternita del Crocefisso rosso?

Di questo e di altro abbiamo parlato con tristezza fino a quando qualche bicchiere di vino in più ci ha convinto che forse al peggio c’è rimedio: basta sostituire il Sindaco con bottiglie di buon vino nero con le quali “innaffiare” le giornate sin dal primo mattino.

 

 

 

Bocca di Rosa racconta: Torchi ritorna e il bel tempo rimena?

(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2010

 

Questa è la terza missiva pervenutaci dalla nostra amica infiltrata nella confraternita dei "Fratelli ra quartaredda" che ha scelto di farsi chiamare “Bocca di Rosa”, nome in codice mutuato dalla canzone di Fabrizio De Andrè.

«Carissimo dottore,

sono tornata a Modica nel mese di agosto dopo aver trascorso dieci giorni come escort con un pezzo grosso di Forza Italia, per fortuna un maschio passabile, nelle montagne del Pollino in Calabria. Prima eravamo stati per quindici giorni alle Maldive.

Come può intuire, aiutandomi anche con una guepière di pizzo luxurious export  della linea “sport escort” della Marini, sono stata promossa al quarto livello dell’organizzazione che governa Modica. Sono molto contenta di me, ed anche il mio “concupito” pro tempore, ragioniere, mostra evidenti segni di soddisfazione.

Ho dovuto interrompere la vacanza sul Pollino perché raggiunta dalla convocazione della riunione della Camera di quarto livello della Confraternita. Era la prima di quel livello alla quale avrei partecipato. Si annunciava interessante per i temi e mi sembrava anche una buona occasione perché, seppure passabile, il ragioniere cominciava a stufarmi, anche per la sua nuova mania di concionare dai predellini.

Quando mi presentai nella sala di riunione, venni accolta dai presenti con sorrisi ed ammiccamenti vari. Il ragioniere, seduto al tavolo di presidenza mi espresse le sue congratulazioni per la promozione con ostentato stupore e fece finta di niente, ma mi spogliò con lo sguardo, ed io… mi sentii in guepière.

Alle 22,00 esatte del 10 settembre si presentò l’Innominato che venne accolto dall’assemblea con un’ovazione generale. Non sembrava di buon umore. Con perentorio gesto della mano ottenne il silenzio e con voce tra il greve e l’iracondo disse:

Dal 24 al 30 agosto  si sono susseguite sulla stampa alcune dichiarazioni di Piero Torchi Lucifora cui è seguita: una replica stizzita del PD, una dichiarazione dell’on.  (sic!) Drago ed una controreplica beffarda e risentita di Torchi, aventi tutte per argomento la situazione debitoria e finanziaria del nostro Comune.

Ebbene, poiché ho saputo che molti militanti della nostra Confraternita si sono allarmati per il tono fortemente litigioso delle dichiarazioni, con questa riunione di quarto livello voglio tranquillizzare tutti. Ciascuno di voi spieghi ai tre confratelli dipendenti, dai quali possono e devono pretendere assoluta e democratica obbedienza, che la situazione politica a Modica è sotto il mio, scusate, il nostro controllo.

Tutte le dichiarazioni e le controdichiarazioni fatte sono in perfetta armonia con il nostro progetto e fanno parte dello stesso copione. Esse sono state persino scritte dalla stessa persona. Quindi, fra noi esiste il massimo accordo. Ne è prova il fatto che Torchi, Drago, ed i massimi dirigenti del Partito democratico e del Movimento dei forzisti di complemento “Idea di centro”,  sono qui seduti al mio fianco.

(A questo punto la platea esplose in un lungo applauso oceanico corale di sollievo) Dite pure loro che anche le osservazioni al bilancio, i rimpasti che abbiamo fatto e che faremo, le minacce di dimissioni e le dimissioni stesse, qualora dovessimo decidere di ricorrevi, degli “amici, camerati, compagni, sagristi e voltagabbana di tutte le provenienze e direzioni” dell’MpA sono strategicamente pianificate: nulla è lasciato al caso.

Cari “ amici, camerati, compagni, sagristi e voltagabbana di tutte le provenienze e direzioni”, il problema è che, mentre tutti i confratelli appartenenti ai cinque livelli, 243 persone, possono conoscere le grandi strategie della Confraternita “Fratelli ra quartaredda", tutti gli altri modicani, compresi i nostri elettori di sempre, devono percepire con forza che stanno vivendo una democrazia vera. Diviene pertanto necessario che il nostro Antonello Buscema venga criticato ora dall’on. Minardo ora dall’on. Drago. E’ quindi anche logico che i vertici del Pd reagiscano: non devono forse far finta di essere gli eredi delle tanto amate armate proletarie?

Noi abbiamo fatto eleggere Torchi e poi Antonello Buscema. Ora è tempo di cominciare a pensare cosa fare per le prossime elezioni: è il caso che la nostra Confraternita faccia eleggere un sindaco di centro-destra, oppure è il caso di riconfermare Antonello Buscema? E’ vero che tutti i voti dei modicani, comunque espressi, sia che vinca la sinistra sia che vinca la destra, vengono da noi utilizzati. E’ vero che tutti i potenziali eletti appartengono a questa, diciamo, “famiglia”, ma è anche vero che dobbiamo salvare le forme.

Per il momento è tutto. Per vostra maggiore tranquillità voglio far notare a chi non lo avesse ancora notato che è presente anche il caritatevole Priore superiore della “Confraternita del crocefisso rosso” il quale ha accettato di partecipare ai lavori della camera di secondo livello della nostra Confraternita.

Sono dovuta tornare sul monte Pollino assieme al ragioniere pur passabile, essendo sfumate altre intraviste migliori opportunità. Approfitto del fatto che dorma, dopo ha sempre sonno, per scriverLe. Intanto riceva i più cari saluti da,

(firmato) Bocca di Rosa».

(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2010)

 

 

 

 

La sede del Pid: Ucciardone o Piano del Gesù?

(Terzo Occhio in Dialogo novembre 2010)

 

 

La costituzione del Pid  (Popolari per l'Italia domani) costola nobile dell’UDC ha provocato, su un blog di www.radiortm.it, una serie di botte e risposte tra convenuti che, tranne pochissimi, evidenziano il loro essere uddiccini, e piddini.

Per noi che cerchiamo tutti gli elementi per analisi disincantate queste sono occasioni uniche perché dalle reciproche accuse che gli uddiccini si scambiano, rese ancora più genuine dall’uso di nomignoli che celano la identità, è possibile ricavarne da un punto di vista  antropologico il modo di essere culturale e politico degli appartenenti a quel partito che i pubblici ministeri hanno scelto come interlocutori privilegiati.

Nel nostro caso è sufficiente virgolettare le frasi scritte da Lavima, Drago,  ma principalmente quelle di Paolo Nigro, (il draghetto) [che pare voglia proporsi come l’ideologo del Pid modicano], per ricostruire, come in un puzzle, la identità di quella che nello stesso blog un mio amico ha definito “La confraternita del Drago” forse perché ha visto il successo delle altre due confraternite che esistono a Modica.

E’ sufficiente “sostare” sulle dichiarazioni dei dirigenti di tale partito per sapere. A volte da tali dichiarazioni non si possono trarre notizie certe ma è invece sempre possibile cogliere il clima e, quindi, una cultura.

Infatti, non potremo mai sapere se furono più i pellegrinaggi presso la segreteria di Drago o in quella del dott. Zacco per le elezioni regionale del 2006 ma rimane il fatto che di pellegrinaggi si trattò, ovvero di invocazione di grazia e di favori, non di politica e meno che mai di democrazia: è un rapporto tra reggi moccolo e santini.

Ancora più difficile è assodare se il segretario dell’UDC deve a Drago il suo realizzarsi professionalmente oppure dobbiamo credere a quel “io faccio il primario perché ho vinto due concorsi per Modica e per Scicli … e …in ambedue sono stato dichiarato… professionalmente il migliore ed il più idoneo.  E’ certo, però, che quest’ultimo, accusato di carriera professionale per meriti politici, aggiungendo,” se avessi avuto o voluto un aiuto, mio caro disinformato, sarei primario a Modica non credi?” lascia capire che il concorso è un optional e che è sempre possibile il pellegrinaggio presso la segreteria di un onorevole per diventare primario in un ospedale.

Gli amici dell’UDC nelle campagne elettorali ci parlano di democrazia, di competenza, di merito; nel blog ci dicono che è Drago che ha fatto eleggere onorevole il sig. Ragusa, non il popolo della nostra provincia.

Questi scenari vengono completati da altri interventi che parlano di ingratitudine nei confronti dell’onorevole, di lecchini e sciacalli, di ex affiliati che occupano posti pubblici rilevanti grazie a Drago”; si scrive che “si ride e si piange insieme” e che non occorre sputare nel piatto in cui si mangiato.

Tutto questo materializza la tavolata ed i commensali. Qualcuno andando oltre la politica, nel mondo dei sentimenti, ricorda che in tante famiglie modicane la sera quando i padri baciano i loro figli dovrebbero rivolgere un devoto: grazie Drago, mentre, aggiungiamo noi, la mamma aggiunge amen.

Occorre dare merito a Peppe Drago, esperto in materia avendo  percorso tutti i sentieri del voltagabbanismo più spregiudicato, di avere introdotto, suppongo per gli studiosi di tale “pensiero”, un nuovo modo di essere voltagabbana: voltagabbanare pur stando fermi, senza cambiare partito; questa è l’accusa che ha rivolto all’on. Ragusa per non essere transitato con lui nel nuovo partito il Pid.

Questo è l’esito dell’analisi di quanto scritto nel blog. Per completezza aggiungiamo che il Pid è nato sotto i migliori auspici, infatti a pochi giorni dalla sua costituzione già un suo autorevole onorevole ed ex sindaco è stato arrestato per “associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine”: buon sangue (di provenienza uddiccina) non mente. In verità visti gli attori rimane un solo dubbio: la sede del Pid. Allo stato attuale si pensa all’Ucciardone di Palermo, ma si vuole aspettare l’esito del processo dei “Modica Bene”, perché la nostra casa circondariale di Piano del Gesù potrebbe essere una sede ancora più comoda.

 

 

 

 

“Modica bene”: seconda puntata.

(Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2010)

 

 

Condanna per peculato ed altra per falso ideologico nell’esercizio della funzione di Assessore; minaccia di querele tra deputati; querele contro giornalisti con discutibili remissioni di querela; accuse di gestione di società di comodo; gestione clientelare delle autostrade siciliane; associazione per delinquere ai fini di truffa aggravata in danno dello Stato; indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato ed estorsione.

Questa è la fedina penale a carico della classe politica modicana nell’ultimo decennio.

Quest’anno abbiamo acquisito la madre di tutti i pregiudizi penali: “Procedimento per riciclaggio di denaro e concussione” meglio conosciuto come “Modica bene” ed infine come addobbo finale dell’albero di Natale della malapolitica hanno provveduto Torchi, Carmelo Drago, il segretario comunale e 14 dirigenti pro-tempore che sono stati oggetto di una denuncia per abuso d’ufficio avendo, in occasione della tornata elettorale del 13/14 aprile 2008, operato il conferimento arbitrario di incarichi con mansioni superiori a personale dipendente del comune di Modica.

Questo è il contenuto della denuncia riportato dalla stampa, la Magistratura verificherà se essa è una verità giudiziaria o meno.

La verità giudiziaria, non esistendo la verità assoluta, è delle “verità” possibili, certamente quella che più delle altre provoca effetti: multe, interdizione dai pubblici uffici, obblighi particolari e galera.

Potendo provocare simili gravi effetti appare giusto che essa si basi sulla certezza assoluta delle prove o almeno di quelle che con ragionevole probabilità possono considerarsi tali.

Quando non si perviene ad una verità giudiziaria non è detto che non si possa formulare una verità politica; essa a volte ha la stessa qualità della verità di quella giudiziaria differendo da quest’ultima solo perché si basa su indizi, corrispondenze, rapporti di causa ad effetto tra comportamenti e risultati oggettivi o quando pur essendo nota la banda non è possibile individuare le responsabilità personali le sole capaci di dare sostanza ad una sentenza di condanna penale e fare scattare le manette.

Noi non sappiamo come andrà a finire, in termini giudiziari, il “Modica bene” ed il procedimento dei “dirigenti pro-elezioni personali”.

Confessiamo pure che l’esito ci lascia indifferente.

Dai documenti giudiziari di questi ultimi due procedimenti si ricostruisce con estrema chiarezza la struttura dell’associazione a delinquere ipotizzata, i ruoli di ognuno: il capo, l’organizzatore, il ripuliture di denaro, i tenutari di conti correnti per il transito di denaro, i dirigenti temporanei “beneficiati”.

Qual è l’errore che non occorre fare per valutare il tutto?

Il fare riferimento alla necessità che intervenga una sentenza passata in giudicato per trarre le conclusioni; né farsi fuorviare dall’assunto “che nessuno può essere considerato colpevole fino a quando non interviene una sentenza passata in giudicato”.  Esse sono sante parole che attengono però alla verità giudiziaria non a quella politica.

Infatti, occorreva la sentenza definitiva per peculato per avere contezza dell’onestà del politico? Bisognava acquisire una sentenza di condanna per falso ideologico per conoscere come il politicante ostenta il potere quando espleta il ruolo di Assessore?

Analogamente occorre aspettare la sentenza di “Modica bene” per sapere tutte le procedure che il comune, non adesso ma da sempre, adotta per ottemperare alla sua funzione di potentissima macchina elettorale anziché strumento di servizio al cittadino. Cambia molto se si dovesse appurare con sentenza passata in giudicato che oltre al risultato elettorale, che serve per consolidare il potere, tutti gli affiliati dell’associazione ci guadagnavano qualche euro?

E’ da decenni che si celebrano inutilmente processi per le tante stragi degli anni di piombo, non un solo condannato: ma vi è qualcuno in Italia che leggendo gli atti dei processi non sia convinto che furono “Stragi di stato”?

Ma a Modica esiste qualcuno che osservando la catastrofica situazione economica ed organizzativa del comune non sappia trarre il giusto collegamento di causa ad effetto con le ipotesi giudiziarie in itinere a livello di verità politica?

E se non interverrà il conforto di una verità giudiziaria cambiano le cose?

 

 

 

Terzo occhio

 

 

 

2011

 

La politica è una cosa che si mangia!

(Terzo Occhio in Dialogo gennaio 2011)

 

Abbiamo riletto “Cultura e salsiccia”, un piccolo libello pubblicato pochi anni fa per le “Edizioni Terzo Occhio” e prelevabile dal sito www.terzoocchio.biz nella sua edizione digitale.

In esso abbiamo trovato le motivazioni del perché tutti i post, nei blog locali più attivi, che fanno riferimento ad avvenimenti storico-culturali, presentano pochissimi ed insignificanti commenti.

I blog più commentati sono quelli politici dove quasi sempre le varie tifoserie partitiche si affrontano in una rissa dialettica inconcludente nella quale, i vari attori, coperti da bizzarri, ridicoli ma a volte spiritosi nomignoli di battaglia, quando non utilizzano imbecilli monosillabi  e sconclusionate osservazioni, perdono di vista il perché di ogni ragionamento. Non esiste una tesi, una ipotesi, una proposta. Quasi sempre essi sono fuori tema e senza senso: impossibile trarre un qualche insegnamento. In essi si ripetono più o meno i linguaggi, le presunzioni e l’inutilità dei ragionamenti che confusamente si accavallano nelle rumorose discussioni da “Grande Fratello”.

In essi si assume la consapevolezza di quanto sia vero ciò che sostengono alcuni che dopo il Primo Stato (clero), il Secondo (l'aristocrazia), il Terzo (la borghesia) ed il Quarto (il proletariato) sta emergendo il quinto Stato che molti definiscono quello dei "mendicanti, dei banditi e dei dementi".

E’ sufficiente inserire in un blog la sacrosanta verità che per Nino Minardo il pubblico ministero di Messina, Santo Melidona, ha  chiesto il rinvio a giudizio per avere da presidente del Consorzio Autostrade siciliane, firmata una delibera in violazione di una sentenza del Tar del 2006 perché si scateni il putiferio.

Le tifoserie, come un formicaio raggiunto da una pietra generano un agitatissimo caos ed uno scontro senza quartiere e senza pudore in cui il più puro servilismo si sposa con la più crassa ignoranza muovendosi concettualmente tra posizioni che fanno del Nino Minardo il più grande statista di tutti i tempi ed altre che lo posizionano nella mediocrità politica più assoluta.

Le truppe si schierano: iscritti, simpatizzanti, amici, ex compagni ed ex camerati, dei partiti, che pascolano nei corridoi  di Palazzo San Domenico, scendono in campo; se appartengono alla stessa confraternita, si scambiano la vicendevole accusa “Tu sputi  nel piatto in cui mangi. Se anziché rimproverare si vuole intimare, la frase diviene: “Non sputare nel piatto in cui mangi!”.

Frase significativa perché è la più capace di altre nel determinare la qualità della nostra politica, tanto che se noi fossimo professori universitari assegneremmo ad un nostro laureando in Scienze politiche la tesi di Laurea dal titolo: “Tu sputi nel piatto in cui mangi: il laureando, rifletta sul significato di tale frase in politica individuando tutti i suoi possibili significati e del come essa si relazioni con il “rimpasto” termine che indica il provvedimento per risolvere le crisi di governo locale

Ecco, noi siamo certi che se tale tesi fosse stata assegnata nella inimitabile, e purtroppo estinta, “Facoltà di scienze del governo e dell'amministrazione” di Modica, che tanto bene ha portato, sta portando e porterà al bilancio economico del nostro Municipio, ma principalmente al decisivo salto di qualità della cultura modicana, il relatore avrebbe condiviso la conclusione della ricerca: La politica è una cosa che si mangia!

 

 

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo febraio 2011)

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo marzo 2011)

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo aprile 2011)

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo maggio 2011)

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo giugno 2011)

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo ottobre 2011)

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo novembre 2011)

 

 

(Terzo Occhio in Dialogo dicembre 2011)